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Black like a Widow: tutte le novità dei signori del dark sound!

Cattura33Ogni qualvolta abbiamo avuto l’occasione ed il piacere di parlare delle nuove produzioni della Black Widow Records, un orgoglio made in Italy del dark sound a livello internazionale, ammetto che raramente siamo rimasti delusi, forse mai. Leggi il resto di questa voce

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#2 Le band più sfigate della storia del metal: VOIVOD!

voivod87Facile facile facile! Continuiamo il trend canadese di questa rubrica con una band che di sfiga ne ha avuta e anche tanta: i Voivod. La cosa che veramente li rende così sfigati non è solamente il fatto che probabilmente sono stati troppo “avanti” per l’epoca in cui sono spuntati fuori ma, nel momento in cui avrebbero potuto raccogliere i frutti di una carriera senza lustrini prendendosi oltretutto l’ex ‘Tallica, Jason Newsted, al basso… Leggi il resto di questa voce

BLACK WIDOW RECORDS: non solo nuovi incubi, ma solide realtà!

madonna-illuminati-ritual-2Di tanto in tanto ritorno, sono tipo uno zombi di quelli in bn dei tempo d’oro, uno zombie che ormai scrive poco, ha fatto indigestione di cervelli e si ciba solo dei fegatini che più gli piacciono. Allora eccomi con una nuova infornata di dischi marchiati Black Widow Records. Partiamo subito con un album che sta girando nel mio stereo da tempo, molto tempo… Leggi il resto di questa voce

Doom is doomed: i nuovi album di Black Sabbath, Maelstrom, Arabs In Aspic, Sloe Gin, Mugshots!

black-sabbath-2013Ok, è tanto che non metto piede su Brutal Crush e non scrivo qualche recensione, ma la voglia è pochissima ed il tempo tiranno, però l’occasione è di quelle ghiotte a cui difficilmente si può rinunciare, due righe sul ritorno dei Sabs e qualche nuova chicca della Black Widow Records insieme, non sono cosa da poco. Partiamo con 13, il nuovo album di Iommi, Blutler e Osbourne. Leggi il resto di questa voce

Speciale Black Widow Records: malediction and prayer!

franken02La Black Widow torna tra noi mortali con una serie di prodotti neri come la pece e freddi come una tomba… Partiamo subito con una ristampa di quelle che faranno felici ogni amante del dark sound metallico di casa nostra, si tratta della riedizione arricchita da alcune tracce bonus di “Refugium Peccatorum” dei The Black del grande Mario Di Donato. Leggi il resto di questa voce

I 10 assoli piú belli della storia dell’heavy metal (e dell’hard rock)

Pochi giorni fa, in preda ad uno dei miei momenti ipnotici, ascoltando i King Crimson di “Red” mi sono chiesto: “David, ma quali sono gli assoli piú belli della storia del metallo?“. Capirete bene che la questione non era certo delle piú elementari. Leggi il resto di questa voce

BLACK WIDOW RECORDS: le nuove oscure profezie!

In passato abbiamo già dato spazi simili alle nuove produzioni della casa discografica genovese, una cosa che oggi siamo fieri di portare avanti e di cui anche in futuro non ci priveremo. Il perché? Tranquilli, non ci passano bustarelle sotto banco, semplicemente ribadisco quanto sempre affermato dalla notte dei tempi, sono l’unica realtà che in Italia, con coerenza e professionalità, porta ed ha portato avanti un discorso fatto di doom, dark, hard rock e progressive, tutti argomenti verso cui noi Iommi maniaci siamo molto sensibili. Leggi il resto di questa voce

Gente nata nel periodo sbagliato: WITCHCRAFT – “Legend” (Nuclear Blast)

Mentre penso alle folli notti che mi aspettano con la mi dicono bella Titti Angeramo, nostra collaboratrice che ho saputo vorrebbe divenire la mia fidanzata, ma che se gradisce colmerò solo di tanto sesso essendo ahimé sposato con prole, mi distraggo ascoltando in modo vizioso il nuovo “Legend” dei miei amati Witchcraft. Debutto su Nuclear Blast dopo anni passati in casa Rise Above, questo disco non cambia di una virgola quanto la band ha inciso fino al penultimo “The Alchemist”, parlo dell’immutata formula beat prog anni ’60, a tinte darkeggianti, vintage abbestia. Come ho detto in alcune occasioni conviviali, i Witchcraft sono una di quelle band che sarebbe dovuta nascere, crescere e morire in contemporanea con gente come Coven, High Tide, Bodkin, Quatermass e Black Widow, finanche i suoni e la produzione sono old fashioned, roba da non crederci. Leggi il resto di questa voce

L’Italia che ci crede e non si arrende: HOLLOW HAZE & EVERSHINE

Nel cammin di nostra vita mai avrei detto di aver dovuto parlare del METALLO. Sapete no, quel genere dove si parla solo di METALLO. Il genere preferito da padre METALLO. Insomma METALLO. Per dimostrare al mondo che non sono fissato solo con il doom, con le cripte e sopratutto che non vivo nella bara del becchino che stava sotto la mia vecchia casa (si, ho vissuto sopra la dimora di un becchino), oggi vi recensisco non uno, ma ben due album di METALLO. Anzi POWA METALLO. Chiudiamo qua, o i Manowar tra poco mi chiederanno di pagargli i diritti d’autore. Comunque sì, oggi parleremo di emozioni. Quelle vere. Quelle emo. No, gli emo no. Prima di continuare, prima che qualcuno mi dica “cosa scrivi, vile eretico!”, una premessa per il futuro prossimo e non solo di questa recensione. Folk, power, prog, ma sopratutto metal/death core non sono proprio la mia tazza di tè, non per questo rifiuto concedergli un ascolto. Però sono molto selettivo, quasi razzista nella scelta dei gruppi. Tornando alla recensione, ecco che dal nostro bello stivale ci giungono all’orecchio due uscite che più metalliche di così si muore. Iniziamo dagli Hollow Haze ed il loro ultimo genito “Poison in Black”, una vera sorpresa. Leggi il resto di questa voce

Ascoltare musica ‘colta’ vuol dire farsi un sacco di pugne?

Poche ore fa, parlando con Aldo di quanto il caro vecchio progressive rock fosse un genere sublime, decantando le gesta di King Crimsong, Elp e Yes (no, i Genesis ed i Marillion no, sono troppo), non ho potuto fare a meno di farmi una domanda, più precisamente mi sono chiesto quanti dei grandissimi musicisti della storia del prog fossero noti per le loro acrobazie sessuali. Nessuno, tutti dei bravi ragazzi con un grande talento, ma solo tecnico/compositivo, non fallico. Leggi il resto di questa voce

Che tritamiento des cojomboles: MESHUGGAH – “Koloss” (Nuclear Blast)

I Meshuggah, ovvero come campare tutta la vita con lo stesso identico disco. E’ dall’ormai lontano 1995, da quando uscì il loro secondo album, “Destroy, Erase, Improve”, che questi simpaticoni incidono lo stesso fottutissimo album, la solita solfa di thrash/death ipertecnico, a tratti progressivo, a tratti dall’incedere industrialoide (badate bene che non vuol dire industrial) e molto ‘bombastico’, niente di più. Se un tempo i loro ritmi cibernetici potevano lasciare impressionati, oggi quella formula ha esaurito ogni ragion d’essere. Leggi il resto di questa voce

Speciale Black Widow Records: l’occulto e la paura

Fortunatamente per noi amanti di tutto ciò che puzza di zolfo, anni ’70 ed ha qualcosa di Sabbathico, la Black Widow Records è un’etichetta che a precise scadenze tira fuori dalla cripta una serie di produzioni di quelle che ti lasciano sempre e tenebrosamente soddisfatto. Questa volta poi, neanche a dirlo, tra i nomi in ballo non mancano quelli delle grandi occasioni. Qualcuno tempo fa ci chiese, forse con un pizzico di malizia, perché trattassimo in modo così curato la nota casa discografica genovese. Leggi il resto di questa voce

HAIL SPIRIT NOIR – “Pneuma” (Code 666)

Vi dico la verità, pur avendo la necessaria apertura mentale per ascoltare i denigratori (se ovviamente parlano con cognizione di causa) ho sempre amato il black metal. Sarà perchè adoro ogni forma di musica estrema, sarà perchè ci sono crescito, sarà per l’interesse verso certe tematiche, insomma lo ritengo una parte fondamentale del mio bagaglio musicale. Devo ammettere comunque che il povero black metal nella sua genesi ne ha avuta di sfortuna: denigrato sul nascere negli anni ’80, trova il suo momento d’oro negli anni ’90, nel periodo legato all’Inner Circle, raccimolando però una fastidiosa schiera di proseliti attratti più dalle gesta narrate in “Lord of Chaos” che dall’effettiva qualità della musica. Col passare degli anni, fino ad arrivare ai giorni nostri, noto con piacere che la schiera di seguaci adoranti è stata sostituita da un buon numero di estimatori che ne hanno studiato la genesi e ne apprezzano principalmente l’aspetto musicale riscoprendo i vecchi capolavori, apprezzando i buoni dischi e spedendo nel dimenticatoio i fenomeni da baraccone giunti agli onori della cronaca più per spettacoli al limite del circense che per meriti artistici. Leggi il resto di questa voce

DARK SUNS – “Orange” (Prophecy)

Ho adorato i Dark Suns, band che ho scoperto grazie alla recensione di svariati anni fa di quel masterpiece che fu “”Existence”, firmata dal Aldo, autentico gioiello che ben fondeva un certo progressive metal alla Vanden Plas con quel non so cosa più vagamente gothic/death metal dei migliori Opeth. Da allora non ho mai smesso di seguire con attenzione l’operato di questi ragazzi, ma che delusione. Così, se il successivo “Grave Human Genuine” mi sembrava un po’ meno ispirato del suo predecessore, cosa comprensibile visto che parliamo di un’opera quasi inarrivabile, “Orange” è veramente una tortura, un’insanabile spremitura di coglioni dal primo all’ultimo minuto. Purtroppo questa volta i Dark Suns hanno deciso di guardare alla lezione più progressive degli anni settanta, peccato che non hanno il genio delle grandi band degli anni d’oro del genere. Leggi il resto di questa voce

STEVE HACKETT – “Beyond The Shrouded Horizons” (Inside Out)

Nel periodo di vacatio di Fabio Loffredo, oramai lo sanno anche i sassi, tocca a me recensire ogni album prog/hard rock che l’industria discografica tira fuori dal cassetto. Ok, è un dramma tanto per me quanto per voi, lo so bene, però sul nuovo disco di Steve Hackett c’é veramente poco da dire. L’ex Genesis che ha firmato alcuni dei più importanti capolavori della storia del rock come “Nursery Crime” e “Foxfrot”, sono anni che incide dischi sublimi. Pur avendo sempre e volutamente mantenuto un basso profilo, Steve ha impegnato tutta la sua carriera solista nella ‘ricerca’, intendendo come tale la voglia di mettersi sempre in gioco e sperimentare, questo però senza mai arrivare alle degenerazioni più consone a chi per mancanza di idee fa solo rumore (chi ha detto Mike Patton?). Leggi il resto di questa voce

ARCH/MATHEOS – “Symphatetic Resonance” (Metal Blade)

Due ‘grandi’ della nostra storia, per molti due incompresi, per altri due scarti, per me un culto (John Arch) ed un talentuoso (Jim Matheos), si sono uniti per dare vita ad un disco che sinceramente mi piace per alcune melodie e per la voce di Arch, ma che per il resto è un’autentica mattonata sui cojomboles. Ho adorato i primi due dischi dei Fates Warning, quelli appunto con Arch alla voce, due perle di rarissima bellezza che mettevano in discussione finanche l’inattacabilità dei Maiden, ma non ho mai compreso ne apprezzato la loro svolta progressive, una scelta che li ha resi un nomignolo per pochi maniaci del genere, incapaci di raggiungere le vette dei Dream Theater, anche se va detto che i loro maniac/fans, pur non essendo milioni, sono veramente die hard. Leggi il resto di questa voce

LE ORME – “La Via Della Seta” (Progressivamente)

Il nostro rock progressivo ha oramai 40 anni ed ancora riesce a vivere grazie a gruppi che ne hanno segnato la storia e che continuano a riproporlo oggi. In questo 2011, una band monumento come le Orme ha deciso di farci rivivere non solo il rock progressivo, ma anche un momento simbolo della storia dell’Umanità. La Via Della Seta fa parte di questa storia, erano circa 8.000 km di itinerari terrestri, marittimi e fluviali che collegavano l’Antica Cina con l’Antica Roma. Un serie di itinerari dove si svolgevano i commerci tra l’Oriente e l’Occidente, un ponte che ha poi avuto importanza, non solo per il commercio, ma anche per lo sviluppo della società, l’incontro di varie culture, religioni, uno scambio che ha gettato le basi di quello che è il mondo di oggi e di cui forse in pochi hanno capito l’importanza, o forse non ne hanno saputo o voluto sfruttare il significato, basta guardarsi intorno. Le Orme danno vita ad un’altra grande opera progressiva, “La Via Della Seta” è un lavoro ancora una volta diverso, con una formazione diversa e con alla voce un altro grande nome del nostro prog, Jimmy Spitaleri dei Metamorfosi. Il cd si presenta molto bene già nella confezione, un digipack apribile in tre parti e la copertina che riporta una vecchia cartina raffigurante il percorso della Via Della Seta. Leggi il resto di questa voce

Esclusiva!!! JACULA: Esoterico trascendentale… Profondo blu…

Intervista raccolta da Aldo Luigi Mancusi

Ne abbiamo parlato tantissimo, lui è Antonio Bartoccetti e questi sono gli Jacula, l’anima nera, o per meglio dire l’anima esoterica della ricerca metafisico/spirituale del nostro magista. Poco tempo fa abbiamo avuto l’occasione di recensire il sublime “Pre Viam“, ultima fatica firmata Jacula, un album che riesce a trasportare l’anima fuori dal corpo fino all’inconscio ultraterreno, molto più di un semplice disco, una specie di porta magica verso l’occulto. Leggi il resto di questa voce

SYMPHONY X – Michael ed il suo x factor!

Interview raccolta da Tarja Virmakari

Parlare dei Symphony X è sempre un piacere, Michael Romeo in particolar modo è una delle persone più simpatiche e disponibili che io conosca. L’occasione di questo incontro ce l’ha data il nuovo “Iconoclast” di cui abbiamo parlato poco tempo fa. In questa sede ribadiamo quanto espresso in fase di recensione, ovvero che la band sembra non essere riuscita ancora a ritrovare quella formula alchemica che ha reso immortali i loro primi tre capolavori, preferendo dedicarsi a soluzioni per molti versi troppo cervellotiche. Ad ogni modo Michael si è dimostrato contewnto del suo prodotto e convinto che i fan non resteranno delusi, una certezza che noi gli auguriamo si concretizzi nella realtà. Leggi il resto di questa voce

#5 Brutal playlist of the week!

Il caldo si fa torrido, il momento della pausa estiva si avvicina e noi non stiamo a pettinare le bambole, il nostro letargo estivo ancora deve arrivare! Tra festival vari, dischi da paura e notti alcoliche, diciamo che l’estate di noi brutaloni si preannuncia a dir poco heavy, dico bene? Ragazzi, come sempre vi invitiamo a contattarci se avete delle proposte o dei consigli, l’indirizzo mail lo sapete, è quello che trovate sulla colonna alla vostra destra. Per il resto cosa dirvi? Ci si rivede la prossima settimana per un’altra playlist, voi nel frattempo divertitevi e non smettete di seguirci: stay brutal! Leggi il resto di questa voce

YES – “Keys To Ascension” (Proper Records)

Parlare degli Yes vuol dire parlare dell’intera storia del rock progressivo mondiale. Yes, King Crimson, Genesis, Van Der Graaf Generator, Gentle Giant, sono icone indiscusse di un genere molto amato. Gruppi che hanno scritto pagine irripetibili, indelebili e spettacolari. Gli Yes sono forse una delle bands che ha avuto più cambi di formazione, ma ogni episodio della loro storia è degna di menzione. C’è stato un periodo in cui, dopo vari cambi e lavori, gli Yes sono tornati con la loro formazione storica, Anderson, Howe, Wakeman, Squire e White,una gioia per i loro fans di vecchia data. Con questa formazione hanno ricominciato a girare il mondo ed a scrivere nuovi brani con un sound moderno ma con l’indimenticabile stile degli anni settanta. Il tutto venne documentato in due doppi cd, “Keys To Ascension 1 e 2”, dove trovano spazio l’esibizione tenuta nel 1996 a San Luis Obispo più alcuni brani allora inediti. Leggi il resto di questa voce

ZOMBI – “Escape Velocity” (Relapse)

Pochi giorni fa parlavo nella chat di facebook con un lettore, Manolo. Tra battute varie e le sue storie di vita suburbana pugliese, non ho potuto fare a meno di consigliargli un ascolto al nuovo disco degli Zombi, una delle attuali realtà preferite da me e dal fu Socci. A tal proposito ricordo ancora quando parlai per la prima volta di questa band al buon Fabrizio, ricordo che i suoi occhi ritornarono quasi ad assumere un’espressione viva, non esagero se dico non vitrea, cosi come un’impercettibile forma di compiacimento faceva capolino sul suo volto, poca roba alla Dorian Gray per intenderci, mentre durante lo scorrere delle mie parole il nostro disperso collega aveva un’erezione titanica in grado di spaccare la zip dei jeans: Socci era felice. Gli Zombi erano e forse sono ancora la cosa più assurdamemte irrinunciabile degli ultimi anni insieme a pochissime altre band. Loro sono in due, Steve Moore e A. E. Paterra, rispettivamente basso/synth e batteria. Si sono conosciuti tra i banchi dell’università e si sono laureati in ingegneria aerospaziale, ma la loro vera passione erano gli anni settanta, i Goblin e l’horror. Così, con il nome più figo della storia del rock, hanno dato vita a questo progetto che fonde il prog più arcigno dei seventies con le atmosfere più malvagie dei migliori Goblin e tanta, tantissima voglia di creare angoscia nell’ascoltatore! Leggi il resto di questa voce

VOTUM – “Metafiction” (Mystic Prod)

C’è una scena musicale in Polonia che è in rapida ascesa: spuntano fuori nuove band, tutte con idee fresche, nuove sonorità ed una gran voglia di comunicare con i generi più disparati. Basti pensare al jazz vocale di Anna Maria Jopek, o a gruppi come i Riverside che miscelano sapientemente metal, progressive e Porcupine Tree; oppure ai Satellite, i Collage e i Quidam, più ristretti in ambito prog. Ci sono anche i Votum, che con Metafiction giungono al loro secondo lavoro. Quello dei Votum è un prog metal che insegue i Porcupine Tree ed i conterranei Riverside, cercando però di dare anche una propria impronta; ed il risultato è più che soddisfacente. L’opener Falling Dream, è introdotta da atmosfere intimiste con la voce di Maciej Kosinski che cattura subito l’attenzione: il brano si apre con atmosfere dilatate, romantiche, grazie ad un raffinato uso di tastiere, pianoforte e momenti chitarristici di contorno, anche se non manca un guitar solo molto ispirato. Si prosegue con Glassy Essence, brano molto più vivace e riconducibile alla band di Steven Wilson: le ritmiche si raddoppiano, i riff chitarristici sono più pesanti, ma il tutto ritorna su lidi più progressivi e vellutati. Leggi il resto di questa voce

DRIVHELL – A Journey As A Life (Casket / Alkemist Fanatix)

I Drivhell con A Journey As A Life riescono ad aprirsi un varco nel panorama del metal progressive, un’impresa ad oggi molto difficile. Il cd riesce a non scadere nel banale, riuscendo a non scimmiottare i soliti Dream Theater, Fates Warning e compagnia bella, mantenendo un livello molto alto, soprattutto sul lato compositivo. Un esempio è proprio l’opener Pictures On A Score, brano con un intro tastieristico che emula il glorioso mellotron facendoci rifare un tuffo nel prog dei seventies; grazie ad un accurato lavoro nella melodia ritornano in mente i nostri gruppi del prog italiano, grazie anche ad un buon uso del pianoforte ed alcune coralità che ci riportano anche ai Queen. Ancora ottime sonorità con la successiva My Convinctions, dove ancora una volta le tastiere svolgono un ruolo importante con pianoforte, tappeti tastieristici e un moog emulato, ma anche le parti chitarristiche riescono a creare un sound sempre potente ed è doveroso citare anche la sezione ritmica, qui potente e precisa. Il cd scorre via piacevolmente senza essere stucchevole e per suonare questo genere musicale non bisogna essere solo dei tecnici virtuosi, ma anche abili e fantasiosi compositori e sembra che i Drivhell superino questo esame a pieni voti. Un sitar apre la title track, ottima canzone con variazioni ritmiche notevoli ed un ottimo lavoro strumentale ad opera della band completa; The Shining Stone rallenta un po’ i ritmi, riesce ad essere più moderno e ha parti vocali intimiste, con il risultato di essere una ballad costruita sapientemente ed in modo molto intelligente. Leggi il resto di questa voce

MYTHO – “In The Abstract” (BTF)

In un’era in cui il caro vecchio formato cd sembra definitivamente condannato all’estinzione e, conseguentemente, i negozi di dischi sembrano sempre più un ricordo giurassico, viene da sé che produrre un album è un’impresa coraggiosa, specialmente quando si investono soldi e speranze nel progressive rock, un genere molto selettivo che non ha mai avuto chissà quale appeal commerciale, se non in pochi casi. I Mytho ci propongono un album eccellente, un disco in grado di reggere la sfida con questo sempre più selettivo mercato, forti delle loro superbe idee e della presenza di Payne degli Asia in formazione, scusate se è poco. I punti di riferimento della band sono i monoliti italiani degli anni settanta, con Balletto di Bronzo e Banco del Mutuo Soccorso in evidenza, così come non mancano richiami ad Emerson Lake and Palmer, Yes nonché certi Dream Theater. Come accennato in capo alla recensione, questi ragazzi dimostrano di possedere delle qualità compositive a dir poco sublimi, per non parlare di un gusto in fase di arrangiamento degno dei sopra citati mostri sacri. In conclusione, se amate il prog più creativo e raffinato un’ascoltata a questo disco dategliela senza indugi, non ve ne pentirete. (Fabio Loffredo)

NEAL MORSE – “So Many Roads” (Inside Out)

Devo fare una premessa: per ascoltare questo live dell’ex Spock’s Beard Neal Morse dovete rilassarvi e avere circa tre ore e mezza di tempo libero, quindi mettetevi comodi, sul divano o dove volete voi, e non ditemi che ascolterete un cd al giorno: no, assolutamente no! Non avrebbe senso! Quindi prendetevi una lunga pausa, così come ho fatto io, e lasciatevi andare, sempre se amiate questo genere. Certo se siete dei death metallers incalliti ed anche i Megadeth per voi risultano sdolcinati, allora no! Cambiate assolutamente strada! Qui rischiate veramente di grosso! O forse lo rischio io!!! Però, se avete amato gli Spock’s Beard ed il Neal Morse solista, qui troverete senz’altro un artista che vuole celebrare i punti più salienti della sua carriera, e lo fa in grande stile, con una band perfetta e tanta voglia di suonare il tanto amato rock progressivo. Il suo essersi totalmente abbandonato alla Fede -quella Cristiana, non musicale- sembra non avergli spento la passione per la musica, anzi sembra essersi accentuata; e lui lo dimostra in ogni lungo brano di questo live che prende alcuni momenti dei suoi concerti europei del 2008. Un live va quindi ascoltato con attenzione e “So Many Roads” merita perché celebra proprio il grande talento di Neal Morse. “So Many Roads”, da “Lifeline”, è qui nella sua interezza e c’è poi “At The End Of The Day”, estrapolata dal bellissimo “V” degli Spock’s Beard e “We All Need Some Light”, dal primo lavoro dei Transatlantic. Leggi il resto di questa voce

ASIA – “Omega” (Frontiers)

Sono passati ben 28 anni da quando quattro musicisti, non proprio alle prime armi, che rispondono al nome di Carl Palmer (Atomic Rooster, Emerson Lake & Palmer), John Wetton (King Crimson, Uriah Heep, Roxy Music, Wishbone Ash, Familiy, UK, Qango), Steve Howe (Tomorrow, Yes, GTR) e Geoff Downes (Buggles, Yes), unirono le proprie forze per dar vita agli Asia. Ma il sound di questo nuovo progetto non aveva niente -o poco- a che vedere con i gruppi da cui i musicisti provenivano, infatti “Asia”, loro prima opera, aveva un sound più commerciale, vicino alla musica da FM, un felice connubio tra AOR, rock e tracce di prog. Poi altri due lavori, “Alpha” e Astra”, ed il cambiamento totale di line-up, con il solo Downes della formazione originale. Poi gli Asia, grazie a John Payne, sono diventati un’ottima band di AOR raffinato ed una serie di lavori come “Aqua” e “Arena” sono ancora oggi momenti importanti della storia degli Asia. Poi qualcosa è successo: Palmer, Wetton e Howe decidono di tornare nella band e riappropriarsi del nome, poi nel 2007 girano il mondo con una serie di concerti; l’anno successivo la band sforna il loro primo lavoro della reunion, “Phoenix”, e lo fa con la nostra Frontiers: un buon lavoro senza ombra di dubbio, ma la vera anima degli Asia esce allo scoperto con il nuovissimo “Omega”, lavoro che ritengo il loro migliore dai tempi del primissimo “Asia”. Leggi il resto di questa voce

MOSTLY AUTUMN – “Pass the Clock” (Mostly Autumns Records/Nova/Universal Music)

I Mostly Autumn continuano a pubblicare cd quasi in sordina, cercando di stare lontani dal music business, suonando dal vivo e rilasciando dischi quando e come vogliono (non a caso hanno una loro etichetta personale). Dopo oramai ben più di dieci anni di carriera, una serie di lavori affascinanti e qualche live, la band cerca di tirare le somme, ma non con la solita raccoltina che racchiude una manciata di brani del loro meglio, ma con ben tre cd, cercando di accontentare prima di tutto i loro fans. Sì perché “Pass The Clock” racchiude anche molte chicche (non brani inediti, ma una sapiente rimasterizzazione), ed è suddiviso con un criterio logico. Il primo cd “Something For The Spirit” racchiude alcuni dei migliori brani della band, quelli più lineari e se vogliamo anche più semplici, e scorrono via così “Distant Train”, “The Second Hand” e “Storms Over Still Water”, tre splendidi brani dove la voce di Heather Findley e le chitarre di Bryan Josh, creano un sound solare e melodico. Il secondo cd, “Something For Campfire”, mette invece in risalto la parte acustica e più incline al folk della band e brani come “Winter Is King” e “Steal Away” ne sono da esempio. C’è poi il terzo cd “Something For The Candlelight”, dove ci sono i brani più lunghi e dove l’amore verso i Pink Floyd e la musica celtica esce più allo scoperto. Brani come “Passengers”, “Hollow” e “Glass Shadows” sono una parte importantissima della discografia della band. Una visione ampia del fascio della musica dei Mostly Autumn, tutta racchiusa in “Pass The Clock”, un triplo cd che esce per la loro etichetta discografica, ma stavolta con distribuzione Universal. (Fabio Loffredo)

CATHEDRAL – “The Guessing Game” (Nuclear Blast)

L’ultimo grande album della band, uscito a seguito di due cacchine che non sto qui a ricordare, fu quel “Endtyme”, un album criptico e maledettamente nero come non sentivo da anni. Purtroppo quel masterpiece fu intervallato da un’uscita veramente indegna che mi fece cadere le braccia e che stroncai senza mezzi termini in altra sede, trattasi del vergognoso “The Garden Of…”, una merda finto hard blues che in sé racchiude la peggiore performance vocale del mai intonato Lee Dorrian. Figuratevi perciò con che testa mi sono avvicinato a  “The Guessing Game”. Prima di tutto cancelliamo ogni sorta di dubbio, i Cathedral sono tornati a fare grandi cose, ora andiamo ad analizzare i fatti. L’album è diviso in due parti, sia artisticamente che fisicamente. Leggi il resto di questa voce

NOVA ORBIS – “Imago” (Lugga Music)

Bisogna ammettere che oramai il panorama mondiale del gothic metal è molto inflazionato, nascono gruppi come funghi, grazie anche a molte ragazze dotate di belle voci e dall’aspetto gradevole. Ma è veramente solo questo quello che conta in questo genere? Assolutamente no, a mio avviso oltre ad un bel visino e ad una voce angelica o operistica, ci vogliono nuove idee, o almeno, visto che oramai è difficile averne di fresche, ci vuole fantasia ed abilità nel trovare quel tocco di personalità, anche minimo, per uscire da quest’affollamento di band, che oggi forse cercano nel genere solo il modo per poter attirare pubblico e fans. Gli After Forever non ci sono più, i Gathering hanno perso una delle ugole più belle di oggi e forse solo gli Epica, riescono a tener alto questo genere musicale. Ah!! Dimenticavo i Within Temptation ed i Nightwish, anche loro hanno ancora qualcosa da dire. Ma stavolta sembra che un’altra band stia cercando di urlare a gran voce di esistere e stavolta non provengono dall’Olanda, ma da una nazione lontana, che difficilmente ci fa parlare di musica. Sto parlando della Colombia, e da questo paese dell’America Latina arrivano i Nova Orbis. “Imago” è il loro primo vero full lenght e produzione ed arrangiamenti a parte, sembra che la band metta molto di suo, cercando una propria strada. Leggi il resto di questa voce