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Per i tuoi pargoli, i Children Of Bodom!

Chiedo scusa a tutti per la latitanza, mille impegni, non solo lavorativi, mi hanno tenuto lontano da voi miei amatissimi brutalloni. Oggi vi pongo un nuovo quesito, che suona in verità come una riflessione premaman: i Children Of Bodom sono o non sono quanto di più adatto alle orecchie dei neonati? Leggi il resto di questa voce

YNGWIE MALMSTEEN – “High Impact” (Rising Force)

Quando si parla di Yngwie Malmsteen, non possono non venire in mente i primi anni ottanta, quando gli Alcatrazz incidevano uno dei dischi più belli di quel periodo “No Parole For Rock And Roll”. In seguito, la sua lunga carriera solistia è partita con “Rising Force”, disco capolavoro che ha segnato un’epoca e che ha dato il via ad un nuovo modo di suonare e di interpretare la chitarra. Oggi Yngwie è accusato di megalomania, di fare lavori uguali troppo simili tra loro, probabilmente non a torto, ma Malmsteen è uno di quelli che difende il suo stile, che crede in quello che fa e che va avanti seguendo il proprio istinto, giusto o sbagliato che sia. Tutto questo lo ha portato ad avere meno credibilità ed a non avere più una casa discografica. Ma lui non si è assolutamente perso d’animo e si è creato una sua personale etichetta, la Rising Force Records e si sta riscattando pubblicando un po’ quello che gli pare. Dopo l’ottimo “Perpetual Flame”, l’acustico “Angels of Love” e “The Genesis”, con le sue primissime produzioni, torna con una nuova raccolta, forse inutile, ma che racchiude parte del suo meglio strumentale. Sottolineo parte perché mancano “Icarus Dream” e “Crying”, due dei migliori strumentali non solo del chitarrista svedese, ma di sempre, che non erano racchiuse nemmeno nella precedente raccolta di brani strumentali. Ci sono comunque le splendide “Brothers”, “Blue”, “Overture 1622”, e le versioni live di “Far Beyond The Sun” e di “Trilogy Suite”. C’è posto anche per un inedito, la cover, secondo me mal riuscita, del brano più rock dello scomparso Michael Jackson, quella “Beat It” che vedeva Steve Lukather ed Eddie Van Halen come ospiti. Sicuramente una raccolta trascurabile, ma sentire suonare Yngwie è sempre un immenso piacere. (Fabio Loffredo)