Archivi Blog

A parte logo e copertine, gli Iced Earth ci hanno rotto le palle: basta!

Iced Earth Plagues Of BabylonAvere tra le mani il nuovo disco degli Iced Earth, “Plagues Of Babylon”, dai cazzo che sofferenza… Non li ho mai digeriti, non sto a scherzà, mi hanno sempre fatto ravanare i cojions. Leggi il resto di questa voce

Enea passa da Roma e torna a casa in taxi? STORMLORD – “Hesperia”

StormlordIn gioventù seguivo con piacere le avventure degli Stormlord, in fondo sono miei concittadini e, pur non essendo rimasti nella memoria dei più per essere chissà quali simpaticoni, malaccio non erano. Oggi come oggi, lo dico con la medesima franchezza, non me ne frega niente, ma non solo di loro, sia chiaro, preferisco roba più grezza e primordiale, ma per questa recensione è indifferente. Leggi il resto di questa voce

Le 20 regole FONDAMENTALI per suonare power e true metal!

still-not-as-gay-as-post-rock-influenced-power-metal-d117acGioia e delizia dei cerebrolesi di ogni parte del mondo, il power metal, genere fortunatamente morto anni fa ma che ancora oggi, raramente, cerca di fare capolino. Esiste ancora qualcuno che ascolta o suona power metal? Mah… Chi lo può dire, la mamma dei cretini è sempre incinta e di gente che si definisce ‘true’ ce n’é sempre troppa. Comunque, per non fare torto a nessuno, eccovi le 20 regole FONDAMENTALI per suonare power e true metal. Leggi il resto di questa voce

Il ritorno in maschera: SHADOWS OF STEEL – “Crown Of Steel” (Underground Symphony)

sosNeanche troppo tempo fa ho avuto l’idea di consigliarvi la riscoperta del debutto degli Shadows Of Steel, a mio avviso uno dei migliori dischi power metal italiani dell’epoca. Oggi mi ritrovo a parlare del comeback dei nostri, “Crown Of Steel”. Leggi il resto di questa voce

#2 A me me piace: SHADOWS OF STEEL – “Shadows Of Steel” (Underground Symphony)

Shadows of steelCome sanno anche i sassi, se c’é una cosa che ho sempre ed apertamente detestato, è la scena power metal degli anni ’90, con un particolare disgusto nei confronti di tutto ciò che era fantasy con voce gay e barocchismi vari. Tra Germania ed Italia ho perso il conto di quante porcate siano uscite in quegli anni. Leggi il resto di questa voce

Qualcuno ha detto Nightwish? SINHERESY – “Paint The World” (Bakerteam)

sinheresyDi cover band non ha nemmeno più senso parlare, visto che l’argomento è stato trattato più e più volte. Le cose che però succedono la maggior parte delle volte sono due secondo me: la prima è che la band, dopo aver spremuto ogni minimo locale fino al midollo, si trova in una fase di stasi che porta allo scioglimento o alla ricerca di sé stessi; la seconda, specialmente nell’ultimo periodo, è che, stufi di copiare qualcuno, ci si mette a far musica propria, ovviamente scopiazzando a destra e a manca la band coverizzata in precedenza. Leggi il resto di questa voce

Il Power Metal è come l’Olocausto: vogliamo il giorno della memoria!

this_world_needs_more_nazi_zombiePer chi sperava in un’estinzione inesorabile del power metal alla Stratovarius ho qualche brutta notizia, il genere purtroppo non sembra voglia saperne di togliersi dalle scatole, so per certo di giovani e vecchie schiere di cerebrolesi pronte a correre su due pedali ed a stritolarsi i genitali con il filo spinato. Leggi il resto di questa voce

C’era un volta il power metal: ANGRA – “Best Reached Horizons” (Spv)

Uno dei motivi per cui agli inizi della mia ‘carriera’ come scribacchino mi tirai dietro le bestemmie e le maledizioni di quasi tutta l’Italia metal del tempo, fu la mia palese avversità nei confronti del power metal e della cecità dei media di settore, ‘giornaletti’ il più delle volte troppo arroccati in sé stessi ed incapaci di accogliere le allora nuove sfide. Leggi il resto di questa voce

Power raffinato o sporco heavy blues? Fate la vostra scelta: VISION DIVINE vs ZZ TOP!

Ok, non sarò il massimo della correttezza, ma che ci volete fare? Sono un fottuto e bastardo Crusher che quando legge ZZ TOP manda a fare in culo qualsiasi altra cosa, anche se per non apprezzare il nuovo disco dei Vision Divine non ci vuole certo il supporto dei miei tre texani preferiti. Partiamo con “Destination Set To Nowhere“, giusto appunto il nuovo album della power metal band di casa nostra. Mettetela come vi pare ma non ho mai capito a cosa fosse dovuto il successo di Olaf Thorsen, un chitarrista manieristico e privo di chissà quali doti Mozartiane nel songwriting. Leggi il resto di questa voce

Speciale Napalm Records con GRAVE DIGGER, EX DEO, THE GRAVIATORS, SVOLK, DUST BOLT, STRIKER & LIV KRISTINE!

Poco tempo fa mi complimentavo con Aldo per la scelta del nuovo Musciagna come scribacchino. Una bella penna, forse poco ‘elastica’, ma di sicuro preparata. Allo stesso modo stavo supplicando il Capo di passarmi i contatti del Ceccamea. Francesco, dopo avere letto il tuo articolo su Bon Jovi, sono rimasto colpito dalla tua passione per lo scambismo, io ci sto, parliamone! Nel frattempo, sempre disteso qui sotto l’ombra delle querce marchigiane, mi sono ascoltato in una botta sola tutte le nuove releases della Napalm Records, eccovi il mio piccolo resoconto. Leggi il resto di questa voce

L’Italia che ci crede e non si arrende: HOLLOW HAZE & EVERSHINE

Nel cammin di nostra vita mai avrei detto di aver dovuto parlare del METALLO. Sapete no, quel genere dove si parla solo di METALLO. Il genere preferito da padre METALLO. Insomma METALLO. Per dimostrare al mondo che non sono fissato solo con il doom, con le cripte e sopratutto che non vivo nella bara del becchino che stava sotto la mia vecchia casa (si, ho vissuto sopra la dimora di un becchino), oggi vi recensisco non uno, ma ben due album di METALLO. Anzi POWA METALLO. Chiudiamo qua, o i Manowar tra poco mi chiederanno di pagargli i diritti d’autore. Comunque sì, oggi parleremo di emozioni. Quelle vere. Quelle emo. No, gli emo no. Prima di continuare, prima che qualcuno mi dica “cosa scrivi, vile eretico!”, una premessa per il futuro prossimo e non solo di questa recensione. Folk, power, prog, ma sopratutto metal/death core non sono proprio la mia tazza di tè, non per questo rifiuto concedergli un ascolto. Però sono molto selettivo, quasi razzista nella scelta dei gruppi. Tornando alla recensione, ecco che dal nostro bello stivale ci giungono all’orecchio due uscite che più metalliche di così si muore. Iniziamo dagli Hollow Haze ed il loro ultimo genito “Poison in Black”, una vera sorpresa. Leggi il resto di questa voce

Dopo due ore e mezzo con i Cannabis Corpse in cuffia, ci sta che ti senti un ciccino vichingo: DRAKKAR – “When Lightning Strikes” (M.K.M.)

I Drakkar, dopo dieci anni dal precedente full-lenght “Razorblade God”, tornano sulla scena con “When Lightning Strikes”, un album senza tanti fronzoli, convincente, compatto e dal sound decisamente accattivante. La band meneghina è sotto molti aspetti diversa rispetto al disco di esordio, “Quest for Glory”, release dal sound molto più ruvido ed epico, e sembra aver abbracciato definitivamente un power metal più raffinato (che già in “Razorblade God” appariva marcato), trionfalmente sinfonico, dall’impatto melodico garantito, senza per questo aver lasciato sul campo la compattezza del riffing e la sostanza di una sezione ritmica corposa ed affidabile. Leggi il resto di questa voce

Ci sono modi peggiori per soffrire, altro che Equitalia: SONATA ARCTICA – “Stones Grow Her Name” (Nuclear Blast)

Ci sono dischi che, almeno secondo il mio punto di vista, ci vuole coraggio a produrre. Non mi riferisco a quelle monnezze mal registrate di terza categoria che, tra una cazzata e l’altra, qualche cerebroleso definisce senza ritegno capolavoro facendo il verso al più detestabile intellettualoide della nostra Italietta, mi riferisco invece a quei prodotti ultra ampollosi e curatissimi di hard rock/power/pop metal che andavano di moda nella seconda metà degli anni novanta, quando un cospicuo numero di rincoglioniti seguiva con devozione robette quali Stratovarius ed affini. Triste a dirsi, i Sonata Arctica furono una delle ultime band di un’epoca ormai lontana che mi riuscì a scucire qualcosa dal portafogli senza avere ascoltato una nota che sia una. Leggi il resto di questa voce

FREEDOM CALL – “Land Of The Crimson Dawn” (Spv)

Non giriamoci intorno con frasette ad effetto, mezze verità e stronzate da bottegai sfatti di crack, diciamocelo senza veli, se ascolti i Freedom Call e ti piacciono, rinuncia ad ogni alibi, sei frocio, punto e basta. Questa è una delle tante cose che il buon Aldo mi ha insegnato dopo anni al timone di Metal Shock (quello vero) e dopo essere io entrato a fare parte di questa ciurma maledetta. Come dice Francesco Ceccamea, la merda l’ascolto per ‘la causa’, ma almeno mi diverto. Ascoltare per forza di cose dischi di qualità mi annoierebbe, non troverei forse stimoli, ecco perché ormai mi sono abituato alle mie inclinazioni da monnezzaro del metallo, infondo è più in linea con la brutalità del blog, non credete anche voi? Leggi il resto di questa voce

RAGE: beccatevi il nuovo video!

Certo Brutal Crush non è proprio la voce più adatta per presentare il nuovo album dei Rage, una band che tanto fece di buon in passato ma che sembra avere perso tutto il fascino di capolavori come “Reflections Of A Shadow” e “Trapped!”, due dischi che erano concentrati del più granitico e roccioso power metal made in Germany! Leggi il resto di questa voce

KALEDON – “Mightiest Hits” (Scarlet)

I Kaledon sono degli amici, sono una delle band della Capitale a cui per mille ragioni sono più legato, in fondo li ho visti crescere, ancora ricordo i loro primi concerti nei piccoli club romani, quando il power metal andava per la maggiore. I ragazzi sanno bene che non ho mai stravisto per dragoni, spade e folletti, però sanno anche che ho sempre supportato la loro tenacia, il loro crederci fermamente. Ad ogni modo, in vita mia tutto mi sarei aspettato tranne che un giorno avrei commentato addirittura un loro best of, una raccolta del loro meglio che per me è molto di più di una serie di canzoni estratte dai vari album. “Mightiest Hits” è una specie di scrigno dei ricordi, ricordi di alcuni frammenti della mia gioventù, di quando con gli amici ci vedevamo ogni fottutissima sera e si bevevano svariati litri di birra, si cercavano ragazze in ogni dove, si programmava dal Lunedì cosa si sarebbe dovuto fare il Venerdì, anche se alla fine ti ritrovavi sempre e comunque al Black Out, con il Gabbrio di fronte la porta del bagno, a braccia conserte, pieno di ferraglia fino al collo; Leggi il resto di questa voce

DRAGONLAND – “Under The Gray Banner” (AFM)

La Svezia, patria di grandissime fighe e poco altro, tra le varie amenità che ci ha offerto può (s)vantare anche i Dragonland, forse uno degli act più stupidi di tutta la scena epic power merdal nordica di sempre. Erano 5 anni che ci eravamo tolti dagli zebedei ‘sta cosa demenziale ed invece… Invece no, eccoli di nuovo on the road con l’ennesimo minestrone di concime, la solita salsa gay epic per invertiti che gli spadoni li usano per soli scopi sodomiti. “Under The Gray Banner” è veramente qualcosa di insulso, qualcosa che ti porta disgusto non appena premi il bottone virtuale del play sul tuo iTunes. Draghi, fate, merletti, maghi onanistici e damigelle fallocratiche, questo si nasconde dietro i pomposi titoli delle canzoni qui contenute, con tanto di ‘checca voice’ che ci narra gesta indegne addirittura del primo tragico Fantozzi. Leggi il resto di questa voce

BLIND GUARDIAN – “Memories Of A Time To Come” (Emi)

Quando è arrivato nelle mie mani questo best of dei Blind Guardian ho avuto non poco da riflettere. Mi è subito venuto alla mente un concerto dei primi anni ’90 al Circolo degli Artisti, quando a vederli eravamo in poco più di 100 ed Hansi Kursch, praticamente, il basso lo teneva a spalla per sport, incredibile a dirsi era il tour di “Imaginations From The Other Side”. Andai a vederli perché pochi giorni prima, di fronte al Palaeur di Roma (oggi Palalottomatica), in occasione del The X Factour dei Maiden un paio di ragazzi davano i volantini che pubblicizzavano il concerto dei Blind, band praticamente sconosciuta a tutti i presenti. Morale della favola, visto che al Circolo ero un abitué ed il prezzo del biglietto faceva ridere, mi dissi ‘perché no?’. Alla fine dei conti ho un bel ricordo di quell’evento, ricordo che fu una buona scusa per bere qualche birra e conoscere una ragazza con cui passai alcuni piacevoli momenti. Il dopo, la fama che raggiunsero eccetera è storia conosciuta, Ceccamea è stato esaustivo a riguardo nel suo speciale. Leggi il resto di questa voce

UNISONIC – “Ignition” (Edel): Vincenzo Barone ha analizzato per voi il nuovo album della band di Kiske e Hansen!

Le All-Star band vanno trattate con cura, maneggiate ed ascoltate con quel po’ di attenzione in più, non fosse altro per non inimicarsi fan, case discografiche e personaggi di spicco della scena. Personalmente ho vissuto in passato esperienze simili con la rilassatezza tipica di chi decide, suo malgrado, di farsi una corsetta su un campo minato: si può saltare in aria ad ogni nuovo passo! Da sola la line-up degli Unisonic può rendere nervosi, musicalmente parlando: Kai Hansen (membro fondatore degli Helloween e poi leader dei Gamma Ray) alla chitarra, la sezione ritmica dei Pink Cream 69 (che vede Kosta Zafiriou alla batteria e Dennis Ward – noto anche, e forse soprattutto, per il suo lavoro di produttore per nomi del calibro di Angra, House Of Lords, Primal Fear, Krokus e i suoi Place Vendome, tra gli altri – al basso), Mandy Meyer (nei Gotthard prima e nei Krokus poi) all’altra chitarra, ed infine dietro al microfono nientepopòdimenoche mister Michael Kiske, primo singer solista degli Helloween e poi transfugo pentito dall’universo metal, mai però così nettamente abiurato in fin dei conti. Leggi il resto di questa voce

KALEDON: beccatevi il nuovo video!

Ok, qui a Brutal Crush non abbiamo mai trattato il power metal, come per il metal core abbiamo evitato con estrema cautela di parlarne. Il motivo? Siamo della vecchia scuola del maestro Mingoia, ci piacciono le donne, il pecorino con le fave ed il death metal: dai cazzo! Leggi il resto di questa voce

Michael Kiske e Kai Hansen di nuovo insieme!

Vi ricordate gli Helloween? No, non dico quelli con un certo Andi Deris alla voce, mi riferisco a quella band crucca che vedeva insieme la coppia Kiske/Hansen, quella bizarra coppia che ha scritto due dischi che hanno letteralmente rivoluzionato la storia del metal classico dei tempi, i “Keeper Of The Seven Keys I & II” che tanto ancora riecheggiano nei ricordi di tutti. Bene, la strana coppia è tornata finalmente insieme! Leggi il resto di questa voce

ICED EARTH – “Dystopia” (Century Media)

Gli Iced Earth, per molti un autentico culto, per altri una band mediocre, per me niente di più del nome dietro cui John Schaffer cela il suo spasmodico egocentrismo, roba che il Mustaine dei tempi più tossici era un abile diplomatico al confronto. Ad ogni modo, mettendo da parte certi commenti superflui, “Dystopia” è il decimo album della band di Tampa, questo lo sappiamo già tutti, il problema è che tutti si chiedono come suona. Personalmente, non essendo mai stato un fanatico di Schaffer e compagni, non è che mi aspettassi chissà cosa, per quanto devo ammettere che album come “Night of the Stormrider”, “Something Wicked This Way Comes” ed “Horror Show” non sono stati per poco tra i miei ascolti preferiti, tanto che ancora oggi qualche volta girano sul mio piatto, in particolar modo “Night…” che nella sua rozzezza conservava una magia tutta particolare. Leggi il resto di questa voce

FREEDOM CALL – “Live In Hellvetia” (Spv)

Dite quello che vi pare, sarò di parte e probabilmente mi sbaglierò, ma i pochi fanatici dei Freedom Call che ho avuto la sfortuna di conoscere erano dei reietti. Sarà che nel giro sono sempre stati definiti i paladini del gay metal, ma proprio non capisco come facciano a piacere a chi alle curve femminili preferisce la ruvida verga, inclusi coloro i quali si trovano la fidanzatina di copertura per fingersi etero. I Freedom Call li ho sempre visti più come una band per bambine che giocano con le Wings, che non come la colonna sonora dei sogni erotici di chi frequenta il Mucca Assassina. Accertato che chi li segue di musica non capisce molto, non me la sento di definirli come l’alternativa borchiata ai vari Village People, Soft Cell, Boy George e Bronski Beat, band che hanno stravolto più di una generazione, non solo milioni di chiappette. Leggi il resto di questa voce

Anteprima: EDGUY – “Age Of The Jocker” (Nuclear Blast)

C’é stato un tempo in cui gli Edguy sembrava dovessero diventare la più grande band della storia del metal, ben al di sopra di gente come Maiden, Priest e Metallica, non scherzo. Forse i meno giovani tra di voi ricorderanno i fiumi di inchiostro che più di un cretinotto sprecava per incensare mediocri dischi di power metal scanzonato e fanciullesco come “Vain Glory Opera”, a suo tempo un must su qualsiasi magazine insieme a “Vision” degli Stratovarius, due dischi che forgiarono una generazione di imbecilli, lo dico perché con un paio ho avuto dei rapporti di amicizia. Ricordo anche qualche mia coetanea che sbroccava per il cantante, Sammeth, quel nanerottolo calvo che quando canta fa il verso a Dickinson. Un pregio artistico però questi ragazzi ce l’hanno, negli anni si sono distaccati dal power ‘merdal’ più scanzonato e stupido per abbracciare la causa dell’hard rock, una scelta non condivisa da tutti, ma che almeno li ha resi più ‘seri’, si fa per dire. “Age Of The Jocker” altro non fa che proseguire un discorso iniziato da quel “Hellfire Club” che tanto fece discutere nel 2004, perciò parliamo di un disco solido fatto di riffoni all’americana, ritmi incalzanti e grandi cori perfetti per i live show. Leggi il resto di questa voce

RHAPSODY OF FIRE – “From Chaos To Eternity” (Nuclear Blast)

Essere l’unico in redazione disposto a recensire il nuovo cd degli ex Rhapsody non è una cosa che mi regala tutto ‘sto entusiasmo. Chiamatemi prevenuto, chiamate come vi pare, la mia vita non cambia, se non in peggio. Probabilmente sono il meno adatto per recensire certe cose troppo barocche e fiabesche, vi dico solo che che tra le mie band del cuore posso ancosa vantare Hellbastard, Carnage, Old Lady Driven, Cadaver, Spazztic Blurr, Unseen Terror e Terrorizer, per il 99% di voi roba totalmente sconosciuta, ma vi garantisco che parliamo di gente va ben oltre la semplice brutalità. Che devo fare? A Roma si dice che a chi tocca nun se ‘ngrugna, perciò famosela passà e parliamo di “From Chaos To Eternity”. La carriera di Rhapsody l’ho involontariamente seguita sin dagli esordi, da quel “Legendary Tales” che tanto scalpore fece a livello internazionale, un disco onestamente unico, lo dico senza ironie, bello perché univa la teatralità della musica sinfonica con il power metal alla Helloween, veramente un gran disco. Il problema è che certe uscite sono un’arma a doppio taglio, sono così uniche che non permettono un’evoluzione, perciò hai due scelte, o ti ripeti all’infinito, o ti sciogli e rimani nella storia diventando un culto. Leggi il resto di questa voce

Solo per i classic maniacs, il nuovo video dei SEVEN WITCHES!

Ieri sera Jack Frost ha reso disponibile il video di “Fields Of Fire”, primo estratto dal prossimo album, “Call Upon The Wicked”. A questo giro della partita fa parte anche Mike LePond dei Symphony X, non esattamente l’ultimo degli incapaci. Vi possiamo anticipare che, ad esclusione di quanto qui potete sentire, il nuovo materiale che abbiamo avuto la possibilità di ascoltare in anteprima non ci è sembrato malvagio, anzi siamo convinti che molti amanti del metal più classico ed old school rimarranno soddisfatti da quanto hanno preparato per loro i Seven Witches: enjoy! Leggi il resto di questa voce

TIMO TOLKKI – Eccovi le parole di un uomo che ha fatto sognare, piangere ed ha stupito milioni di ragazzi in tutto il mondo

intervista di Tarja Virmakari 

Timo Tolkki e la bella Tarja durante l'intervista

Gli Stratovarius, a questo a dedicato tutta la sua esistenza Timo Tolkki, al sogno poi realizzato di ‘sfondare’ con la sua musica. E’ partito dal basso Timo, ha fatto tanta gavetta senza mai smettere di crederci e di fango ne ha mangiato tanto prima di arrivare a quel successo che ne ha fatto una stella del metal a metà degli anni novanta, quando sembravano esistere solo tre generi musicali, power metal, black metal e new metal. Album come “Episode”, “Visions” e “Destiny” hanno veramente spopolato in tutto il mondo. Certamente non erano pochi i critici del fenomeno, forse non a torto, un esempio lampante è il nostro Aldo che li ha sempre giudicati la versione economica degli Helloween e niente di più, ma resta il fatto che quei dischi e quel periodo sono esistiti e qualcosa cambiarono, per quanto oggi sembra quasi che stiamo parlando di eventi preistorici. Comunque, ad un certo punto della sua vita, Timo ha dato di matto come si dice in gergo, ha iniziato a vivere una sorta di crisi mistica che lo ha portato prima a sciogliere la band, poi a riformarla ed infine a lasciare tutti i diritti su nome e canzoni agli altri componenti, oggi anch’essi inesorabilmente sulla via del tramonto. Così, dopo una breve esperienza con i Revolution Renaissance, se ne torna in pista con un libro e con un nuovo progetto tutto all stars! Signore e signori, la parola a Mr. Tolkki…

Veniamo entrambi dallo stesso quartiere di Helsinki. A che età hai scoperto la musica, e quando hai scoperto che sarebbe stata la tua vita?
Immagino di non averlo ancora scoperto. O forse sì, nel 1994, quando capii che gli Stratovarius avevano raggiunto un certo status. Prima di allora era fondamentalmente un mucchio di lavoro con poche soddisfazioni. A casa i miei genitori ascoltavano sempre musica, lo stereo era sempre acceso; per la maggior parte, canzoni finlandesi. La mamma mi disse che avevo tre anni quando si accorse che mi piaceva ascoltare musica. Ho cominciato a suonare la chitarra a sette anni, era una Landola con le corde di nylon. In quel periodo erano di moda gli Abba e i Beatles, oltre ovviamente al pop finlandese. È così che ho cominciato. Non mi piaceva molto quella musica, ma era ciò che si ascoltava a casa. Ho fondato la mia prima band a 13-14 anni; in quel periodo i miei gusti musicali si avviavano verso l’heavy metal grazie a Deep Purple e Rainbow. Ho avuto la mia prima chitarra elettrica a 10 anni. Lì cominciai ad esercitarmi massicciamente circa otto ore al giorno, per 7-8 anni. Ovviamente la scuola e la mia vita sociale passarono un po’ in secondo piano, ma nonostante questo non pensavo che quella sarebbe potuta diventare la mia vita… anche se ho iniziato a intuire qualcosa quando una ragazza mi chiese se poteva darmi un bacio! Leggi il resto di questa voce

ANGRA – La dea del fuoco si è risvegliata!

Intervista raccolta da Tarja Virmakari

Gli Angra,  power/progressive metal band di São Paulo, sono conosciuti per aver inserito nella loro musica elementi tribali propri della tradizione della loro terra d’origine. La storia del gruppo inizia nel 1991 con un successo immediato:  il loro debut album Angels Cry (1993) raccoglie grandi consensi in Brasile come in Giappone, dove riuscì a vendere 100.000 copie. In quell’anno gli Angra furono notati dalla rivista brasiliana Rock Brigade, ottenendo nomination come Best new band, Best album, Best singer, Best album cover and Best keyboard player. Dopo 6 album di grande successo, nel 2008 cambi di line-up e problemi con il management costrinsero la band a uno stop; ma solo per poi poter rinascere e risalire sul palco, più forti che mai, maturati e con la stessa passione di condividere con il pubblico emozioni profonde, calde ed infinite… La Dea del Fuoco, Angra, si era risvegliata. Anche se normalmente ascolto metal più pesante, anche se ho il cuore che batte con i ritmi del metalcore, mi trovo profondamente affascinata davanti ad un album come Aqua.  Ammetto che prima conoscevo poco la musica degli Angra, ma in questi ultimi giorni mi sono fatta una bella full-immersion, molto piacevole. Non posso non fermarmi ad ascoltare, rilassarmi, e, magari, vedere scorrere davanti agli occhi qualche atto shakespeariano… Il telefono squilla e torno alla realtà: sono le 16.00 e la voce simpatica di Rafael (Bittencourt, chitarrista) mi saluta dal Brasile.

Ciao Rafael, voglio partire con qualche domanda generale. Il nome della band, Angra, da dove deriva e perché l’avete scelto?

Ciao a te, Tarja! La parola Angra appare in molte diverse civiltà antiche ed è sempre legata ad un tema più ampio, riferibile al mistero ed ad eventi strani. In realtà, la parola originale è Angora. Nel vecchio Egitto si riferiva a una sorta di entità malefica. Nel nostro linguaggio brasiliano nativo Tupi-Guarani è il nome di una dea del fuoco, così abbiamo unito Angora con la Rabbia e l’Arrabbiato per formare una parola forte e con un bel suono.

Da quali band arrivano le vostre influenze principali? E qual è il segreto della vostra ispirazione?

Se devo dirne solo una direi Queen, ma naturalmente anche Iron Maiden, Deep Purple, Rush, Pink Floyd, Black Sabbath sono tutti gruppi che c’ispirano molto. Voglio far dimenticare i problemi personali e far tuffare il pubblico nella nostra musica, insieme a noi. La musica ha la capacità di far dimenticare le proprie stronzate personali. Ed è qualcosa che va condiviso. Non dovrebbe essere visto come qualcosa che noi portiamo al pubblico, ma come qualcosa che è già lì, già presente. Quello che facciamo è catturare l’attenzione del pubblico per rendere il nostro momento comune un po’ più allegro.

Tra il penultimo Aurora Consurgens e Aqua ci sono 4 anni. Che cosa avete fatto in questo periodo?

Beh, un sacco di cose. Subito dopo l’uscita dell’album, nel 2006, la band ha suonato in giro per oltre un anno. Nel 2008 abbiamo avuto una vacanza “forzata” a causa di problemi con il manager e con il batterista precedente. Durante quel periodo tutti noi abbiamo lavorato su progetti paralleli e le carriere da solista. Nel 2009 ci siamo riuniti per un tour insieme ai Sepultura in Brasile, America Latina e altri paesi. Alla fine del 2009 abbiamo iniziato a scrivere le canzoni per il nostro nuovo album, Aqua… Ed ora sono qui a parlare con te! (ride) (Leggi tutto)

MASTERPLAN – “Time To Be King” (AFM)

Sicuramente il colpo era stato duro quando Jorn Lande ed il batterista (e co-fondatore) Uli Kusch decisero di lasciare la band, ma Roland Grapow non si lasciò prendere alla sprovvista e nel 2007 pubblicò MK II con l’ex Riot Mike Di Meo, un ottimo singer, ma totalmente differente dal carisma di Jorn. Queste due assenze si sentirono anche nel sound di MK II, un album sicuramente di stampo più melodico ma sicuramente importante per la carriera della band. Oggi tornano con Time To Be King, un ottimo lavoro dove rifanno la loro comparsa il sound dei primi lavori e l’ugola d’acciaio di Jorn Lande, con l’implacabile Mike Terrana dietro ai tamburi. Il sound di Time To Be King getta un ponte tra sonorità power ed altre più hard rock, con la voce di Jorn che riesce a modularsi alla perfezione in entrambe le sonorità -e questo era più che scontato. Una decina di brani dalla forte vena melodica dove emerge anche il chitarrismo di Grapow, mai troppo invadente anzi perfetto per questo sound. Già Fiddle Of Time ci catapulta nelle dure atmosfere del cd: la voce di Jorn come sempre eccellente, buono il lavoro tastieristico di Axel Mackenrott e la chitarra di Grapow sa essere incisiva nei riff e ricca di pathos e melodia nei solos. Leggi il resto di questa voce

RHAPSODY OF FIRE – “The Frozen Tears Of Angels” (Nuclear Blast)

Si scrive Rhapsody Of Fire, ma per tutti si legge semplicemente Rhapsody. La band di Turilli, dopo un lungo periodo di silenzio dovuto più a beghe burocratiche che ad altro, arriva al settimo album. Un traguardo? Probabilmente si, anche perché non so quanti avrebbero scommesso sul ritorno dei nostri dopo tutto questo silenzio, senza considerare che il momento d’oro del power metal è un lontano ricordo. “The Frozen Tears Of Angels” è un album che sembra volere mettere i puntini sulle ‘i’. Se qualcuno si aspettava un cambio di rotta si sbagliava di grosso, i Rhapsody Of Fire sono tornati per come li abbiamo sempre conosciuti, nel bene e nel male. Potenti, maestosi e bombastici, Lione e compagni ci propongo un album di genuino symphonic power metal alla Rhapsody, con tutti gli annessi e connessi; arrangiamenti barocchi, virtuosismi a volontà e via dicendo. Marcia in più di questo “The Frozen Tears Of Angels” è la qualità delle composizioni in quanto tali. Leggi il resto di questa voce