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#18 Brutal Book: Vincenzo Trama – “Black Metal, Il Sangue Nero di Satana” (Ass. Cult. Il Foglio)

black_metal_barbieChe bello andare in libreria e trovare, mentre si spulcia fra gli scaffali, un libro con un titolo del genere, ti riappacifica col mondo! Certo, mi direte, a cosa diavolo serve scrivere ancora qualcosa riguardo alla storia dei primi anni del black metal quando è già stato scritto di tutto? Leggi il resto di questa voce

La musica oscura e brutale del vecchio catecnismo! Crest Of Darkness – In The Presence OF Death (My Kingdome Music, 2013)

I Crest Of Darkness non sono nati ieri. O forse sì, se per ieri si intende la metà degli anni 90. Vengono dalla Norvegia e hanno all’attivo ben sei album, fra mini e full-lengths. Godono di una certa reputazione nel sovrappopolatissimo mondo del metallo nero, ma non a caso. I nostri hanno dalla loro un gran gusto e notevole tecnica che però non sperperano in noiosissime suite strumentali o passaggi impossibili, no niente di tutto ciò!
I C.O.D. hanno il dono della sintesi. Ma andiamo adagio e con ordine.
Concepiti dal cantante/bassista Ingar Amlien (già in forze nei Conception) i Crest Of Darkness sono il prodotto delle sue più grani passioni: la musica oscura e brutale, il satanismo come predicato dalla Chiesa Di Satana di Anton LaVey e la sua Bibbia Satanica e il vampirismo… insomma le classiche attività che si fanno al catechismo.
Trovo che la loro proposta sia musicalmente molto interessante pur non presentando niente di nuovo o totalmente originale. In questo In The Presence Of Death, album di black metal moderno, moderatamente tecnico, ci sento del thrash vecchia scuola (tedesco…), degli accenni al death primordiale e a tratti un “sentire” molto anni 80, senza per questo dover per forza pensare al revivalismo così tanto comune ai giorni nostri.
Non fatevi ingannare dall’intro: questo non è un live album!
In The Presence Of Death, il pezzo, fa il suo sporco dovere e mette subito in chiaro le intenzioni del trio: nessuno uscirà vivo di qui! Leggi il resto di questa voce

I 30 dischi Black Metal migliori di sempre!

black metalDopo avere messo giù la lista dei 30 dischi death metal migliori di sempre, era quasi scontato che dovessi produrre anche quella black. In questo caso la storia è stata lievemente più complicata, non per la solita dolorosissima scelta con tagli annessi, sia chiaro, ma per un discorso terminologico-storico. Leggi il resto di questa voce

Ascolti black metal? Questa è la tua ultima speranza: RAGNAROK – “Malediction” (Agonia Rec.)

Sto parlando con voi che avete il “Live in Grieghallen” dei Gorgoroth e lo guardate almeno due volte al dì solo per Gaahl e non per le tipe crocefisse e le teste di pecora. Sto parlando con voi che credete che il prossimo album dei Mayhem sarà un capolavoro annunciato. Sto parlando con voi che quando prendete l’aereo per andare in Svezia usate le borchie anche sotto al metal detector. Rizzate le orecchie, chiudete Youporn e andate su iTunes perché sono tornati i Ragnarok, l’unica speranza rimasta per voi blackster incalliti. “Malediction“, un album così nero che neanche Mastrolindo incazzato potrebbe lucidarlo, il chiaro esempio di vuole ancora credere che il black metal non è morto, ma riposa nel cuore di chi l’ha vissuto. Leggi il resto di questa voce

BURZUM – “From The Depths Of Darkness” (Black On Black)

Dopo due dischi biecamente inutili e stupidotti come “Belus” e “Fallen”, il nostro criminale preferito ritorna con un disco che sa tanto di presa per il culo. Sono sempre stato convinto che certi capolavori non vadano mai toccati, ad esempio dubito che sarebbero in molti ad accogliere con piacere album come “Show No Mercy”, “The Legacy” e “Among The Living” se fossero risuonati oggi, perderebbero la loro naturale magia, il loro perché. E’ anche vero che se non hai un euro in tasca ed hai passato gli ultimi anni della tua vita in galera (sempre che i centri di detenzione norvegesi possano essere definite tali), qualcosa per la pagnotta te la devi inventare e non è detto che riesci a cagare un disco all’anno, anche se poi nel caso di Mr. Burzum ci vuole poco trattandosi di un riff a canzone esageratamente dilatato ma che, secondo qualche rincoglionito domenicale, fa tanto ‘atmosfera’. Bene, su “From The Depths Of Darkness” altro non troverete che i primi due dischi marchiati Burzum, interamente risuonati e riarrangiati, roba totalmente inutile sotto ogni punto di vista. Voi direte, ma almeno suonano meglio? Leggi il resto di questa voce

MIDNIGHT ODYSSEY – “Funerals From The Astral Sphere” (Voidhanger Recordings)

Dalle remote lande del continente australiano ci giunge il nuovo lavoro della one-man band Midnight Odyssey, una release decisamente ambiziosa composta da ben 2 CD da 60 minuti ciascuno!!! L’impronta dell’opera in esame è innegabilmente orientata verso un black metal sinfonico denso di elementi onirici, epici e goticheggianti, sino a straripare verso un’attitudine barocca e ridondante di elementi sonori che potrebbero risultare piuttosto pesanti e monotoni ad un orecchio poco allenato. Leggi il resto di questa voce

SVARTTJERN – “Towards The Ultimate” (Agonia Rec.)

Sempre dalla Agonia Records ci giungono gli scandinavi Svarttjern con “Towards the Ultimate”, album che sostanzialmente riprende il discorso interrotto con il debutto. Per chi non avesse avuto l’occasione di avere a che fare con il combo nordico, ciò che viene proposto è il più classico northern black metal della migliore tradizione della scena di Bergen, suonato onestamente ed altrettanto seguito nei suoi più tradizionali canoni. Pertanto, sotto con chitarre splettrate aperte, sfuriate rabbiose alternate a rallentamenti in mid-tempos e screaming vocals della più classica norwegian way, il tutto messo a servizio dell’impatto che le strutture semplici ed essenziali dei pezzi vogliono trasmettere. Direi che nel suo insieme la release sia tutt’altro che censurabile, ovviamente solo se non cercate qualcosa di originale ed innovativo, sia chiaro. Leggi il resto di questa voce

WEAPON – “From The Devil’S Tomb” (Agonia)

Detto fatto, il buon Aldo mi ha esaudito dopo avere recensito qualche detrito discografico. Eccomi perciò a parlare di qualcosa di veramente nero come piace a me, roba per chi è rimasto ancorato al tape trading, alle fanzines in bianco e nero ed ai 7″ a 5.000 lire comprati sula catalogo della Nosferatu, culto! Culto! Culto! La Agonia Records è uno degli ultimi avanposti al mondo per il metal più estremo a senza compromessi, questo senza ricordare l’infinità di micro label che ancora oggi pullulano nell’underground, perciò un plauso alla coerenza ed al coraggio. Si, perché in un periodo di crisi come questo, un periodo in cui i ragazzini si scaricano anche le fighe da torrent, ci vuole tanto coraggio per mettere tenere in piedi una label, produrre dischi di qualità e sperare di venderne un numero di copie sufficienti a sopravvivere. Leggi il resto di questa voce