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No grind, no party: ROTTEN SOUND – “Species At War” (Season Of Mist)

Rotten_SoundBestiali, putridi, selvaggi, marci, in pratica indefessamente brutali, questo sono i ‘miei’ Rotten Sound! Se il grind core degli ultimi anni è ancora un genere vivo e vitale, un bel pezzo del merito va anche a questi quattro macellai finnici, quattro ragazzi che al posto delle palle hanno delle trebbiatrici ed al posto del sangue litri e litri di acido muriatico. Leggi il resto di questa voce

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The brutal cult is back: SUFFOCATION – “Pinnacle Of Bedlam” (Nuclear Blast)

Suffocation-Pinnacle-of-BedlamOk cazzo, stiamo calmi, ho detto stiamo calmi! Ricapitoliamo, quando nel 2004 i Suffocation sono tornati con “Soul To Deny”, ho buttato il cd dalla macchina in corsa lanciando svariate maledizioni contro i tipi della Relapse che, pur di mangiare alle spalle del ‘mito’, avevano permesso l’uscita di quella mezza schifezza scialba ed anonima. Leggi il resto di questa voce

Vincenzo Barone ci presenta la ristampa del disco che cambiò la storia del death metal: DEATH – “Spiritual Healing” (Relapse)

Prosegue l’opera – per alcuni meritoria e per altri paracula e cinica, vedete un po’ voi – di ripescaggio e ristampa da parte della Relapse del materiale edito dai seminali Death, arricchito e rimpolpato più possibile per essere reso appetibile per chi certi dischi, o certi cd, li ha abbondantemente carbonizzati a furia di ascolti (il sottoscritto compreso!). Leggi il resto di questa voce

When the music’s over, listen…: LOCRIAN – “The Clearing” (Relapse)

Il drone non è per tutti, è innegabile una vera e propria difficoltà all’ascolto. Più denso del funeral doom metal, più ostico del black metal. Pochi sono i gruppi che si sono o si cimentano tutt’ora nel suono inventato dagli Earth, ancora meno sono quelli che ne hanno tratto il loro piccolo successo, sempre se per successo intendiamo vendere qualche disco al vicino del box dove fai le prove con il gruppo. Leggi il resto di questa voce

Quando il macellaio macina frattaglie: MURDER CONSTRUCT – “Results” (Relapse)

Quest’album spacca. Ascoltatelo. Punto. Potessi finiriei la recensione qui, così, senza troppi fronzoli. Ma invece voi, miei cari, siete avidi di conoscenza, volete che spulci questo lavoro fino all’ultimo secondo, volete sapere il perché persino qui dobbiamo ringraziare i Pooh ed i Black Sabbath per il metallo oggi concessoci. Sì, ve lo leggo negli occhi. Bene, allora aspettate che vi presento la ricetta del piatto di oggi: prendiamo i Cattle Decapitation con il loro growlista/screamer/urlatore/tutto fare/vegano Travis Ryan accompagnato dal suo ex commilitone Kevin Fetus, un nome un perché. Aggiungiamo dagli Exhumed, Leon del Müerte alla chitarra e seconda voce e Danny Walker alla batteria. Leggi il resto di questa voce

HAIL! HORNET – “Disperse The Curse” (Relapse)

Sempre dalla Newyorkese Relapse ci giunge l’ennesima proposta (ragazzi non è che state saturando un po’ troppo il mercato, peraltro già asfittico di suo?), nella fattispecie questi Hail! Hornet (ma che cazzo di nome è?) richiamano sonorità decisamente fine anni ’80, quando il lato estremo del metal stava mettendo a punto il definitivo passaggio dal thrash al death metal. Gli elementi cardine sui quali si fonda la proposta stilistica degli HH sono: mid-tempos stoppati a rotta di collo, cantato definibile tra uno tipico screaming in uso nel death/thrash di lontana memoria, ma eseguito come se fosse una sorta di imitazione del peggior Brian Johnson fatta da un alcolizzato al delirium tremens, oltre alla consueta mediocrità che ormai impera desolante nella maggior parte delle uscite metal di fine millennio. Leggi il resto di questa voce

DEATH – “Human” (Relapse)

Ci sono dischi che a mio avviso non andrebbero toccati, album che hanno fatto la storia, produzioni perfette così come le abbiamo sentite a suo tempo. Ci sono sciacalli che se ne fregano, that’s business. Quante volte abbiamo visto sfruttare il nome di Chuck Schuldiner dal giorno della sua scomparsa? Ho perso il conto, tra dvd live postumi, ristampe e cd contenenti solo b-side parliamo di una quantità di materiale enciclopedico. La Relapse è una grande casa discografica, posso dire che quando nessuno se la filava, in tempi non sospetti, fui il primo e l’unico a parlarne bene, una cosa di cui personalmente mi vanto e di cui non mi sono mai pentito, così come penso che questa casa discografica dal 2010 in poi abbia sorpassato il suo periodo ‘buio’ ricominciando a tirare fuori produzioni a livello. Resta però il fatto che trovo disgustose le recenti ed inutili ristampe di “The Sound Of Perseverance” ieri e “Human” oggi, due dischi bellissimi che erano già perfetti a suo tempo, inutilmente remixati ed arricchiti di materiale superfluo ed indegno di menzione. Leggi il resto di questa voce

ORIGIN – “Entity” (Nuclear Blast)

Non penso che un bel disco di sano brutal death sia l’ascolto più consigliabile per una serata romantica con la propria tipa, ve lo dico per esperienza diretta. Resta il fatto che per noi di Brutal Crush un disco degli Origin è quasi pari ad un orgasmo. “Entity” non delude le aspettative dei fans e tranquillizza chi non aveva visto bene questo cambio da Relapse a Nuclear Blast. La band del Kansas è riuscita nell’ardua impresa di bissare la grandezza del precedente “Antithesis”, universalmente riconosciuto come il loro masterpiece. All’interno di “Entity” troverete le regole, vecchie e nuove, di come deve suonare un disco di malvagio, marcio, incontaminato ed ultratecnico disco di brutal death nel 2011; 11 brani per 36 minuti scarsi di violenza allo stato brado in cui si fondono chirurgicamente velocità inimmaginabili con riffoni spacca sassi e brevissimi solos al fulmicotone, senza dimenticare le peripezie funamboliche delle 4 corde. Leggi il resto di questa voce

HAEMORRHAGE: i dottori di una volta!

Come facevamo a non presentarvi questo gioiellino romantico?

ZOMBI – “Escape Velocity” (Relapse)

Pochi giorni fa parlavo nella chat di facebook con un lettore, Manolo. Tra battute varie e le sue storie di vita suburbana pugliese, non ho potuto fare a meno di consigliargli un ascolto al nuovo disco degli Zombi, una delle attuali realtà preferite da me e dal fu Socci. A tal proposito ricordo ancora quando parlai per la prima volta di questa band al buon Fabrizio, ricordo che i suoi occhi ritornarono quasi ad assumere un’espressione viva, non esagero se dico non vitrea, cosi come un’impercettibile forma di compiacimento faceva capolino sul suo volto, poca roba alla Dorian Gray per intenderci, mentre durante lo scorrere delle mie parole il nostro disperso collega aveva un’erezione titanica in grado di spaccare la zip dei jeans: Socci era felice. Gli Zombi erano e forse sono ancora la cosa più assurdamemte irrinunciabile degli ultimi anni insieme a pochissime altre band. Loro sono in due, Steve Moore e A. E. Paterra, rispettivamente basso/synth e batteria. Si sono conosciuti tra i banchi dell’università e si sono laureati in ingegneria aerospaziale, ma la loro vera passione erano gli anni settanta, i Goblin e l’horror. Così, con il nome più figo della storia del rock, hanno dato vita a questo progetto che fonde il prog più arcigno dei seventies con le atmosfere più malvagie dei migliori Goblin e tanta, tantissima voglia di creare angoscia nell’ascoltatore! Leggi il resto di questa voce