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Sono tornati, sono incazzati e sono di nuovo i re della paura! THE VISION BLEAK – “Witching Hour” (Prophecy)

TheVisionBleak-WitchingHourNon so fino a che punto sia importante, ma penso di essere il più vecchio tra i fan italiani dei The Vision Bleak. Nel 2004 fui il primo a mettere sulla copertina di un magazine a tiratura nazionale la band, erano i tempi del debutto, “The Deathship Has A New Captain”, un capolavoro senza tempo che, ripeto a distanza di anni, fu il primo vero disco di gothic metal della storia, la somma perfetta tra i Metallica del “Black Album” ed i The Sisters Of Mercy, uno spettacolo. Leggi il resto di questa voce

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La grande musica non ha tempo: THE MISSION – “The Brightest Light” (Spv)

The-MissionI The Mission in formazione originale per la prima volta dal 1990, ditemi se già questo non è un evento.  La band di Wayne Hussey, la firma che ha reso immortale il debutto dei The Sisters Of Mercy, “First and Lost and Always”, oggi ritorna con lo spirito e la forza dei grandi capolavori che furono, parlo di gemme come “Children” e “Carved In Sand”. Leggi il resto di questa voce

Tra gothic e doom, roba per chi sorride di fronte una lapide: RAVING SEASON – “Amnio” (MKM)

Raving-SeasonMai fidarsi dei pdf promozionali che ti arrivano allegati ai promo. Infatti, quando ti aspetti la solita cagata puzzolente di gothic doom (tipo quello che ascoltano i simil darkettoni che si credono vampiri), tanto che preferiresti mangiarti una merda morbidosa pur di non doverla ascoltare, ecco che la cosa si rivela una sorpresa. Parliamo dei Raving Season, sestetto romano che ci propone il primo full length dopo un ep di riscaldamento. Leggi il resto di questa voce

The Match: SALTATIO MORTIS VS END OF GREEN

the_matchRicordo che ai tempi, tanti tanti tanti anni fa, quando mi adoperavo per recensire certi dischi, provavo quasi disgusto, non a caso venivo considerato uno dalla stroncatura facile. Con il senno del giorno dopo, l’unica scienza perfetta, mi pento e mi dolgo? Assolutamente no, se potessi farei anche di peggio, ma ho perso un po’ di smalto, lo so. Leggi il resto di questa voce

#12 Brutal Playlist: i preferiti dai Crushers Of The Dead!

Vi ricordate quando nel Padrino, subito dopo la morte di Don Vito, Clemenza chiese a Michael Corleone di potere formare una famiglia tutta sua? Michael, un Al Pacino inarrivabile, acconsentì, anche se chiese del tempo. Così è stato con il buon Ceccamea che, in virtù del secondo bambino in arrivo e del tempo che questo gli porterà via, ha deciso di dedicarsi esclusivamente alla sua famiglia ed al suo blog che noi di Brutal Crush vi invitiamo a visitare perché ne vale la pena, oltre ad alcuni vecchia articoli che aveva già scritto per noi, troverete anche qualcosina di veramente curioso. Perció tanti auguri al Cecca e consorte (anch’essa dimissionaria per ancora più ovvie ragioni) da tutti noi! A questo punto, inutile dirvi che cerchiamo una nuova penna. Chi cerchiamo? Un opinionista del metal (non solo), uno che sappia analizzare ed argomentare avvenimenti e quanto altro in modo interessante. Leggi il resto di questa voce

Allegria saltami addosso? Magari: MY DYING BRIDE – “A Map Of All Our Failures” (Peaceville)

In realtà questo disco l’avrebbe dovuto recensire Buccolini, il Bride maniac dello staff ma, visti i suoi impegni in politica, per un po’ si è messo a riposo, speriamo almeno di poter vantare un onorevole a breve. Così è toccato a me l’arduo compito di recensire il nuovo disco dei My Dying Bride, mansione che ho accettato di buon grado dopo essermi lacerato le carni con il coltellino svizzero di mio suocero, un gesto malato necessario per entrare nella più armonica sofferenza di questi ‘allegri’ inglesotti. Vi è piaciuta la penultima fatica della band, quel “For Lies I Sire” che non ho problemi a definire uno dei dischi loro dischi più riusciti in assoluto dai tempi di “34.788…Complete”? Bene, “A Map Of All Our Failures” tenta di seguire le linee guida del suo predecessore ma non ci riesce, e potrei chiuderla qui. Leggi il resto di questa voce

Cosa mi ascolto oggi? KISS – “Destroyer [Resurrected]” & KATATONIA – “Dead End Kings”

Ci sono dei tabù non detti nel nostro circuito che provocano non pochi imbarazzi. Per non si sa quale motivo alcune band sono intoccabili a priori. Ad esempio,  ti possono capitare quei dischi che apparentemente catalogare è difficile perché tutti ci ‘devono’ sentire ciò che non è, come ad esempio “Dead End Kings” dei Katatonia, ma che tutti apprezzano a priori e guai a chi dice la verità. Partiamo perciò proprio dalla band svedese. Sarò ottuso, o come preferite definirmi, ma per me i Katatonia dopo “Brave Murder Day”, uno dei capolavori assoluti del gothic/death di ieri, oggi e domani, potevano tranquillamente sciogliersi, avevano inciso il massimo e non c’era bisogno di scrivere altro. Leggi il resto di questa voce

L’angolo del Buccolini: quando il metallo diventa marcio!

Rieccoci qui a servire l’ennesimo brodo di fango putrescente ai miei cari orchi succhiamidollo, il primo femore da spolpare ci viene servito dagli Eternal Deformity con “The Beaty of Chaos”. La band polacca conferma il trend della scena locale, ossia l’interpretazione accademica e canonica del nostro amato genere. Lo stile eviscerato dagli strumenti del gruppo, nel dettaglio, lo si può definire un death metal che strizza decisamente l’occhio a soluzioni melodiche che fecero la fortuna di band come Sentenced e Amorphis, applicato con estrema cura e diligenza pur senza aggiungere nulla di nuovo a quanto già proposto allora, un prodotto adatto a voi licantropi con il palato più raffinato, nulla di eccezionale ma gradevole. La parade di carcasse prevede ora un commento al lavoro dei Valkiria con il loro “Here The Day Comes”. Leggi il resto di questa voce

Un tempo c’era la Milano da bere, oggi ci sono i LACUNA COIL, che culo: “Dark Adrenaline” (Century Media)

I Lacuna Coil sono una band che tanto ha dato ai suoi esordi quando, con una certa disinvoltura, faceva il verso ai The Gathering. Non è un caso se, almeno artisticamente, il loro debutto sia ancora oggi acclamato dai più come un bel disco, un album non personalissimo, ma un’ottima rivisitazione all’italiana del combo olandese di  “Mandylion” e “Nighttime Birds”. Dopo “In A Riverie” purtroppo è stato un distaccarsi sempre più dalle sonorità della band di Anneke per abbracciare un groove pop e piacione mascherato con quattro riff finto aggressivi, con la voce della Scabbia in primo piano arricchita dalle sue foto tra il fetish d’autore ed il soft core gotico. Il vero ‘botto’, però, l’hanno fatto 8 anni dopo il debutto con “Karmacode”, correva l’anno 2006, album a mio avviso di una scontatezza così allucinante da fare sembrare le precedenti produzioni delle opere dei Pink Floyd. Leggi il resto di questa voce

ECNEPHIAS – “Inferno” (Scarlet)

Lo ammetto, sono legato agli Ecnephias per più ragioni, anzi due in particolar modo. In primo luogo non mi dispiacciono, ieri come oggi li trovo un’ottima realtà del nostro panorama estremo. Secondo, forse questo è il motivo più futile, provo una naturale simpatia per il leader della band, Mancan, che in realtà si chiama come me, Mancusi. A tal proposito non so se siamo parenti o meno, ma in fondo non mi dispiacerebbe avere un cugino con una testa come la sua. Andando ai fatti, “Inferno” può essere facilmente definito come il primo vero masterpiece della band, un album che mette in secondo piano i richiami al black metal del recente passato cedendo il passo ad un groove più vicino alla scuola gothic metal inglese dei migliori anni, con Paradise Lost e primi Anathema tra le influenze più tangibili. Leggi il resto di questa voce

CADAVERIA – “Horror Metal” (Bakerteamrecords)

Ricordo che a suo tempo non ebbi problemi nello scommettere sulle qualità dei Cadaveria assegnando il massimo dei voti al debutto, “The Shadows’ Madame”. La nuova band messa su dall’ex ugola malefica degli Opera IX insieme a Flegias dei Necrodeath, riuscì a stupirmi in tutto e per tutto grazie ad uno stile per l’epoca intrigante che ben miscelava atmosfere gotiche e black metal senza però arrivare alle soluzioni alcune volte esageratamente pompose dei vari Cradle Of Filth e Dimmu Borgir. Quel debutto era praticamente perfetto in tutto, dalla produzione agli arrangiamenti, per non parlare delle melodie sempre arcigne e catchy, ma non per questo commerciali. Leggi il resto di questa voce

MADAME X – “Dive Cattive” (Ponderosa)

Quando ricevi il caro vecchio promo cd nel cartoncino con la sua biografia di accompagnamento su carta, permettetemi di dire che è sempre una bella cosa, oserei dire quasi un tuffo in un passato nostalgico oggi scomparso. A modo loro nostalgici sono stati anche i Madame X che con “Dive Cattive” hanno voluto dare il loro tributo ad un certo cinema italiano di culto degli anni ’60/’70 ispirandosi liberamente a piccoli capolavori come “Danza Macabra” di Margheriti e “La Dama Rossa” di Miraglia. Extra tributo è un brano dedicato a “Santa Sangre” di Jodorowsky, “La Donna Tarantola”, brano che nel contesto thriller/horror del disco ha un suo perché. Musicalmente possiamo dire di trovarci di fronte ad un’opera punk, per quanto il termine ‘opera’ in effetti cozzi con l’attitudine cafona tipica del punk rock, ma non vedo definizioni diverse per un album come questo, curatissimo ed ambizioso, in cui nulla è lasciato al caso, dagli arrangiamenti ai suoni. Leggi il resto di questa voce

*Anteprima: MY DYING BRIDE – “The Barghest O’ Whitby” (Peaceville)

Dalle nebbiose terre britanniche ci giunge con mia viva trepidazione il nuovo capitolo dei signori della tristezza, i My Dying Bride. Posto che ho da sempre straveduto per la band in questione, della quale mi innamorai nel lontano 1991 quando ebbi l’occasione di vederli (e di conoscerli) come band di supporto dei Bolt Thrower, nientemeno che al mitico Marquee Club di Londra, quando stava per uscire il loro debut e.p. “Asphera Hiems…”, denoto con estremo piacere in questo nuovo e.p. un ritorno proprio a quelle sonorità degli esordi che ne fecero da subito una delle band di punta del movimento gothic death iglese. Leggi il resto di questa voce

SAMAEL – “Lux Mundi” (Nuclear Blast)

Consumata la parentesi purista di ritorno, forse un tantino paraculo a dire il vero, alle radici black metal, i Samael riprendono il loro cammino artistico con “Lux Mundi”, lavoro che tende a fondere non con malcelato mestiere, il passato avanguardistico con le sonorità più estreme che tanta malsana gioia hanno regalato agli estimatori della Nera Fiamma. Ecco quindi che questo platter non sembra aggiungere niente di memorabile allo scibile sonoro degli svizzeri, ma puntella quanto sciorinato negli anni grazie ad una prova sufficientemente credibile e trascinante. Leggi il resto di questa voce

THE BRONX CASKET CO.: beccatevi il nuovo video!

Ragazzi, se non sapete chi sono i The Bronx Casket Co. cambiate sito ed andate dove vi nutrono a pane e gay metal! Ok, non sono un nome fondamentale, ma spaccano il culo e sono il side project di D.D. Verni degli Overkill, sono quelli di “Hellectric”, il capolavoro dove cantava un certo Spy, tra gli altri anche ex voce dei Misfits, vi dice niente? Leggi il resto di questa voce

AN AUTUMN FOR CRIPPLED CHILDREN – “Everything” (A.T.M.F.)

Stavolta mi trovo alle prese con una band di chiaro stampo gothic/black che non fa mistero di una certa devozione per signori delle terre fredde come Burzum e Katatonia. A dispetto delle roboanti presentazioni tipo “niente sarà come prima” eccetera, il combo si attiene ai canoni del genere svolgendo il compitino egregiamente ma senza tirare fuori quel bel coniglietto dal cilindro capace di fare la differenza. Splettrate acute e dissonanti a valanga, tappeti di keyboards evocative ed oniriche, nonchè drumming presente al minimo sindacale fanno da cornice ad un cantato che si esprime quasi sempre in lunghi screaming senza abbozzi di metrica, volutamente equalizzato per confondersi con la base sonora, come se fosse un elemento della costruzione atmosferica e non un’interpretazione vocale. Complessivamente direi che il prodotto non è male, il gusto per la composizione c’è, anche se lo stile avrebbe bisogno di assumere una sua impronta soggettiva rispetto al resto della massa proposta dal mercato attuale. Leggi il resto di questa voce

DRACONIAN – “A Rose For The Apocalypse” (Napalm)

Care brutaline e cari brutaloni, inutile stare tanto a menarla, quando si parla di musica raramente uso mezze misure, se poi c’é il solito borghesuccio che si scandalizza per qualche mia espressione un po’ colorita, meglio, sa dove andarlo a prendere. Anche stavolta, come dice Aldo, responsabile di ciò che scrivo e non di ciò che voi capite, sarò volgarmente chiaro. I Draconian sono una band che non si capisce come mai qui in Italia sia amatissima. A mio avviso tutto questo affetto è immeritato, anche se per qualche scribacchino della domenica hanno delle qualità. Tutti quanti avete potuto ammirare quella schifezza di canzone/video postata qualche giorno fa dal capo, roba che avrete sentito almeno altre duecento volte, ma non voglio essere così spietato perché non sarei onesto, la realtà sta in una specie di via di mezzo, quel punto intermedio tra il vaffa e il culo, in pratica sta sulla ‘n’ Leggi il resto di questa voce

DRACONIAN: beccatevi il nuovo video!

A breve vi presenteremo la recensione di “A Rose For The Apocalypse”, il nuovo album della gothic/doom sensation Draconian, una band che nel corso degli ultimi anni si è saputa fare apprezzare dal pubblico fino a diventare una piccola istituzione nel suo ambito. Leggi il resto di questa voce

SARAH JEZEBEL DEVA – “The Corruption Of Mercy” (Listenable)

Neanche qualche ora fa mi ha chiamato il grande capo e mi ha detto: “ti ho inviato i link per un paio di recensioni, siamo in ritardo fammele al volo”. A dirvela tutta queste occasioni d’emergenza mi hanno sempre stuzzicato, un pó come se fossi il Tom Cruise di Mission Impossible! Clicco sul link e parte il download. Alla fine mi ritrovo sul desk il secondo cd di quella silfide di Sarah Jezebel Deva, la balena che da anni fa la corista con i vari Cradle Of Filth e via discorrendo. Che vi devo dire di “The Corruption Of Mercy”? Niente di che se non che è il solito disco gothic metal con la ‘Pavarotta’ del caso alla voce, una specie di malsano incesto tra la merda e la cioccolata. Non manca qualche sporadico innesto finto black, ma parliamo veramente di puttanate di scarso valore. Un lato positivo peró questo cd lo possiede, sono onesto. Leggi il resto di questa voce

Anteprima: MY DYING BRIDE – “Evinta” (Peaceville)

A quanto pare, 15 anni fa, durante una delle abituali cene a base di sangue umano e gateau di patate con ragù di pipistrelli, a Stainthorpe e soci  balenò, l’idea di realizzare un album sinfonico. Trascorsero 5 lustri prima che le intenzioni si chiarissero e arrivasse anche il momento propizio per la realizzazione di un progetto così impegnativo, a 21 anni dalla fondazione della band. Evidentemente, per una band che si è sempre mossa entro coordinate sonore, per quanto molto personali e originali, comunque definite, fondendo i tempi del doom con il flavour del gothic, un’ operazione del genere avrebbe imposto la collaborazione con una personalità forte in grado di far compiere il salto di qualità: ecco la mossa azzeccata di co-arrangiare l’album con Johnny Maudling, membro dei Bal Sagoth, ma soprattutto polistrumentista con formazione classica, produttore, ingegnere del suono e collaboratore dei M.D.B. già in tre dischi in studio. Il risultato è stupefacente: “Evinta” è un magma sinfonico che travolge e fonde melodie e temi dei lavori passati della band, attraverso nuovi arrangiamenti, dando vita a composizioni inedite. Leggi il resto di questa voce