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Ma Al Jourgensen non potrebbe passare il tempo a scorticarsi il prepuzio invece di produrre ‘ste cazzate? MINISTRY – “From Beer To Eternity” (13th Planet Records)

ministryUn nuovo album dei Ministry, come al solito mi vien da dire “che culo”. Gli autori di “N.W.O.” sono belli che bolliti, un po’ come i loro acerrimi nemici, Bush padre e figlio. Ormai le intuizioni di “Psalm 69” e “Filth Pig” sono solo un bel ricordo, quando la band americana univa in modo impeccabile l’industrial primordiale e le melodie wave contaminando il tutto con una serie di riff al fulmicotone fatti di metallo fuso imbastardito dalla voce filtratissima e distorta di Al. Leggi il resto di questa voce

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Quando l’impeto rumorista sposa la furia del grind core: KATAPLASM – “Maxxximized Centrifuse Blower” (Visceral Circuitry)

Nella prima metà degli anni ’80 era vivo e vegeto un movimento figlio della scena post punk che si definiva ‘rumorista’, tra i pionieri ricordiamo i primissimi Einsturzende Neubauten e Swans. Questi ragazzi non usavano solo i classici strumenti musicali (comunque suonati non nei modi più comunemente conosciuti), ma usavano anche oggetti, robe tipo trapani, martelli e registratori di cassa, loro scopo era mettere in musica la freddezza meccanica dell’era industriale, da cui poi nascerà la prima scena industrial, ma è un’altra storia. Leggi il resto di questa voce

…E poi ti ricordi che andavi al Blackout Rock Club: PAPA ROACH – “The Connection” (Eleven Seven Music)

Può capitare che i famosi dischi della nostalgia non siano sempre e per forza quelli vecchi. Certo è che difficilmente un disco di nuova uscita, a meno che non si tratti di un album di cover, ti può fare andare indietro nel tempo, ma esiste l’eccezione alla regola. “The Connetction”, il nuovo album dei Papa Roach, è questa eccezione, uno di quei rari casi in cui un prodotto di soli inediti mi ha riportato alla seconda metà degli anni novanta, quando ero un bel metallaro tutto di pelle vestito, elegantemente decorato con cinturoni, anelli e quanto altro, dalla lunga e boccolosa chioma… Leggi il resto di questa voce

Super Cocktail Brutale con Nexus Inferis, Municipal Waste, Gorod & Rammstein!

Era tanto, troppo tempo che non tornavamo in pista con un nuovo e putrescente super cocktail brutale di quelli che vi saziano tanto! Allora eccoci di nuovo sulle vostre frattaglie puzzolenti con alcuni video veramente crush! Partiamo con i Nexus Inferis e la loro “The New Strain” tratta dall’ultimo ed apocalittico “A Vision Of The Final Earth”, roba da manicomio ragazzi, black metal industrializzato e polverizzante come non lo si sentiva da anni. Proseguiamo con “Repossession”, nuovo spassosissimo schiaffone marchiato Municipal Waste, la band thrash core più amata e ‘tossica’ del mondo. Leggi il resto di questa voce

RAMMSTEIN: baby industrial boyz!

I Rammstein sono un cazzo di culto, insieme a pochi altri nomi sono la cosa più bella partorita dal nostro brutalissimo music biz dagli anni ’90 ad oggi, altro che tutte quelle cagate che 2 metal kids su 3 seguivano con devozione onanistica. Marziali, industriali, ironici, pesanti e pestoni, gli autori di “Mutter” hanno fatto realmente scuola, sia musicalmente che per presenza sul palco. Leggi il resto di questa voce

DEATHSTARS – “The Greatest Hits On Earth” (Nuclear Blast)

Quando penso all’industrial mi vengono in mente nomi tutti eccezionali come Die Krupps, Ministry, Rammstein e pochi altri. Quando invece qualcuno mi nomina i Deathstars mi viene in mente la versione povera e puerile di Manson con tanto di coretti stupidi e riff da incanta struzzi. Ancora oggi non riesco a capire il successo di questa band, una pietosa versione oltremodo commerciale ed infantile del industrial più sputtanato, con tanto di richiami a quelle movenze darkettone per cui le giovani quindicenni di ieri ed oggi hanno sempre dato di matto. Un tempo i greatest hits erano roba per pochi grandissimi che, per non lasciare il pubblico troppo a lungo senza niente, se ne uscivano con un bel best of, magari con l’aggiunta di qualche inedito vincente, vi basta pensare all’ultimo “Made In Germany” dei Rammstein tanto per rimanere in tema. Leggi il resto di questa voce

RAMMSTEIN – “Made In Germany” (Universal)

Non è un caso se uno dei miei pochi veri vanti nella mia carriera di scribacchino sia l’essere stato il primo ad avere dato addirittura la copertina di un magazine ai Rammstein, ovviamente in Italia. A suo tempo mi presi non poche critiche dai soliti idioti, ma la storia mi diede ragione. Non a caso oggi i Rammstein sono considerati un must anche e soprattutto dal popolo ‘metal’, sempre se l’espressione popolo sia accettabile. Con tutto questo non voglio dire che sono stato io ad importare la band in Italia, ma di sicuro ho dato un mio piccolo contributo. Perché i Rammstein sono diventati così importanti? Leggi il resto di questa voce

RAMMSTEIN: beccatevi il nuovo video!

Ricordo che quando conobbi i Rammstein era da poco uscito “Sehnsucht”, parliamo di metà degli anni ’90. Al tempo frequentavo con tutti gli amici le serate industrial del Black Out, quando questo stava vicino San Giovanni ed era l’unico punto di riferimento per chi ascoltava metal, gothic, punk, industrial e e tutta la roba più alternativa in circolazione. Ricordo bene che quando il dj metteva “Du Hast” si creava il panico in sala, non esagero, tutti ballavano quel brano e tutti amavano i Rammstein, robe che oggi ti sembrano follie. Leggi il resto di questa voce

SAMAEL – “Lux Mundi” (Nuclear Blast)

Consumata la parentesi purista di ritorno, forse un tantino paraculo a dire il vero, alle radici black metal, i Samael riprendono il loro cammino artistico con “Lux Mundi”, lavoro che tende a fondere non con malcelato mestiere, il passato avanguardistico con le sonorità più estreme che tanta malsana gioia hanno regalato agli estimatori della Nera Fiamma. Ecco quindi che questo platter non sembra aggiungere niente di memorabile allo scibile sonoro degli svizzeri, ma puntella quanto sciorinato negli anni grazie ad una prova sufficientemente credibile e trascinante. Leggi il resto di questa voce

SAMAEL – “Lux Mundi” (Nuclear Blast)

Perdonatemi se, prima di iniziare la recensione di “Lux Mundi”, mi permetto di rispondere pubblicamente ad un figlio di puttana, succhia cazzi e frocio che ha mal commentato la mia recensione di quella balena meglio conosciuta come Sarah Jezebel, mi riferisco a tale Alberto che ha definito la mia prosa una ‘zozzura’. Bene, cara la mia merdaccia, perché invece di nasconderti dietro un pc non me lo vieni a dire in faccia così ti faccio conoscere un paio di amici negri che lavorano nei campi e non vedono buchi da almeno due anni? Ok, dopo lo sfogo, passiamo ai Samael. Avete presenti dischi come “Passage” e “Eternal”, quelli che hanno anticipato di molto gli idolatrati Rammstein e compagnia industriale che tanto piacciono alle zoccolette gotiche? Ok, i Samael sono tornati a fare quella roba che a me piaceva tanto ed hanno deciso di smetterla con questa presa per il culo del ritorno al black metal, erano mediocri a suo tempo ed erano ridicoli oggi. Leggi il resto di questa voce

PAIN: beccatevi il video di “The Great Pretender”!

I Pain sono una di quelle band che a noi di Brutal Crush gustano mucho anche se restano un mistero. Più precisamente ci chiediamo come mai uno con la testa di Peter Tagtgren abbia messo da parte gli Hypocrisy, un’eccellenza del circuito death metal, per dedicarsi a questo progettino parallelo che, se un tempo poteva fregiarsi del moniker industrial metal, oggi ha assunto le sembianze di una pop creature. Non pensiamo sia così assurdo chiederselo, non trovate? Leggi il resto di questa voce

NORDVARGR – “Re-Awaken” (Code666)

Sebbene il Salento non sia esattamente la Svezia, il cielo plumbeo e la pioggia intermittente di oggi mi aiutano non poco nell’ascolto di questo disco. Trattasi del nuovo lavoro dello svedese Henrik Nordvargr Björkk, uno dei pochi musicisti per cui l’appellativo “artista” sembra calzante, la cui unica pecca, se si può chiamar tale, è quella di essere così prolifico da rendere impossibile il tenere d’occhio tutta la sua discografia (uscite con vari nomi, remix, collaborazioni), a meno che non si decida di dedicare interamente la propria vita di ascoltatore ai suoi lavori. Negli ultimi anni, troppi mestieranti sono stati scambiati per artisti, troppi gruppi hanno puntato sull’immagine anzichè sulla sostanza, per compiacere i gusti degli ignoranti che scambiano la cultura per una gara a chi possiede il libro o il disco intorno a cui c’è più hype. Per citare Longanesi, “l’arte è un appello al quale troppi rispondono senza essere stati chiamati”. Nordvargr, invece, a chiamata risponde. Egli fiuta il Disturbante, avverte l’Impercettibile, coglie il Sinistro. Egli, con i codici del dark ambient, dei drone, dell’industrial, legge la placida realtà che lo circonda, smascherandone gli aspetti più tetri e reconditi, riversandola in un blob musicale nero fuliggine e grigio industriale, in una atmosfera sospesa tra ritualità tecnopagana, riflessività annichilente, marzialità minacciosa e orchestrazioni sublimi.
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INTERFERENZE – “V 1.1/ V 1.2″ (Interferenze/Audioglobe)

Sono un duo fiorentino, hanno un passato rock, ma hanno anche in comune l’amore per la musica elettronica e per i Nine Inch Nails. Interferenze è quindi un progetto che affascinerà chi si nutre dell’electronic pop rock degli anni ottanta, per chi ama i Depeche Mode e via dicendo. Una proposta volendo anche un po’ coraggiosa, un tornare indietro nel tempo, ad un periodo musicale però mai dimenticato. “Il sound di Interferenze e’ il suono nervoso e metallico del distacco contemporaneo, sintetico e martellante ai confini del rock industrial ”recitano le note biografiche. “L’interferenza non è altro che un disturbo, la rottura di un equilibrio, di uno schema, un qualcosa di imprevisto e imprevedibile” è la loro filosofia. Nel primo cd i testi sono completamente in italiano ed il sound sia in “La Resurrezione” che in “Moto perpetuo” ha una freddezza essenziale, e le parti cantate ricordano a volte Bluvertigo e Subsonica. Si prosegue con “Indelebile” e con “Dentro Un Attimo”, quest’ultima vicino al periodo “Vienna” degli Ultravox. Ma dopo questa parte più commerciale, la band cerca di cambiare le carte in tavola, con molta più sperimentazione, partendo dallo strumentale “Indivisibile”, che sicuramente rende il cd più interessante ed anche “Fluido”, che parte all’insegna della vera elettronica, per trasformarsi poi in una perfetta fusione tra rock ed elettronica. Il secondo cd è invece in lingua inglese e racchiude alcuni loro brani in una nuova veste. C’è anche un brano che farà discutere, la cover di “Immigrant Song” dei Led Zeppelin, qui rivista a loro modo, resa molto più elettronica, una specie di Zeppelin meets Kraftwerk e non a caso il brano finisce con una citazione proprio di “Trans Europe Express” della band teutonica. Leggi il resto di questa voce