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Vagonate di odio gratuito: CRIPPLE BASTARDS – “Nero In Metastasi” (Relapse)

CrippleBastards_neroinmetastasiAllora, siamo sempre ad osannare ad ogni costo le band italiane anche quando fanno cagare liquido solo per un senso di inutile e irritante patriottismo. Leggi il resto di questa voce

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#1 Demo Invasion: il meglio delle autoproduzioni che inviate a Brutal Crush!

fuocofatuotapeready34Alla fine non abbiamo potuto farne a meno. Quando sono iniziate ad arrivare in redazione richieste di recensione da band autoprodotte cilene, abbiamo detto ‘ok, iniziamo a parlarne e speriamo di non essere linciati se ci andiamo giù pesanti qualche volta‘. Leggi il resto di questa voce

Ti piacciono gli snuff e vorresti fare a pezzi la tua ragazza? Questo è il disco fatto per te!

PromoImageIniziare il 2014 con il nuovo album dei Basement Torture Killings, “A Night Of Brutal Torture”, è quanto di meglio potessi chiedere. Leggi il resto di questa voce

A touch of brutal a touch of death: i nuovi album di CHELATION INTOXICATION & SICKNESS!

4a.Tokyo.Gore.PoliceIniziare il 2014 con una coppia così spietatamente brutale è quanto di meglio si possa chiedere per partire con il piede giusto! Brutal Crush battezza il nuovo anno con 2 uscite a dir poco letali, “Dismemberment XVIII” dei Chelation Intoxication e “Necrosymphonies Of Necropsy” dei Sickness, due album prodotti dalla Grundar Prod., etichetta ormai di spicco nella scena estrema, immancabili nelle discografia dei più putridi tra voi. Leggi il resto di questa voce

A noi piace brutale: pochi giorni all’uscita del nuovo album dei CHELATION INTOXICATION!

CHELATION INTOXICATIONA Brutal Crush non pubblichiamo news, è risaputo, sarebbe troppo impegnativo stare a seguire tutte le cazzate che ogni giorno vengono dette o succedono, però questa volta ho chiesto al Capo di fare uno strappo alla regola per informarvi di qualcosa a me molto caro! Leggi il resto di questa voce

Perché il death metal non ci annoia mai, quasi mai..: EXHUMED – “Necrocracy” (Relapse)

Exhumed-NecrocracyIgnorante, capra, buffone, minacce, ormai sono diventato un po’ il mito di alcuni lettori che non perdono occasione di insultarmi per ogni mia pubblicazione, sono felice! Adoro gli imbecilli, specialmente quelli che perdono tempo per me, che poi a me fa seriamente piacere, vuol dire che gli do qualcosa da fare nelle loro insulse vite popopopopopo demmerda. Leggi il resto di questa voce

No grind, no party: ROTTEN SOUND – “Species At War” (Season Of Mist)

Rotten_SoundBestiali, putridi, selvaggi, marci, in pratica indefessamente brutali, questo sono i ‘miei’ Rotten Sound! Se il grind core degli ultimi anni è ancora un genere vivo e vitale, un bel pezzo del merito va anche a questi quattro macellai finnici, quattro ragazzi che al posto delle palle hanno delle trebbiatrici ed al posto del sangue litri e litri di acido muriatico. Leggi il resto di questa voce

Il cetriolo francese che piace alle donne: BLOCKHEADS – “This World Is Dead” (Relapse)

blockheadsLa Relapse da il benvenuto al nuovo anno con una prima violentissima release. “This World Is Dead” dei francesi Blockheads, in uscita il 22 Gennaio. Entriamo nell’universo grind core, con sfumature death, terreno non abituale per le mie orecchie; non sono mai stato un amante delle appendici “core” aggrappate ai generi musicali, grind/core, death/core, hard/core e via discorrendo, in molti casi si sono oggettivamente rivelate delle superflue contaminazioni utilizzate come escamotage da gruppetti con poche idee e scarso senso tecnico che, come si dice a Roma, la “buttano in caciara”. Leggi il resto di questa voce

Born to be grind: DAMOKIS, TUSSOK, BAHAJANG & MUNTAH DARAH

lividity - to desecrate and defileLa pornosa Malesia, terra di sesso facile e cucina sopraffina, forse non tutti lo sanno ma è anche una delle più fiorenti lande del grind core, quello più truculento, brutale e senza compromessi che la vecchia scuola comanda. Come da tradizione asiatica, i malesiani sono gente tosta, poco incline alle sfumature del metal estremo occidentale, se credono in qualcosa la portano avanti all’infinito senza cambiare di una virgola alcunché, alla fine della fiera so dei cazzo de kamikaze, anche se un paragone con il Giappone li offende, perciò evitiamo. Leggi il resto di questa voce

NAPALM DEATH: guardati tutto il concerto di Miami!

Napalm DeathTra i mille vantaggi della rete c’é che ti puoi godere un concerto dove per mille motivi non sei potuto andare, tutto da casa comodamente seduto davanti al tuo pc, in mutande, con una birra in mano e scapocciando come un demente assumendo le pose più stupide del mondo, tanto nessuno ti vede. Leggi il resto di questa voce

Quando le puttane non battono solo per strada: in arrivo il nuovo disco dei CARCASS

CarcassChi di voi ama i film di Romero, i classici film di zombi con cui un po’ tutti siamo cresciuti? La maggioranza di voi o quasi, non penso di sbagliare. Bene, secondo me gli zombi della logica cinematografica del buon George avevano un perché, ma soprattutto una dignità, ritornavano in vita per colpa di uno scienziato militare che aveva lasciato disperdere nell’atmosfera un virus, oppure perché lo stregone di Haiti aveva deciso di reclutare manovalanza per i campi di cotone a costo zero. Leggi il resto di questa voce

Quando l’impeto rumorista sposa la furia del grind core: KATAPLASM – “Maxxximized Centrifuse Blower” (Visceral Circuitry)

Nella prima metà degli anni ’80 era vivo e vegeto un movimento figlio della scena post punk che si definiva ‘rumorista’, tra i pionieri ricordiamo i primissimi Einsturzende Neubauten e Swans. Questi ragazzi non usavano solo i classici strumenti musicali (comunque suonati non nei modi più comunemente conosciuti), ma usavano anche oggetti, robe tipo trapani, martelli e registratori di cassa, loro scopo era mettere in musica la freddezza meccanica dell’era industriale, da cui poi nascerà la prima scena industrial, ma è un’altra storia. Leggi il resto di questa voce

Meglio le cover dei Motorhead o del sano ed inedito grind core? A voi la scelta: FINGERNAILS VS NOISEAR!

Giusto per iniziare con chiarezza ed onestà, lo ammetto, in gioventù sono stato un fottutissimo esterofilo, e con questo? Non mi sono mai vergognato nel dire che in Italia, escludendo qualche rarissimo caso come potevano essere i siciliani Sinoath e pochissimi altri, non abbiamo mai prodotto metallosamente un cazzo che valesse quanto fatto fuori dai nazionali confini. Se poi ci mettete che non sono assolutamente uno di quei cerebrolesi che per patriottismo al limite del più stupido fascismo difende a tutti i costi ciò che produciamo perché italiano, fatevi due conti su come la penso. I Fingernails, di cui in passato abbiamo parlato in modo abbondante tra queste pagine, li conosco vecchi. Leggi il resto di questa voce

Brutal masters are back: PATHOLOGY – “The Time Of Great Purification” (Victory Records)

Sarà l’eta, sarà quello che vi pare, ma adoro i Pathology, li adoro nel senso più letterale della parola. Se questo piccolo spazio si chiama Brutal Crush è anche grazie a loro, uno dei miei ascolti prediletti degli ultimi anni. Figuratevi che hanno addirittura superato i Mortician nella mia personale classifica del cuore, band a cui sono stato l’unico in Italia a dedicare uno speciale, ho detto tutto. Dicevamo i Pathology. Ho scoperto la band ai tempi dello spettacolare “Legacy Of The Ancients”, album caldeggiatomi da un vecchio amico con cui condivido la passione per quanto di più marcio, putrido e laido produce la scena estrema. Inutile dirvi che fu amore a primo growl. Leggi il resto di questa voce

Quando il macellaio macina frattaglie: MURDER CONSTRUCT – “Results” (Relapse)

Quest’album spacca. Ascoltatelo. Punto. Potessi finiriei la recensione qui, così, senza troppi fronzoli. Ma invece voi, miei cari, siete avidi di conoscenza, volete che spulci questo lavoro fino all’ultimo secondo, volete sapere il perché persino qui dobbiamo ringraziare i Pooh ed i Black Sabbath per il metallo oggi concessoci. Sì, ve lo leggo negli occhi. Bene, allora aspettate che vi presento la ricetta del piatto di oggi: prendiamo i Cattle Decapitation con il loro growlista/screamer/urlatore/tutto fare/vegano Travis Ryan accompagnato dal suo ex commilitone Kevin Fetus, un nome un perché. Aggiungiamo dagli Exhumed, Leon del Müerte alla chitarra e seconda voce e Danny Walker alla batteria. Leggi il resto di questa voce

Sono passati 25 anni, chi lo avrebbe detto? Free download della compilation celebrativa targata Earache!

25 anni, a pensarci mi vengono le lacrimucce… Mi sembra ieri che, con l’entusiasmo tipico del giovane erotomane in fissa per l’allora superba Sabrina Salerno, scartavo il cellophane dalla mia preziosissima copia in vinile di “Altar Of Madness”, indossavo la mia putrida maglietta di “Hallucinating Anxiety” dei Cadaver, avevo fisso nel walkman “The Lurker At The Threshold”, il demo dei grandissimi Catacomb (quelli francesi) e passavo le mie serate ad ammazzarmi di birra ed ‘altro’ ascoltando i putrescenti rimandi doomy di “Mental Funeral” degli Autopsy… Leggi il resto di questa voce

Il lato più bestiale dell’essere umano: ONICECTOMY – “Drowning For Salvation” (Coyote Records)

Chi di voi segue con interesse Brutal Crush sa molto bene quanto noi apprezziamo il lato più putrido e lercio della musica, robe come Sore Throat e Lawnmover Deth per noi sono romantiche come può essere Tiziano Ferro per una 15enne in crisi ormonale ed un po’ rincoglionita. Capirete bene che, da quando abbiamo deciso di dare seriamente spazio alle realtà più estreme dell’underground nazionale e non, siamo stati realmente sommersi da un’infinità di file, cd e via dicendo. Questa volta abbiamo deciso di presentarvi l’album di una band di casa nostra, una sorpresa genuinamente brutale, gli Onicectomy. Leggi il resto di questa voce

Un disco che dura 87 secondi? I tipi della Earache l’hanno fatto, ascoltalo su Brutal Crush!

Tutti coloro i quali tra voi lettori hanno da tempo superato i 35 anni, ricorderanno l’effetto che ‘ci’ fece “You Suffer” dei Napalm Death appena ascoltata, un brano che durava un solo fottutissimo secondo! La Earache fu per un lungo periodo la label estrema per eccellenza, non c’era storia, nel suo rooster aveva i migliori, dai Carcass ai Morbid Angel, dai Cathedral fino ai Napalm Death, in pratica parliamo di quello che era il meglio in assoluto. Leggi il resto di questa voce

#8 Roba varia per gusti ricercati: Fear Factory, Cattle Decapitation, Xasthur, Kosmo, Ram-Zet, Cidodici & Anathema!

Ultimamente sto recensendo veramente un mucchio di cosette interessanti, non chissà cosa, ma almeno non provo i più tipici conati di vomito di cui sono vittima quando ascolto certe porcate. Partiamo a bomba con “Industrialist”, il nuovo disco dei Fear Factory. Anche se da qualche tempo in rete gira una mezza preview del disco, sentirlo bene e per intero è cosa diversa, ti fa capire come questi ragazzi oggi potrebbero benissimo dedicarsi ad altro o limitarsi a qualche tour autocelebrativo riproponendo per intero “Demanufacture” e campando di gloria. “Industrialist” in fin dei conti, sia chiaro, non è un disco brutto, anzi è notevolmente più ispirato delle ultime produzioni da “Digimortal” in poi, ma non aggiunge niente a quanto di meglio la band ha inciso a suo tempo. Leggi il resto di questa voce

NAPALM DEATH – “Utilitarian” (Century Media)

Mentre Roberto Buccolini si vizia e stravizia con la sua rubrica, Francesco Ceccamea supera i limiti del visionario e Titti Angeramo ci dice il perché il metal italiano è una farsa, cosa che tra l’altro condivido, finalmente mi tocca recensire anche a me qualcosa di ‘importante’, non fosse altro per la storia che il nome dei Napalm Death rappresenta, tra dubbi ed incertezze, sia chiaro. I primi due album firmati Shane Embury che mi accaparrai furono “F.E.T.O.” ed “Harmony Corruption”, due produzioni diversissime ma allo stesso tempo spettacolari. La prima è ancora oggi un compendio di come deve suonare un disco grind core; la seconda, senza pretese di sorta, un esempio lucido e truculento di grande death metal. Leggi il resto di questa voce

Parola di Vincenzo Barone: LIBERTEER – “Better To Die On Your Feet Than Live On Your Knees” (Relapse)

Arriva dalla California questo dinamitardo progetto, questo scellerato inno alla ribellione, questa colonna sonora brutale ed epica, ideale sottofondo ad auspicabili moti popolari, certamente non incruenti! Matthew Widener (Cretin, Citizen), l’ideatore della sommossa fonica in esame, crea una miscela letale fondendo atmosfere epiche e orchestrali a partiture brutal/grind, inscenando un cataclisma sonoro che risulta alla fine credibile e capace a più riprese di suonare convincente! Proviamo a concentrarci e ad immaginare i cari vecchi Carnivore lanciati a velocità assurde, con una dose di Morbid Angel, un pizzico di hardcore, aperture strumentali orchestrali epiche e marziali ed ovviamente una volontà tutta brutal, ed otterremo i Liberteer. Una voce che latra in uno stranamente distinguibile growl slogan anarchici di pura rabbia ed incitamento alla ribellione da ogni ordine costituito, accompagna un tappeto di tempi serrati, ma anche di up tempo hardcore, di ritmiche furiose ma ben condotte, di momenti ai limiti dell’epic, di grind forsennato comunque sempre ottimamente eseguito. Leggi il resto di questa voce

BRUTAL TRUTH – “End Time” (Relapse)

Siamo seri, che cazzo ce ne fregava di sentire l’ennesimo nuovo disco dei Brutal Truth? Ok, ok, hanno inciso dei capitoli fondamentali per la storia del metallo più estremo, sono i signori del pig squealing ed il grind lo mangiano a colazione insieme ai panini con la merda, ma ‘sti cazzi non ce lo mette nessuno? Per quanto ne so, tutto quello che hanno inciso dopo il seminale “Extreme Conditions Demand Extreme Responses” è stato inutile: con un disco avevano già fatto scuola. Perché proseguire? Non lo so. Leggi il resto di questa voce

LOCK UP: play fast or die, parola di Anton!

Intervista raccolta da Tarja Virmakari


Ci sono interviste veramente problematiche, anche se sulla carta tutto sembra dovere essere impeccabile, eventi imprevisti rendono tutto più incasinato. Inizialmente dovevamo parlare con Shane Embury, ma l’intervista è saltata. Poi con Nicholas, idem. Alla fine ‘ci ha detto culo’ che siamo riusciti a scambiare quattro chiacchiere con Anton. In altre occasioni avremmo tranquillamente evitato di ripetere più tentativi pur di concludere un’intervista, ma il nuovo disco dei Lock Up è un capolavoro così brutale che proprio noi di Brutal Crush non potevamo esimerci! Ad ogni modo, bando alle ciancie e passiamo ai fatti! Leggi il resto di questa voce

MARION BARRY – “Black Power Violence” (Grindcore Karaoke)

Sono contento di scrivere per Brutal Crush, finalmente mi sono arrivate le prime lettere prive di insulti ed i primi messaggi di stima, non ultimo il commento di Pier Marzano, ex redattore di Metal Hammer, che colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente. Non vi nascondo che stavo pensando quasi di abbandonare la baracca, ma quando Aldo in una conversazione telefonica mi ha detto: “Non me ne frega un cazzo di quanti lettori possono sentirsi offesi o chissà cosa, a me piaci così e così ti voglio”, allora ho deciso di non mollare e devo ammettere che ho fatto bene visti i risultati. Ora però passiamo alle cose serie sennò mi viene da piangere e poi sembra che qualcuno mi ha pisciato in faccia, cosa che potrei apprezzare solo da una ventenne igenicamente impeccabile, sia chiaro. A questo giro i piani alti mi hanno rifilato una serie di promozionali da sturbo tra i quali ho pescato i Marion Barry, autori di questo marcissimo “Black Power Violence” fuori per la Grindcore Karaoke Records di J. Randall (Agoraphobic Nosebleed). Leggi il resto di questa voce

Anteprima!!! LOCK UP – “Necropolis Transparent” (Nuclear Blast)

Secondo me con “Necropolis Transparent” si chiude il bel periodo di benessere per la scena death/grind degli ultimi due anni. Escludendo il prossimo full lenght dei Napalm Death che suonerà su per giù come le precedenti uscite, senza dimenticare il nuovo Cannibal Corpse dal quale ci sarà veramente poco da aspettarsi se non un buon disco di maniera, i Lock Up sono l’ultima prova che aspettavamo, anche perché vecchie glorie come Obituary e Morbid Angel sono belle che bruciate, altre come i Deicide sembrano un attimo ingolfate e le nuove leve come gli Obscura sono brave, ma ancora troppo derivative. “Necropolis Transparent” è un disco brutale come poche altre uscite che ho sentito di recente, grind core minimale misto a grandi inserimenti death metal old school ed a quell’attitudine hard core che rende ogni brano un pelino più bastardo. 17 brani che sono 17 mitra interamente scaricati sulle vostre membra ormai irriconoscibili, da “Brethren Of The Pentagram” a “Tartarus”. Leggi il resto di questa voce

ANAAL NATHRAKH – “Passion” (Candlelight)

Una delle due recensioni di prova che ho mandato al capo riguardava gli immensi Anaal Nathrakh, più precisamente quel capolavoro assoluto che fu “Hell Is Empty And All The Devils Are Here”, senza dubbio uno dei dischi più belli che ho ascoltato in vita mia dai tempi di “The Principle Of Evil Made Flesh” dei Cradle Of Filth. Capirete bene che quando Aldo mi ha detto che c’era da recensire il nuovo album di questo duo inglese ero entusiasta, non vi descrivo per decenza le varie espressioni da deficiente che ho potuto tirare fuori. Trasformare in parole quello che può rappresentare un disco come “Passion” non è arte facile per nessuno, neanche per il più esperto degli scribacchini, il rischio è di non dire alcunché di sensato. Perché gli Anaal Nathrakh sono questo, uno sperimentale non-sense dell’ultraviolenza, la trasposizione in musica del pensiero dell’animo Kubrickiano! Perfino catalogarli in un genere ben preciso è impresa ardua, loro suonano un concentrato sintetico di black, death e grind che si traduce in screaming ai limiti dell’umano possibile, ritmi ipersonici, a volte alternati da rallentamenti così cadenzati e trascinanti da strabordare in territori sludge, e riffs di una potenza indescrivibile. Leggi il resto di questa voce