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Poveracci…

music-slayerGli Slayer, o almeno quello che ne rimane, che brutta fine. Senza Hanneman, senza Lombardo, senza Rick Rubin, e adesso senza American e su Nuclear Blast. Leggi il resto di questa voce

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BEHEMOTH: il sangue di Nergal su ogni copertina del nuovo album? Se ci credi sei proprio un deficiente!

Sad-NergalSemplice, per farsi pubblicità le band si inventano di tutto. E’ da quando Benton (Deicide) disse che a 33 anni si sarebbe tolto la vita che, almeno in ambito estremo, ci sono band che fanno a gara per spararla più grossa. Il perché? Scioccare i minorenni ed i maggiorenni con il quoziente intellettivo di un bonobo. Leggi il resto di questa voce

Speciale NUCLEAR BLAST: Hypocrisy, Lingua Mortis, We Came As Romans & The Defiled!!!

hypocrisyMi mancava scrivere qualche recensione? Si, no, boh, forse… Di sicuro mi mancavano le nuove uscite, era un botto che ascoltavo solo vecchia roba, buona quanto volete, ma sempre vecchia. Mi sono avvicinato ai nuovi dischi della NB con curiosità e con quel pizzico di insana incoscienza tipico di chi per la prima volta va a puttane e non sa che probabilmente si troverà di fronte un ‘puttano’ (allora si che so cazzi). Leggi il resto di questa voce

I grandi del thrash tedesco tutti insieme appassionatamente!

Non appena la notizia che il Beastival, festival Tedesco che avrà luogo in quel di Geiselwind nella prossima primavera, vedrà riuniti sullo stesso palco i Big 4 del thrash tedesco, leggasi Kreator, Tankard, Destruction e Sodom, si è subito alzato un bel buzz mediatico fra fans (giustamente) esultanti e le solite polemiche, solitamente sollevate da gente che riuscirebbe a polemizzare anche sul fatto che se si mette una pentola piena d’acqua sul fuoco, “incredibile dictu”, dopo una decina di minuti inizia a bollire. Cosa ci sarebbe mai di male in un festival (al quale magari seguirà anche un tour …) che riunisce sullo stesso palco le quattro maggiori bands del thrash metal tedesco? Nulla, ma nonostante la semplicità di questo ragionamento è arrivato il solito sbroccaggio (come direbbe il grande Niccolò Carli) a colpi di “sono finiti”, “lo fanno solo per soldi”, “ormai è un trend” e via discorrendo. Premetto che per motivi anagrafici (i quaranta si avvicinano inesorabili …) non posso essere sospettato di essere un fan dell’ultim’ora del cosiddetto “teutonic thrash” ma di aver vissuto praticamente in diretta l’esplodere di questi quattro gruppi (mi bastò giusto recuperare gli albums d’esordio… sarei un bugiardo se vi dicessi che ero già così metallaro nel 1984 da chiedere alla mamma di comprarmi In The Sign Of Evil per festeggiare la promozione in seconda media!) e mi preme per questo rilevare un fatto puramente storico. Mentre già a fine anni ’80 si parlava di “quadrilatero del thrash” o di “big four del thrash americano” riferendosi a Metallica, Megadeth, Slayer e Anthrax (con qualche critico o fan che lamentava l’assenza di Exodus o Testament da questo ristretto club), la stessa cosa non avveniva per le bands tedesche, più giovani e con dati di vendita nettamente più bassi. Da questo unico punto di vista si può rimarcare la “secondarietà” della scena tedesca rispetto a quella americana. D’altro canto il thrash tedesco, proprio per la sua maggiore intransigenza, è diventato con il tempo quasi un sinonimo del concetto stesso di thrash metal (almeno in Europa) e mentre oltre oceano, se escludiamo gli Slayer, assistevamo a contaminazioni con l’hip-hop (Anthrax) e a netti ammorbidimenti del sound (Metallica e Megadeth), in Europa i Tankard continuavano a sparare thrash alcolico a tutta velocità, i Kreator raggiungevano forse il proprio apice con la doppietta Extreme Aggression / Coma Of Souls e i Sodom riuscivano a mantenere alte le proprie quotazioni con dischi come Better Off Dead o Tapping The Vein (dove brutalizzano ulteriormente il proprio sound). Unici esclusi i Destruction che, più sensibili alle sirene statunitensi, prediligono un approccio più tecnico che li porterà velocemente ad implodere per poi riformarsi nel 1999. Una veloce panoramica che serve a far capire che non c’è nulla di immeritato nel definire oggi Kreator, Destruction, Sodom e Tankard come i “Big Four” del thrash tedesco, visto che quel sound forgiato in oltre vent’anni di carriera ha creato uno stile riconoscibile e con migliaia di imitatori, al pari di quello americano, prediligendo un approccio più selvaggio e fedele alle origini del thrash metal. Un altro piccolo particolare: escludendo volutamente tutti i festival e le situazioni in cui queste bands hanno suonato insieme, non si può non dimenticare che un tour simile è già stato fatto oltre dieci anni fa (si chiamava Hell Comes To Your Town e annoverava Kreator, Destruction e Sodom che facevano gli headliners a rotazione, mentre ad aprire, in molte date, c’erano gli Holy Moses). Insomma gli organizzatori del Beastival e la rivista Legacy che ha messo fuori la mini compilation The Big Teutonic 4 (appoggiato dalla Nuclear Blast) per pubblicizzare l’evento non hanno a mio parere fatto nulla di così straordinario mettendo fuori questo EP, dove i nostri quattro grandi omaggiano le due bands ritenute alla base del thrash metal tedesco, ovvero Iron Maiden e Motorhead (avrei allargato il discorso a Venom e Tank, ma questo è un altro discorso). Già sentite le brillanti cover di Kreator (The Number Of The Beast), Tankard (The Prisoner) e Destruction (The Hammer), mentre parzialmente inedita la versione “sodomizzata” di Ace Of Spades (registrata solo nel Live In Bangkok). Insomma, bando alle seghe mentali, se riusciranno ad accordarsi per fare un tour insieme e vengono in Italia, io ci vado e mi distruggo l’osso del collo a furia di headbanging mentre voi rimarrete su facebook a discettare sull’opportunità di operazioni del genere, sull’importanza storica di queste bands ecc … sono stato chiaro? (Stefano Giusti)

E qui ci si sposta sulla stupidità intrinseca del vero metalliota: Soilwork – The Living Infinite (Nuclear Blast, 2013)

Fra: Ehi, che ne pensi dell’ultimo Soilwork, a me si sta bagnando di brutto la vagina mentre lo ascolto.

Ema: te l’avevo detto che era bello.

Fra: molto bello…

Ema: è pieno di filler, ma sticazzi sono anche venti pezzi!

Fra: sì, ci sta…

Ema: poi come cazzo canta Speed!, Sembra il Serj Tankian del death melodico.

Fra: sì, bravissimo!

Ema: versatilità mostruosa!

Fra: Concordo!

Ema: poi la cosa davvero miracolosa è che anche i pezzi melodici sono carichi di tensione. Voglio dire, si fa presto con le sparate a trecento all’ora in doppia cassa, ma far suonare frizzante una mezza ballad è un’impresona…

Fra: a quale brano ti riferisci?

Ema: eh chi cazzo se lo ricorda! Leggi il resto di questa voce

I 30 dischi Death Metal migliori di sempre!

BRUJERIA_-_MATANDO_GUEROSDopo David è toccato a me preparare una di quelle classifiche che difficilmente riusciranno mai ad unire le preferenze di tutti, anzi probabilmente farà il contrario. Prima delle feste natalizie, Aldo mi ha chiesto di stilare un po’ di cose, tra queste una classifica dei 30 dischi migliori della storia del death metal. Leggi il resto di questa voce

The brutal cult is back: SUFFOCATION – “Pinnacle Of Bedlam” (Nuclear Blast)

Suffocation-Pinnacle-of-BedlamOk cazzo, stiamo calmi, ho detto stiamo calmi! Ricapitoliamo, quando nel 2004 i Suffocation sono tornati con “Soul To Deny”, ho buttato il cd dalla macchina in corsa lanciando svariate maledizioni contro i tipi della Relapse che, pur di mangiare alle spalle del ‘mito’, avevano permesso l’uscita di quella mezza schifezza scialba ed anonima. Leggi il resto di questa voce

Gente nata nel periodo sbagliato: WITCHCRAFT – “Legend” (Nuclear Blast)

Mentre penso alle folli notti che mi aspettano con la mi dicono bella Titti Angeramo, nostra collaboratrice che ho saputo vorrebbe divenire la mia fidanzata, ma che se gradisce colmerò solo di tanto sesso essendo ahimé sposato con prole, mi distraggo ascoltando in modo vizioso il nuovo “Legend” dei miei amati Witchcraft. Debutto su Nuclear Blast dopo anni passati in casa Rise Above, questo disco non cambia di una virgola quanto la band ha inciso fino al penultimo “The Alchemist”, parlo dell’immutata formula beat prog anni ’60, a tinte darkeggianti, vintage abbestia. Come ho detto in alcune occasioni conviviali, i Witchcraft sono una di quelle band che sarebbe dovuta nascere, crescere e morire in contemporanea con gente come Coven, High Tide, Bodkin, Quatermass e Black Widow, finanche i suoni e la produzione sono old fashioned, roba da non crederci. Leggi il resto di questa voce

CATHEDRAL – “Anniversary” (Rise Above)

Il canto del cigno, l’addio, per questo “Anniversary” si potrebbero dire le solite mille frasi fatte che si svendono ai funerali o nelle più tristi ricorrenze. Di fatto con “Anniversary” la band dell’ex voce dei Napalm Death, Lee Dorrian, chiude la storia della più importante doom metal band del mondo e lo fa bene: alla faccia della Nuclear Blast, finalmente due spicci con i Cathedral se li becca tutti lui facendo uscire l’album per la sua Rise Above. Definiti a suo tempo i Black Sabbath a 16 giri,  con il debutto “Forest Of Equilibrium” la band di Coventry riportò in auge l’ormai dimenticato doom metal, un doom però diverso da quello dei vari Saint Vitus, Trouble e Count Raven, un doom estremo, lentissimo e funerario, un doom che prendeva i Black Sabbath e li rallentava come nessuno aveva osato mai fare prima. Leggi il resto di questa voce

ORIGIN – “Entity” (Nuclear Blast)

Non penso che un bel disco di sano brutal death sia l’ascolto più consigliabile per una serata romantica con la propria tipa, ve lo dico per esperienza diretta. Resta il fatto che per noi di Brutal Crush un disco degli Origin è quasi pari ad un orgasmo. “Entity” non delude le aspettative dei fans e tranquillizza chi non aveva visto bene questo cambio da Relapse a Nuclear Blast. La band del Kansas è riuscita nell’ardua impresa di bissare la grandezza del precedente “Antithesis”, universalmente riconosciuto come il loro masterpiece. All’interno di “Entity” troverete le regole, vecchie e nuove, di come deve suonare un disco di malvagio, marcio, incontaminato ed ultratecnico disco di brutal death nel 2011; 11 brani per 36 minuti scarsi di violenza allo stato brado in cui si fondono chirurgicamente velocità inimmaginabili con riffoni spacca sassi e brevissimi solos al fulmicotone, senza dimenticare le peripezie funamboliche delle 4 corde. Leggi il resto di questa voce

GOTTHARD – “Heaven: Best Of Ballads Part. II” (Nuclear Blast)

Ogni amante dell’hard rock melodico dovrebbe aver ascoltato almeno un brano dei Gotthard. Il2010 ha segnato un momento di tristezza per la perdita di due grandi singer. Il primo è stato il grande Ronnie James Dio, stroncato da un maledetto cancro ed il secondo è stato Steve Lee, cantante degli svizzeri Gotthard. Lee è morto per un incidente stradale, travolto da un tir mentre indossava in area sosta un giubbotto impermeabile, una morte veramente assurda  che ci ha strappato un’altra grande voce, è proprio il caso di dire che il fato, il destino, arriva quando meno te l’aspetti. Logicamente basta leggere il titolo, scordatevi per un momento l’hard rock della band e preparatevi a gustarvi la voce di Lee, quella più intimista, melodica e malinconica che tocca direttamente l’anima ed il cuore. “Heaven”, sicuramente il posto da dove ora ci guarda il buon Steve, è una lenta ballad, intensa carica di feeling, che sa farci emozionare, così come anche la successiva “What Am I” sa rapire la nostra attenzione con un brano acustico; praticamente una cover di Eddie Brickel & The New Bohemians, che ricorda alcune cose del miglior Rod Stewart  dove anche la voce di Lee riesce a modularsi avvicinandosi molto a quella dell’ex Faces. Leggi il resto di questa voce