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L’Esorciccio – Italia, 1975

Come tutti sanno sono incinta, perciò tra mille accortezze ho un po’ dilatato le mie pubblicazioni su Brutal Crush, troppi pensieri, cure e preoccupazioni mi occupano le giornate. Quando però il boss mi chiama io rispondo, un po’ per amicizia, un po’ perché mi piace comunicare con voi. A tal proposito ringrazio le svariate mail che mi avete mandato subito dopo la pubblicazione della Playlist di fine anno, anche quelle dei più malati che mi hanno resa partecipe dei loro sogni osé sulla sottoscritta, sono rimasta oltremodo commossa. Leggi il resto di questa voce

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BURZUM – “From The Depths Of Darkness” (Black On Black)

Dopo due dischi biecamente inutili e stupidotti come “Belus” e “Fallen”, il nostro criminale preferito ritorna con un disco che sa tanto di presa per il culo. Sono sempre stato convinto che certi capolavori non vadano mai toccati, ad esempio dubito che sarebbero in molti ad accogliere con piacere album come “Show No Mercy”, “The Legacy” e “Among The Living” se fossero risuonati oggi, perderebbero la loro naturale magia, il loro perché. E’ anche vero che se non hai un euro in tasca ed hai passato gli ultimi anni della tua vita in galera (sempre che i centri di detenzione norvegesi possano essere definite tali), qualcosa per la pagnotta te la devi inventare e non è detto che riesci a cagare un disco all’anno, anche se poi nel caso di Mr. Burzum ci vuole poco trattandosi di un riff a canzone esageratamente dilatato ma che, secondo qualche rincoglionito domenicale, fa tanto ‘atmosfera’. Bene, su “From The Depths Of Darkness” altro non troverete che i primi due dischi marchiati Burzum, interamente risuonati e riarrangiati, roba totalmente inutile sotto ogni punto di vista. Voi direte, ma almeno suonano meglio? Leggi il resto di questa voce

Il dentista dell’amore!

La Cina, terra di antichi miti e mille contraddizioni, negli ultimi anni sta facendo di tutto per candidarsi a capitale delle più assurde brutalità surclassando finanche i cari vecchi Stati Uniti. La notizia è di quelle che di sicuro non renderanno felici tutti coloro i quali al solo sentire nominare il dentista iniziano a sudare freddo, ma va raccontata. Leggi il resto di questa voce

OPERA IX – “Strix Maledictae In Aeternum” (Agonia)

Eccoci qui a recensire una vecchia conoscenza del panorama estremo nazionale, i cari Opera IX che tornano alla carica con un nuovo full-lenght. Seppur orfano di Cadaveria (la discinta moretta che gioca a fare la streghetta del Sabba-to sera nel video di “Mandragora” non è niente male però, verificare su YouTube per credere!) il combo piemontese non ha perso di una virgola della sua connotazione storica di band macabra e satanica. La produzione è estremamente curata e l’esperienza di tanti anni di underground si fa decisamente sentire nelle 12 tracce presenti. I brani sono godibili e ben costruiti nel loro complesso, segno che la maturità artistica dei nostri ha raggiunto buonissimi livelli qualitativi; va però detto che la direzione stilistica composta da questo alternarsi di pesanti mid-tempos ed accelerazioni in doppia cassa, nonché i più classici tappeti di tastiere, mi ricorda un po’ troppo una band che io ho da sempre considerato la miglior realtà estrema italiana di tutti i tempi, ossia i catanesi Sinoath, oltretutto il loro demo è datato 1992! Leggi il resto di questa voce

Minchia, ti lego al letto!

Eh si, la gelosia è una brutta bestia, specialmente se sei italiano e nato sotto il Po’. Noi, maschi latini con il mustazzo castano cresciuti avendo come punti di riferimento Lando Buzzanca, Lino Banfi ed Alvaro Vitali, noi della vecchia scuola che preferisce il pelo villoso alla lampada abbrozzante, noi abbiamo un solo e stranoto difetto, siamo gelosi oltre che maschilisti. Leggi il resto di questa voce

ARCH/MATHEOS – “Symphatetic Resonance” (Metal Blade)

Due ‘grandi’ della nostra storia, per molti due incompresi, per altri due scarti, per me un culto (John Arch) ed un talentuoso (Jim Matheos), si sono uniti per dare vita ad un disco che sinceramente mi piace per alcune melodie e per la voce di Arch, ma che per il resto è un’autentica mattonata sui cojomboles. Ho adorato i primi due dischi dei Fates Warning, quelli appunto con Arch alla voce, due perle di rarissima bellezza che mettevano in discussione finanche l’inattacabilità dei Maiden, ma non ho mai compreso ne apprezzato la loro svolta progressive, una scelta che li ha resi un nomignolo per pochi maniaci del genere, incapaci di raggiungere le vette dei Dream Theater, anche se va detto che i loro maniac/fans, pur non essendo milioni, sono veramente die hard. Leggi il resto di questa voce

UNKIND – “Harhakuvat” (Relapse)

Dalla Relapse ci giunge la nuova proposta degli Unkind con il debut “Harhakuvat”. Il combo finlandese si distingue sin dalle prime note per l’approccio estremamente minimale ed aggressivo e, ad un primo ascolto, non posso non rilevare l’impronta tipica dell’hard core unito a soluzioni melodiche più proprie del metal estremo di chiara impronta scandinava con il quale il gruppo si trova decisamente a suo agio. Molto interessante l’uso delle aperture (semi)melodiche e delle dissonanze utilizzate nei loro momenti più ‘doomy’ che creano atmosfere azzeccate e scongiurano il rischio della monotonia che un impatto completamente aggressive avrebbe inevitabilmente comportato. Leggi il resto di questa voce

Susanne Eman: supererò i 730 chili

Molte volte ci chiediamo in redazione cosa sia realmente brutale. Il più delle volte, nelle varie conversazioni con i singoli collaboratori, mi rendo conto di quanto il concetto stesso espresso dalla parola ‘brutale’ vada ben oltre quella carneficina sanguinolenta che viene subito in mente. L’America ci ha sempre offerto, in modi non sempre felici, molteplici sfaccettature della brutalità umana e la signora Susanne Eman è l’ultima delle novità. Vanity Fair di questa settimana ci offre un interessante articolo nel quale si racconta la storia di questa cerebrolesa che ha deciso di diventare le donna più grassa del mondo. Leggi il resto di questa voce

SEPULTURA – “Kairos” (Nuclear Blast)

Quanti di voi ricordano il mio ormai storico -1 al penultimo disco dei Sepultura? Tutti, o almeno tutti quelli che hanno sentito la leggenda del primo -1 affibbiato ad un disco nella storia del giornalismo rock italiano. Bene, se dovessi assegnare una valutazione numerica a “Kairos” penso che arriverei addirittura ad un -3, ma non lo farei per divertimento, bensì per tre motivi ben precisi: in primo luogo questa presa per il culo della copertina che vuole ricordare quelle dei primi dischi riportando alla mente una band morta e sepolta è una scelta miserabile. Secondo, continuano a suonare quel finto e pasticcioso hard core che vorrebbe tramutarsi in death metal e nella realtà non arriva a capo di niente. Terzo motivo, forse il più importante, questi non sono i Sepultura, sono la band di Kisser con il nome della band dei fratelli Cavalera, perciò decidessero un po’ cosa fare con una bella reunion, un tour celebrativo, un disco decente, o almeno simil decente, quattro coppe di champagne e chissene. Leggi il resto di questa voce

AENAON – “Cendres Et Sang” (Code666)

Se non avessi letto la breve bio, avrei comunque intuito che gli Aenaon, giunti dopo due ep alla prova della maturità con il nuovo “Cendres Et Sang”, inciso per i tipi della Code666, fossero nativi della Grecia, patria delle sperimentazioni in ambito black metal. L’inizio dell’opener track, “Kafkaesque”, mi colpisce particolarmente, un malinconico sax descrive atmosfere notturne, degne di un viale di New Orleans, scarsamente illuminato da lampioni e insegne cadenti dei jazz bar chiusi nel disastro post-Katrina. La mestizia tratteggiata dallo strumento a fiato lascia però spazio alla fierezza di un riff in stile ultimi Death e la song scorre su coordinate più tradizionali di metal estremo. Il disco si muove, quindi, lungo le coordinate di quello che viene definito black metal avanguardistico, ma soprattutto, anche se non in maniera esplicita, vi sento una grande influenza del lavoro dei Cynic (ok, non voglio esagerare, ci sono cento categorie di differenza a favore dei Cynic, ma mi riferisco alla scelta di alcune soluzioni di riffing “liquido”) e della band di Chuck Shuldiner nel periodo “The Sound of Perseverance”. Fanno spesso uso del blast beat e lo screaming risulta convincente, nulla posso dire dei testi, non avendoli sottomano. Su questa solida base, complice un’ottima perizia tecnica, innestano delle soluzioni originali, come il riff Isisiano di “Necroscope”, le gustose scelte melodiche della chitarra solista in “Black Nerve”, gli stacchi di sax che spuntano qua e là nei momenti più jazzati e riflessivi, il pianoforte e la voce femminile che intonano una melodia retrò nella conclusiva “In Heaven”, prima della struggente e cadenzata esplosione black metal su un muro di suoni dissonanti. Se a tutto ciò aggiungete che i greci in questione hanno dei nomi degni di un poema omerico (uno dei chitarristi si chiama Achilleas), è evidente che ci troviamo di fronte ad un disco che ogni amante del metallo estremo e sperimentale deve far suo. Leggi il resto di questa voce