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A touch of brutal a touch of death: i nuovi album di CHELATION INTOXICATION & SICKNESS!

4a.Tokyo.Gore.PoliceIniziare il 2014 con una coppia così spietatamente brutale è quanto di meglio si possa chiedere per partire con il piede giusto! Brutal Crush battezza il nuovo anno con 2 uscite a dir poco letali, “Dismemberment XVIII” dei Chelation Intoxication e “Necrosymphonies Of Necropsy” dei Sickness, due album prodotti dalla Grundar Prod., etichetta ormai di spicco nella scena estrema, immancabili nelle discografia dei più putridi tra voi. Leggi il resto di questa voce

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Il mix perfetto per ogni lurido metallaro: AVULSED – “Ritual Zombi” (MDD/Xtreem Music)

avulsedQuali sono le cose che piacciono di più ad ogni metallaro bello lercio e malato come  vuole la tradizione? Gli zombi ed il death metal, se poi a queste sommiamo un impatto visceralmente brutal, allora tocchiamo gli apici che solo pellicole come Nekromantik sono riuscite a farci assaporare.

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Wertmüller, chiama al volo Di Cataldo, altro che Giannini!

anna-laura-millacci-massimo-di-cataldoChi di voi non ha mai visto Travolti da un ‘insolito destino nell’azzurro mare di Agosto? Un capolavoro del maschio italiano di razza! Indimenticabili le scene in cui un Giannini inarrivabile fracassava di mazzate la bonazzissima Melato (i suoi capezzoli sono impressi nella memoria della mia mano destra, R.I.P.). Ricordate come diceva? “Bacia la mano al padrone, bottana industriale!“. Leggi il resto di questa voce

Qualcuno gradisce una salsiccia? Budella, frattaglie e scarti in uno speciale molto estremo e molto underground!

Penso sia capitato a tutti di voler dare una colonna sonora alla propria vita, come fossimo in un gioco o in un film, ad esempio mentre ci stiamo sfraganando i ‘gioielli’ a casa di chissà quale familiare. In quel momento prenderemmo volentieri l’ultimo dei Cannibal Corpse e lo metteremmo a palla pogando con la dentiera di nostra nonna. Io l’ho fatto ed ho deciso di chiamarlo ‘teorema dei Cannibal Corpse’. Leggi il resto di questa voce

Brutal masters are back: PATHOLOGY – “The Time Of Great Purification” (Victory Records)

Sarà l’eta, sarà quello che vi pare, ma adoro i Pathology, li adoro nel senso più letterale della parola. Se questo piccolo spazio si chiama Brutal Crush è anche grazie a loro, uno dei miei ascolti prediletti degli ultimi anni. Figuratevi che hanno addirittura superato i Mortician nella mia personale classifica del cuore, band a cui sono stato l’unico in Italia a dedicare uno speciale, ho detto tutto. Dicevamo i Pathology. Ho scoperto la band ai tempi dello spettacolare “Legacy Of The Ancients”, album caldeggiatomi da un vecchio amico con cui condivido la passione per quanto di più marcio, putrido e laido produce la scena estrema. Inutile dirvi che fu amore a primo growl. Leggi il resto di questa voce

Giovani macellai cercano budella e trippa da accompagnare alle cotiche: DYING FETUS – “Reign Supreme” (Relapse)

Ci sono band che sono brutali nel dna, anche quando non vorrebbero esserlo. Chiaro esempio in tal senso sono i Dying Fetus, dal 1991 in prima linea per la causa del brutal death americano. Pur essendo delle autentiche macchine da guerra, a mio avviso hanno pagato lo scotto di non avere mai abbracciato la causa più becero-grandguignolesca del genere (cadaveri, demoni e via sanguineggiando), preferendo un approccio lirico molto più grind core old school, quello con i temi politici e di giustizia sociale belli in evidenza, qualcuno oggi li potrebbe definire la versione brutal metallica del Movimento a 5 Stelle di Beppe Grillo. Certo, per chi ascolta con passione il genere sono un autentico culto, ma non al pari di tante altre realtà che, almeno musicalmente, hanno sempre avuto da imparare dai loro. “Reign Supreme” è la solita mazzatona tra capo e collo come tradizione comanda: blast beat in abbondanza, riff stritola budella, voce da tombino e quel pizzico di tecnicismo che fa la differenza. Leggi il resto di questa voce

Meglio i Cannibal Corpse o i Cannabis Corpse?

Lo so, certe domande non si dovrebbero neanche fare, specialmente se poste a gente con l’elasticità mentale di uno con il cemento nella scatola cranica. Fortunatamente noi di Brutal Crush non siamo così e possiamo proporre a noi stessi ed a voi lettori qualsiasi dubbio amletico ci passi per la testa. Eccoci allora a chiederci se, a come stanno oggi le cose, sia meglio ascoltare i Cannibal Corpse o i Cannabis Corpse, indipendentemente dall’essere o meno cannabinomani. Secondo me sono preferibili i secondi ai primi, non fosse altro per la freschezza della proposta. Se i Cannibal altro non continuano a fare che ripetere all’infinito la stessa solfa con Fisher che rutta le stesse identiche frasi, almeno i Cannabis sono divertenti, oltre a ciò vantano quel non so cosa di molto thrash metal che non guasta mai. Leggi il resto di questa voce

CANNIBAL CORPSE – “Torture” (Metal Blade)

Parliamone, ma parliamone bene. I Cannibal Corpse sono una di quelle band che dividono il pubblico in due fazioni contraddistinte, non l’una contro l’altra armate, ma di sicuro differenti nell’approccio con i maestri del brutal death metal. Da un lato abbiamo chi come me ha conosciuto e vissuto l’era Barnes, dall’altro i più giovani cresciuti con Fisher. Vedete, qui non si tratta di preferire un tombino vocale all’altro, qui si tratta di due stili completamente differenti. Il primo – era Barnes – marcio, putrido, pieno di atmosfera e pestone, ma senza per questo esagerare. Il secondo stile – era Fisher – dell’insana atmosfera sanguinolenta del passato non ha niente, ma niente di niente. Leggi il resto di questa voce

Parola di Vincenzo Barone: LIBERTEER – “Better To Die On Your Feet Than Live On Your Knees” (Relapse)

Arriva dalla California questo dinamitardo progetto, questo scellerato inno alla ribellione, questa colonna sonora brutale ed epica, ideale sottofondo ad auspicabili moti popolari, certamente non incruenti! Matthew Widener (Cretin, Citizen), l’ideatore della sommossa fonica in esame, crea una miscela letale fondendo atmosfere epiche e orchestrali a partiture brutal/grind, inscenando un cataclisma sonoro che risulta alla fine credibile e capace a più riprese di suonare convincente! Proviamo a concentrarci e ad immaginare i cari vecchi Carnivore lanciati a velocità assurde, con una dose di Morbid Angel, un pizzico di hardcore, aperture strumentali orchestrali epiche e marziali ed ovviamente una volontà tutta brutal, ed otterremo i Liberteer. Una voce che latra in uno stranamente distinguibile growl slogan anarchici di pura rabbia ed incitamento alla ribellione da ogni ordine costituito, accompagna un tappeto di tempi serrati, ma anche di up tempo hardcore, di ritmiche furiose ma ben condotte, di momenti ai limiti dell’epic, di grind forsennato comunque sempre ottimamente eseguito. Leggi il resto di questa voce

ORIGIN – “Entity” (Nuclear Blast)

Non penso che un bel disco di sano brutal death sia l’ascolto più consigliabile per una serata romantica con la propria tipa, ve lo dico per esperienza diretta. Resta il fatto che per noi di Brutal Crush un disco degli Origin è quasi pari ad un orgasmo. “Entity” non delude le aspettative dei fans e tranquillizza chi non aveva visto bene questo cambio da Relapse a Nuclear Blast. La band del Kansas è riuscita nell’ardua impresa di bissare la grandezza del precedente “Antithesis”, universalmente riconosciuto come il loro masterpiece. All’interno di “Entity” troverete le regole, vecchie e nuove, di come deve suonare un disco di malvagio, marcio, incontaminato ed ultratecnico disco di brutal death nel 2011; 11 brani per 36 minuti scarsi di violenza allo stato brado in cui si fondono chirurgicamente velocità inimmaginabili con riffoni spacca sassi e brevissimi solos al fulmicotone, senza dimenticare le peripezie funamboliche delle 4 corde. Leggi il resto di questa voce