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Avrà ragione Zakk Wylde? Cosa sono i Black Sabbath con Dio?

dio_iommiPoche ore fa l’ex cavalier servente di Ozzy ha dichiarato che i Sabbath con Dio alla voce non sono i Sabbath. In realtà questo è un dilemma che divide da anni i fan della band. Leggi il resto di questa voce

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MORBID ANGEL: Sandoval ed il suo amore per Gesù!

gesuNon sono in pochi che lungo la via del metallo, se non prima di imboccarla, si dichiarano apertamente cristiani, indipendentemente dalla confessione cui appartengono o si legano. Tra i più famosi ricordiamo Tony Iommi, Tom Araya, James Hetfield, Dave Mustaine, Nicko McBrain e lo scomparso Pete Steele (T.O.N.). Leggi il resto di questa voce

Meglio Paul Chain solista o i Death SS? Il dilemma dell’orrore…

PaulChain_DeathSSE’ uscito poco tempo fa l’ultimo disco dei Death SS, non ricordo neanche bene il titolo, ‘na cosa come “Resurrection” se non sbaglio, ed in giro ho letto svariate recensioni, come sempre tutte stupende. Precisando che del disco ho sentito giusto il singolo sul tubo, canzone bellina, molto gotica, ma niente di trascendentale, ‘na cosa da anzian-fan me la sono chiesta: o so io che so scemo del tutto, o veramente la band fiorentina so quasi 40 anni che incide capolavori assoluti ma non se ne accorge nessuno fuori da confini nazionali, sarà… E’ mai possibile che ‘sta band non ha sbagliato un colpo? Non scherziamo… Leggi il resto di questa voce

ORANGE GOBLIN – The 02 Academy, Islington (London), 15.02.2013

C’è una realtà inconfutabile: gli Orange Goblin rompono il culo ai ciclopi!
Ammetto che non sono uno dei miei gruppi preferiti in assoluto sebbene li abbia visti innumerevoli volte, mi piaccia la loro musica e abbia tutti i loro dischi, ma credo sia una band che dal vivo si fa apprezzare maggiormente. Si gusta meglio… per così dire. Vuoi per il sound compatto di basso, chitarra e batteria e l’energia che buttano copiosa sulle masse senza esclusione di colpi, vuoi per il personaggio Ben Ward, il frontman dalla voce bruta e abrasiva carburata ad alcol e canne, il gigante buono, il gaiser umano (vi è mai capitato di vederlo sbuffare birra come un cetaceo felice in crociera nel Mar dei Sargassi?).
Un vero trascinatore di folle adoranti, uno che sa come prendere il pubblico aizzandolo al movimento selvaggio fino all’ultima goccia di sudore e rendendolo partecipe quando non addirittura protagonista dello show!
Quel suo sguardo da pazzo scatenato quando nelle parti strumentali punta l’indice sugli astanti mentre il suo labiale dice “Lets go fuckin’ crazy!!!!” Leggi il resto di questa voce

BLACK SABBATH: se il nuovo album fosse una fogna a cielo aperto?

Black SabbathDei Black Sabbath qui a Brutal Crush ne abbiamo parlato in tutte le salse, da Aldo fino Franz Benvenuti, l’ultimo arrivato in ordine temporale, escluso me sono tutti in fibrillazione per il nuovo disco dei 4 di Birmingham. Leggi il resto di questa voce

Un’iniziativa da sostenere ed un disco da ascoltare: RED LAMB – “Red Lamb” (MIG Music)

Mi ero ripromesso di non scrivere un’enciclica su questo disco e spero di mantenere fede a quanto mi sono detto, però è anche giusto chiarire qualche punto prima di dedicarsi al contenuto più strettamente musicale. Mi ha stranito rivedere e riascoltare dopo anni di assenza il talentuoso Dan Spitz, l’uomo che ha fatto grandi gli Anthrax fino a “Sound Of White Noise” e senza il quale ancora oggi Benante ed Ian mancano di qualcosa. L’ex belloccio di New York è cambiato, look hip hop, pizzo ed una stempiatura marcata, ma non importa, questi sono dettagli, lui è Dan, un culto per chi ha amato il thrash metal, ancora più culto se lo mettiamo accanto a Dave Mustaine come in questo caso. Leggi il resto di questa voce

Steve Harris? Prima di incidere “British Lion” avrebbe dovuto ascoltare i consigli di Tony Iommi

Molti di voi non lo possono sapere, anche se lo intuiranno sicuramente, la cosa bella nel collaborare con Aldo su Brutal Crush è che non ti mette mai paletti e, se dissenti da un suo parere, non si impettisce, al contrario ti ascolta con attenzione. Se poi fa come Homer quando il suo cervello tela, non lo so, ma all’apparenza non sembrerebbe. Certo è che quando l’altro giorno gli ho detto “sai Aldo, a me ‘sto disco di Harris mica m’ha fatto morì, sarà hard rock come te pare a te, ma che cazzo, è roba da ragazzini“, mi ha ascoltato. Leggi il resto di questa voce

I 10 migliori chitarristi metal secondo Gibson.com

Chi ha memoria ricorderà come neanche troppo tempo fa avemmo a che dire con la classifica dei 10 migliori bassisti metal/hard rock stilata da Gibson.com, non a caso parlammo di ‘classifica fatta con il culo’. Certo è che dopo quello scempio i ragazzi della Gibson devono avere ritrovato il senno, così hanno deciso di mettere giù qualcosa di degno del marchio che rappresentano. Leggi il resto di questa voce

Doom or be doomed: oggi il becchino consiglia Candlemass, Ahab, CieloDrive & Nachtblut!

Ok, parliamo sempre con un certo piacere del doom qui a Brutal Crush, non è un mistero la nostra devozione verso tutto ciò che anche solo lontanamente puzza di Tony Iommi e Black Sabbath, figuratevi che per principio apprezziamo anche “Scream” di Ozzy Osbourne che, siamo sinceri, in fin dei conti è una mezza fetenzia se escludiamo 2-3 brani. Che ci volete fare, siamo tutti un po’ all in black da queste parti. Così questa volta parliamo di alcune uscite che faranno sicuramente la felicità di tutti coloro i quali tra voi amano passare i weekend nei cimiteri e non disdegnano un pic nic sulla tomba di qualche strega bruciata dal Torquemada. Leggi il resto di questa voce

CATHEDRAL – “A New Ice Age” (Rise Above)

Neanche troppo tempo fa abbiamo celebrato in fase di recensione il primo ed ultimo live album dei Cathedral, quel “Anniversary” che tanto ci ha dato da pensare. Tristemente, un po’ come per un malato terminale che sa quanto tempo gli resta da vivere su questa terra, i Cathedral si avvicinano alla pubblicazione del loro ultimo album, un’uscita su cui personalmente scommetto molto, non fosse altro perché si tratterà del primo full inciso dalla band per l’etichetta del mastermind Lee Dorrian, la Rise Above, ormai libero da ogni legame con le varie Earache e Nuclear Blast. “A New Ice Age” altro non è che un piccolo antipasto di 2 brani, una specie di invito ad indossare la fascia del lutto prima dell’ultimo addio. Come suonano i brani presenti? Se vi è piaciuto il lato più seventhies di “The Guessing Game” allora questo e.p. sarà per voi qualcosa di immancabile. Leggi il resto di questa voce

Ultim’ora: Tony Iommi colpito da un cancro

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Questa è una di quelle notizie che non avremmo mai voluto dare, non solo per la sua gravità intrinseca, ma anche e soprattutto perché per noi di Brutal Crush Iommi è più di un simbolo. Leggi il resto di questa voce

BLACK SABBATH: dopo 33 anni di nuovo insieme per un nuovo album!!!

Come più e più volte annunciato negli ultimi mesi, tra misteriosi rumors, dichiarazioni dette/non dette e mille piccole confessioni, ieri i Black Sabbath, nella line up storica (Iommi/Osbourne/Butler/Ward), hanno tenuto una conferenza stampa al Whiskey A Go Go di Hollywood ed hanno annunciato ufficialmente la loro reunion e la preparazione di un nuovo album! Quello che dalla bellezza di 33 anni sembrava ormai un sogno irrealizzabile, oggi si è finalmente tramutato in realtà! Leggi il resto di questa voce

BLACK SABBATH: Tony Iommi smentisce tutto!

A neanche 24 ore dalla notizia più importante degli ultimi 30 anni, Tony Iommi non perde tempo per diramare un comunicato in cui, testualmente, accusa il giornalista che lo ha intervistato di avere travisato le sue parole per fare uno scoop inesistente. Contestualmente ne ha approfittato per chiedere ufficialmente scusa dell’accaduto ai suoi ex compagni, scuse che a noi di Brutal Crush sono sembrate quantomeno inutili. Leggi il resto di questa voce

Ultim’ora: BLACK SABBATH!!!

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Era nell’aria, tutti lo sapevano e nessuno lo voleva dire, o almeno non lo volevano dire i diretti interessati. Come dargli torto? Dopo tante dichiarazioni e smentite era palese che una notizia del genere fosse accolta con scetticismo e timidezza da tutti, addetti ai lavori in primis. Bene, che ci crediate o no, é di stamattina la notizia che vuole i Black Sabbath insieme, nella formazione originale, pronti per un nuovo disco che uscirá nel 2012 ed un nuovo tour a seguire. Leggi il resto di questa voce

Esclusiva!!! JACULA: Esoterico trascendentale… Profondo blu…

Intervista raccolta da Aldo Luigi Mancusi

Ne abbiamo parlato tantissimo, lui è Antonio Bartoccetti e questi sono gli Jacula, l’anima nera, o per meglio dire l’anima esoterica della ricerca metafisico/spirituale del nostro magista. Poco tempo fa abbiamo avuto l’occasione di recensire il sublime “Pre Viam“, ultima fatica firmata Jacula, un album che riesce a trasportare l’anima fuori dal corpo fino all’inconscio ultraterreno, molto più di un semplice disco, una specie di porta magica verso l’occulto. Leggi il resto di questa voce

BLACK SABBATH: mentre Ozzy freme, Iommi frena!

Sono anni che si parla di questa benedetta reunion dei Black Sabbath, per un attimo la cosa è sembrata anche fattibile, poi il nulla. Attualmente la situazione sembra abbastanza intricata, ancora di più dopo lo stop degli Heaven And Hell a causa della scomparsa di Ronnie James Dio. In principal modo sembra che, a differenza di qualche anno fa, oggi sia proprio il Madman ha volere questa reunion, anche se non lo chiede in modo disperato. Qui di seguito vi riportiamo le recenti dichiarazioni del duo Iommi/Osbourne, a voi aprire le scommesse per il futuro. Durante una breve intervista condotta lo scorso Giovedi (23 giugno) in occasione del lancio di una nuova galleria d’arte che celebra la storia e l’importanza dell’heavy metal, il giornalista Brad Sanders del sito Quietus ha chiesto a  Tony Iommi se c’era ancora speranza per rivedere i Black Sabbath in formazione originale: “Dovrete aspettare e vedere” ha detto Iommi che poi ha aggiunto “Ho appena parlato con Ozzy questa mattina, ultimamente ci sentiamo almeno tre volte la settimana. In questo momento lui sta facendo il suo tour ed io, dopo avere finito di scrivere la mia autobiografia (Iron Man: La mia vita con i Black Sabbath e oltre), ho registrato alcune cose con Ian Gillan. Leggi il resto di questa voce

OZZY OSBOURNE – Da “Blizzard Of Oz” a “Scream” la storia del mito!

Copyright by Brutal CrushIl 2010, almeno a livello musicale, non ci ha regalato chissà che uscite, sempre escludendo le solite pochissime eccezioni. Al contrario, il 2010 ci ha donato non poche ciofeche e, non da ultimo, ci ha donato un’evitabile conferma ed un’evitabile delusione. La conferma è stata che gli Iron Maiden, a tutti gli effetti, sono arrivati al capolinea senza se e senza ma. La delusione è stata “Scream“, l’ultimo disco di Ozzy Osbourne, album che lasciava ben sperare con il singolo, ma che alla fine… Per raccontare la nostra storia dobbiamo peró fare un salto indietro nel tempo, un salto molto lontano, dobbiamo arrivare ad un giorno qualsiasi dell’estate del 1978, esattamente in un appartamento di Los Angeles dislocato non si sa bene dove. Lì, seduto su vecchio divano, c’é un ragazzo che ha probabilmente in mano una bottiglia di whiskey. Sta riascoltando per l’ennesima volta ed a tutto volume un disco, “Never Say Day” e, contemporaneamente, sta leggendo una lettera che gli è appena arrivata con la quale viene a sapere di essere stato licenziato dai Black Sabbath. Quel ragazzo è John Osbourne, detto Ozzy. Leggi il resto di questa voce

FURZE – “Reaper Subconscious Guide” (Agonia)

Poco tempo fa sono andato a vedere insieme al fedele Ciccio due concerti uno dietro l’altro. Il primo giorno siamo andati a vedere i Voivod che, come sempre, si sono dimostrati un act straordinario. Il secondo giorno, after 10 litres of beer, siamo andati a vedere i Cough, gli autori del meraviglioso “Ritual Abuse”, il disco che ha sostituito ipse dixit “Slunce v snovém kraji, rozplývání, echa…” del depressissimo Trist, un album che ne ha viste e fatte di tutti i colori, anzi no, solo di nero e grigio scuro. Vi accenno tutto questo, non solo per ricordarvi quanto il sottoscritto adori i Black Sabbath ed i loro derivati, ma anche per introdurvi nel mondo dei Furze, one man band norvegese che si diletta nel fondere il più freddo e classico black metal dei tempi andati con i ritmi, gli stilemi ed i riffs dei Black Sabbath dei primi due capolavori, una sorta di rivisitazione delle memorabili gesta di Tony Iommi. Il risultato? Leggi il resto di questa voce

BLACK SABBATH: tutti dobbiamo qualcosa a Tony Iommi, anche i Beatles ed i Pooh!

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In un periodo di fermento come questo, periodo in cui Ozzy non fa altro che parlare di reunion con i Sabs, Geezer che non si dice convinto, Ward che non vede l’ora e Iommi che tace, un pazzo é riuscito a ripescare una rarissima versione maledettamente doomy di “Electric Funeral”! Leggi il resto di questa voce

BLACK SABBATH – “Born Again” (Sanctuary)

Arriva finalmente una delle ristampe per certi versi più attese da ogni Sabbath maniac, stiamo parlando dello stradiscusso “Born Again”, a detta di molti il disco più controverso firmato da Tony Iommi & company. Era il 1983, Ronnie James Dio aveva lasciato la band. Il nome dei Black Sabbath stava vivendo contemporaneamente uno dei momenti più alti della sua carriera a livello commerciale, nonché la tragedia del non avere un cantante. Il caso volle che si fece avanti sua maestà Ian Gillan, la voce che ha reso immortale il nome dei Deep Purple, un’occasione che Iommi non si fece sfuggire. Il risultato fu “Born Again”, l’album più criticato e forse più copiato della storia dei nostri, vi basti pensare che addirittura Slash ha rubato il riff della favolosa “Zero The Hero” per la sua “Paradise City”, ho detto tutto. Comunque, cosa non piacque di questo masterpiece? In primo luogo il connubbio tra la voce di Gillan ed una produzione troppo gelida con tanto di synth a rendere il suono ancora più asettico. Secondo neo, un’innaturale cattiveria di fondo, non esagero. Leggi il resto di questa voce

Black Widow Records – Tra storie di orrore, folletti e magie, 14 dischi per non farvi dormire!!!

Il mio primo approccio con la Black Widow Records lo ebbi quando ero un pó più giovane ed approfondivo il mio amore per Paul Chain, i Death SS e tutto il metal di culto a tinte dark dei primi anni ottanta che, per motivi anagrafici, non avevo vissuto in prima persona. Ricordo le giornate con gli amici a parlare per ore di una marea di band minori ma per noi immarcescibili come potevano essere gli italiani Sabotage o gli Sword di “Metalized”, per non dire i Warlord che consideravamo una delle band più grandi di ogni tempo, o ancora le infinite discussioni su quanto i Fates Warning, a suo tempo lontanissimi dalle peripezie progressive di oggi, fossero la copia dei Maiden e via così. Giornate buttate dirà qualcuno, giornate fondamentali diranno altri, personalmente mi limito a definirle indimenticabili. Andiamo peró avanti. Ci fu un giorno che si presentó un amico in comitiva (per vedersi bisognava uscire di casa, non ‘esisteva’ internet, figuriamoci facebook, così come il cellulare non era di ‘uso comune’) con la copia di una nota rivista, rivista che si sfogliava tutti insieme in cerca dell’articolo figo o della curiosità. Gira pagina che ti gira pagina andiamo ad inciampare su una pubblicità di un negozio di dischi che vendeva rarità viniliche all’epoca introvabili, era la Black Widow Records che, riporto testualmente la pubblicità, era specializzata in hard rock, dark, progressive e doom! Essendo tutti dei maniaci del dark sound prendemmo subito contatto con il negozio e, a suon di 50.000 lire, scoprimmo un vero e proprio mondo ‘nero’ che affondava le sue radici dalla fine degli anni sessanta a tutti gli anni settanta, con “Sacrifice” dei Black Widow, cui è tributato il nome della label, a mó di simbolo delle più nere serie di sinfonie infernali. Leggi il resto di questa voce

Evil never dies: Pentagram – dai primi passi a “Last Rites”

Scrivere o fare riferimento al nome dei Pentagram è una dichiarazione di vero amore che si scrive Bobby Liebling e si pronuncia Black Sabbath. Se il genio di Tony Iommi ha partorito qualcosa di veramente imprescindibile, quello sono i Pentagram, la realtà che più di ogni altra ha personalizzato la sua devozione verso i quattro di Birmingham senza risultare la solita e sciatta fotocopia. Solo Cathedral, Saint Vitus, Electric Wizard e pochissimi altri sono riusciti nell’impresa. Hard blues, doom, sludge e stoner, quattro etichette che dicono solo un nome, lo urlano: Black Sabbath! I Pentagram, come dicevamo, sono i figli diretti del genio di Iommi, un genio a cui hanno rivolto ogni loro singola energia, ogni loro goccia di sudore, ogni loro intenzione. La loro storia, travagliata e piena di mistero, ne ha fatto un vero must per tutti gli amanti del proto-doom e del doom più cafoni, questo specialmente grazie alla figura controversa del leader, Bobby Liebling e grazie ad un suono sempre crudo, diretto e marcissimo. Non sono in pochi, specialmente all’estero, a considerare i Pentagram la prima forma di evoluzione del suono dei Black Sabbath verso i territori sludge e stoner, un’affermazione che condivido in parte poiché tutti sanno che lo stoner non è un genere, ma il riff di “Children Of The Grave” risuonato all’infinito. Tornando a noi, americani fino al midollo, i Pentagram sono nati nei primissimi anni settanta con il nome di Stone Bunny, indi quasi contemporanei dei Sabs. Curioso notare che adotteranno il nome attuale solo a pochi mesi dall’uscita del debutto. Inizialmete il loro suono era quasi un tributo alla scuola dei sixthies, specialmente per certi gusti negli arrangiamenti. Blue Cheer, Captain Beyond e Sir Lord Baltimore erano tra le loro maggiori influenze. In breve tempo l’ossessione di Bobby per l’occulto ed il suo amore spassionato per i primi due dischi dei Sabbath lo portarono a dipingere di nero pece il suono della sua creatura, una svolta che peró non volle prendere le distanze dalle influenze precedenti, anzi. Leggi il resto di questa voce

HEAVEN & HELL – “Neon Nights: 30 Years Of Heaven & Hell” (Eagle Records)

Non voglio stare qui a menarvela sulle solite verità che ho troppe volte ribadito in più sedi, non esiste riff al mondo che non abbia già suonato Tony Iommi. Purtroppo in questa occasione non dobbiamo tessere le lodi di Tony e dei suoi Sabs, bensì dobbiamo commentare il nuovo dvd commemorativo degli Heaven & Hell registrato in quel del Wacken, dvd che dobbiamo accogliere come un saluto a Ronnie James Padavona. A differenza del precedente live qui trovano spazio anche alcune chicche estratte dall’unico studio album della band, il favoloso ed oscuro “The Devil You Know”, oltre ad una certa mole di materiale extra, il che non è male. Di fatto peró, lo dico con la tristezza nel cuore, “Neon Nights” non ha molto senso e, ad un occhio malizioso, potrebbe sembrare un modo come un altro per sfidare con successo la crisi discografica internazionale sfruttando quattro nomi sacri della storia del rock, nonché la nostalgia per lo scomparso Ronnie. Lo sanno anche i sassi che i Black Sabbath con Dio cambiarono registro segnando una svolta verso la N.W.O.B.H.M. grazie a due album magistrali come “Heaven And Hell” e “Mob Rules”, per non dimenticare come riscrissero in modo magistrale le coordinate del più attuale doom metal con “Dehumanizer” o il recente “The Devil You Know” che ha invece esplorato i più profondi abissi infernali con quel suo incedere lento, oscuro ed asfissiante più incline ad un hard rock dalle forti tinte dark che al doom di cui Iommi è padre e padrone. La domanda peró è: i fans dei Black Sabbath volevano questo? In tutta sincerità credo di no, un no che nasce dalla realtà e non da preconcetto alcuno. Per quanto ho amato le peripezie di Iommi, Butler, Appice e Dio, le ho sempre considerate una parentesi, una parentesi bellissima e di grande importanza, ma la vera attesa era ed è per il ritorno dei veri Black Sabbath, quelli del debutto omonimo, di “Paranoid” e di “Sabotage” tanto per capirci. Proprio questa speranza, per beffa o coincidenza, oggi sembra sempre più concreta viste le ultime dichiarazioni di Ward ed il flop del nuovo album di Sir. Osbourne. Ed allora? Allora non esprimo giudizi che potrebbero sembrare non propriamente ‘gentili’ e lascio libertà di coscienza ai lettori per quanto riguarda questo capitolo conclusivo degli Heaven & Hell, capitolo che a titolo personale vi dico che faró mio anche in virtù della presenza di un bonus cd che riprende per intero quanto immortalato nel formato video, ma che non me la sento di consigliare a chi non è uno Iommi maniac. Leggi il resto di questa voce

OZZY OSBOURNE – “Scream” (Sony/Bmg)

Che fosse il sottoscritto a recensire il nuovo disco di Ozzy Osbourne era una cosa prevedibile e non era poco il fomento visto che “Let Me Hear You Scream” lasciava presagire un capolavoro senza precedenti, ma così non è stato. “Scream” è forse il disco più brutto di tutta la carriera di Sir Ozzy: stop. Se escludiamo lo stupendo singolo poco sopra citato, la funambolica “Fearless” e la meravigliosa “Diggin’ Me Down”, per me un già un classico,  il resto del disco non va come dovrebbe. Pur essendo passati diversi anni da quando andavano di moda roba come Marilyn Manson, Rob Zombie, non a caso troviamo Tommy Clufetos alla batteria, Sharon (vera mente dietro l’inerme John) sembra non essersene accorta propinandoci una pessima versione di quel fenomeno che fu, una sorta di Manson senza Reznor a parargli il culo. Forzatamente moderno, inutilmente pesante, “Scream” è il parto compositivo di quel discutibile chitarrista che risponde al nome di Gus G., proto-guitar herop che per assurdo da il meglio di sé quando non si mette a fare il modernista a tutti i costi ed invece fa il verso al buon Zakk. Dico, si possono affidare le sorti di un mito ad uno che ha suonato con merdacce tipo Firewind, Dream Evil e Nightrage? E’ Ozzy Osbourne, cazzo! Il povero Mr. Osbourne ci mette la voce, come sempre a suo modo, ma è come pretendere di godere del sapore di un favoloso Big Mac accompagnandolo con del piscio di Bonobo al posto della Coca Cola. L’album, a priori, lo comprerò perché parliamo della voce dei Black Sabbath, ma che cazzo, questa reunion con Iommi la vogliamo fare o no? Leggi il resto di questa voce

RONNIE JAMES DIO – Per molti un mito, per altri un cantante, per tutti la storia

DOVE, COME, PERCHE’

Parlare di Ronnie James Dio… Prima di iniziare poniamoci una domanda, forse inutile, forse legittima, decidete voi, la carriera del signor Padovano, con i relativi intrecci di lusso, è stata un successo o un mancato successo? Con il senno del poi mi sento di dire che la risposta sta nel mezzo, sta nel mezzo perché non sempre chi merita 10 riceve 10, ma riprendiamo questo aspetto alla fine del nostro speciale e passiamo ai fatti. Non si sa esattamente quando e dove nacque Ronaldo Giovanni Padovano. Figlio della prima generazione di italiani emigrati in America, si dice fosse nato nel nostro bel paese e poi registrato come cittadino statunitense subito dopo lo sbarco della sua famiglia, ma le carte ufficiali indicano come luogo e data di nascita Portsmouth, 1942. Sin dalla più tenera età il talentuoso Ronnie coltivò un amore viscerale per la musica, pare che il padre fosse uso strimpellare i classici della canzone popolare italiana in occasione delle feste. Discograficamente risalgono alla prima metà degli anni sessanta alcune sue rarissime incisioni, vere chicche per collezionisti, anche se di scarso valore. Indipendentemente dalle versioni che molti fantasisti danno, dopo avere cavalcato con scarsi risultati l’onda della beat generation, Ronnie decise di darsi un nome d’arte sostituendo quel Padovano che faceva poco rock’n’roll con il più bizarro Dio, nome ispiratogli dalla figura del noto gangster Johnny Dio, non da motivi religiosi. Incredibile a dirsi, all’inizio della sua carriera Ronnie non riusciva a trovare spazi, lui stesso in un’intervista affermò che la sua voce era stata giudicata troppo ‘graffiante’ per gli sdolcinati clichès dei sixties, ma la fortuna non tardò ad arrivare. Nel 1970 fondò i The Elves, poi divenuti Elf. Leggi il resto di questa voce

SLAYER – “South Of Heaven” (Def Jam, 1988)

Ci sono dischi che per mille motivi non ho avuto la possibilità di recensire, specialmente quelli che temporalmente sono riconducibili alle mie acne giovanili. È il caso di “South Of Heaven”, l’album più oscuro della carriera degli Slayer. Se il precedente “Reign In Blood” incise nel marmo le regole definitive di come avrebbe dovuto suonare da allora un disco di metal estremo, “South Of Heaven” fu un seguito del tutto inaspettato ed imprevedibile. La stampa dell’epoca, forse perché cieca di fronte all’imperante ondata thrash metal, stroncò senza mezzi termini questa gemma di nera bellezza, gemma che fortunatamente la storia ha rivalutato. L’album può essere considerato un tributo della band al dark sound, più precisamente ai Black Sabbath ed al songwriting di Tony Iommi, un passo fondamentale per arrivare alle sublimi architetture del successivo “Season In The Abyss”. Lento, oscuro e claustrofobico “South Of Heaven” mette da parte la furia cieca di “Reign In Blood” prediligendo una sorta di revisione alla Slayer del suono dei sopracitati Black Sabbath. Vera novità è una ricerca della melodia fino ad allora trascurata, non a caso è stato questo il primo disco in cui Araya si è misurato con sé stesso cesellando alcuni dei suoi migliori momenti interpretativi. Se Lombardo, vero marchio di fabbrica dello Slayer sound, è l’unico che in questa occasione non cambia una virgola del proprio stile, al contrario la coppia Hanneman/King riesce a sorprendere per un inedito gusto melodico da molti inaspettato, gusto che traspira non solo nei riff bensì anche nei sempre criticatissimi assoli, assoli considerati inutili e mal fatti da gran parte della stampa specializzata. Leggi il resto di questa voce