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Scarica GRATUITAMENTE la compilation della Denovali Records!

main_topCome si dice? Ah si, facciamoci una cultura! Vi piacciono robe tipo ambient, drone, avantguarde, sperimentale, doom, funeral black metal e via rattristendo? Leggi il resto di questa voce

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Last shots from underground: eccovi una raffica di album brutali!

Risveglio-al-funeraleAltro giro, altra corsa, eccoci ad un nuovo appuntamento con le ultime novità dall’underground. Sei dischi quest’oggi, come al solito un grande mix di generi e band diverse, con risultati che a volte sono buoni, altre lasciano a desiderare. Leggi il resto di questa voce

Black metal sperimentale, violento e decadente: SPEKTR – “Cypher” (Agonia)

SpektrPrendi due cerebrolesi, per di più francesi, rinchiudili per sei interminabili anni in un cesso della stazione Ostiense e chiedigli di mettere insieme un disco che sia un manifesto contro i mali di questo secolo. Leggi il resto di questa voce

Quelle voci che ti urlano di fuggire: HORSEBACK & LOCRIAN – “New Dominion” (Relapse)

‘New Dominion’ non è uno split, trattasi invece d’un lavoro a quattro mani tra Locrian e Horseback; un insieme di ‘suoni’ suddivisi in due track uscito a suo tempo in edizione limitata ed oggi ristampato dalla Relapse con tre nuove aggiunte lasciando il suo remix alle abili mani di James Plotkin, guru del noise/drone. Leggi il resto di questa voce

#6 Black Metal Underground: true black stories…

Iniziamo senza indugi la presente serie di recensioni perché gli album sono tanti ed il tempo concessoci, Maya permettendo, non è molto. I primi di oggi sono i francesi Malysteria con l’ep di debutto “Blaspheme & Devotion”: puro, grezzo, anti-cristiano black metal. Pur essendo un ep autoprodotto, i tempi risultano più lunghi della media, cinque pezzi per la durata di quasi 43 minuti. Come sempre l’underground francese si dimostra non privo di sorprese, basti pensare a gente come i Peste Noire o i Decline Of The I, perché come dissi in passato “in Francia non siamo tutti Hipster come Neige“, anche se qui di francese penso ci sia solo la nazionalità dei membri del gruppo. Leggi il resto di questa voce

When the music’s over, listen…: LOCRIAN – “The Clearing” (Relapse)

Il drone non è per tutti, è innegabile una vera e propria difficoltà all’ascolto. Più denso del funeral doom metal, più ostico del black metal. Pochi sono i gruppi che si sono o si cimentano tutt’ora nel suono inventato dagli Earth, ancora meno sono quelli che ne hanno tratto il loro piccolo successo, sempre se per successo intendiamo vendere qualche disco al vicino del box dove fai le prove con il gruppo. Leggi il resto di questa voce

L’angolo del Buccolini: quando il metallo diventa marcio!

Rieccoci qui a servire l’ennesimo brodo di fango putrescente ai miei cari orchi succhiamidollo, il primo femore da spolpare ci viene servito dagli Eternal Deformity con “The Beaty of Chaos”. La band polacca conferma il trend della scena locale, ossia l’interpretazione accademica e canonica del nostro amato genere. Lo stile eviscerato dagli strumenti del gruppo, nel dettaglio, lo si può definire un death metal che strizza decisamente l’occhio a soluzioni melodiche che fecero la fortuna di band come Sentenced e Amorphis, applicato con estrema cura e diligenza pur senza aggiungere nulla di nuovo a quanto già proposto allora, un prodotto adatto a voi licantropi con il palato più raffinato, nulla di eccezionale ma gradevole. La parade di carcasse prevede ora un commento al lavoro dei Valkiria con il loro “Here The Day Comes”. Leggi il resto di questa voce

#3 Black Metal Underground: le nuove maledizioni!

Si torna a parlare di ciò che di più putrido ed estremo ci offre l’underground, come da titolo e come sempre, con un occhio particolare verso tutto ciò che puzza di black metal. Questa volta ne approfittiamo anche per approfondire la conoscenza con le nuove uscite della Witching Hour Prod, label totalmente devota a tutto ciò che di più violento, nero e brutale viene tradotto in musica. Leggi il resto di questa voce

AGHAST – “Hexerei Im Zwielicht Der Finsternis” (Cold Meat Industry)

C’é stato un periodo, a cavallo tra la prima e la seconda metà degli anni novanta, che il sottoscritto era andato letteralmente in fissa per qualsiasi fottutissimo album ambient. L’essere un doomster oltranzista ha sempre favorito certe mie inclinazioni, ma vi assicuro che c’é stato un periodo in cui ascoltavo quasi esclusivamente le produzioni della Cold Meat Industry, roba da far deprimere finanche il più navigato dei cobarettisti. Per farvi capire come stavo, figuratevi che per mesi sono andato all’università con gli MZ412 fissi nel walkman, roba che per me anche il giugno più solare emotivamente era un freddo novembre. Lo so, scritta così sembra la confessione di un cliente di Dylan Dog, ma qui parliamo di fatti, non degli splendidi incubi di Sclavi. Leggi il resto di questa voce

SEMBLER DEAH – “Kaessariah. Heel Een Leven Lang” (Hypertensions Records)

Dalla Hypertensions Records ci giunge questa proposta dal Belgio che va a collocarsi a pieno diritto nell’alveo di quel filone black ambient di cui la stessa “madre” Norvegia fu prodiga fattrice. Onestamente non mi sento il più qualificato a recensire prodotti del genere, in quanto la mamma mi ha cresciuto a birra e distorsore, pertanto cercherò di descrivere il più obbiettivamente possibile i tratti connotativi di questo EP lasciando agli amanti del genere qualsiasi altra considerazione critica. Personalmente ho ritenuto le atmosfere che il combo Vallone cerca di creare piuttosto curate ed il suono decisamente azzeccato, ma, per quanto mi riguarda, il tutto mi da l’impressione di ascoltare un’infinita intro senza che il vero album incominci mai. I 4 pezzi componenti l’EP appiano sostanzialmente identici, basati su di un tappeto di archi sintetici che funge da base ritmica che accompagna un eterno giro di arpeggio estremamente minimale ed ossessivo, naturalmente di cantato non se ne parla proprio! Leggi il resto di questa voce

CANAAN – “Contro.Luce” (Eibon)

Solita telefonata di Aldo che mi dice: “Titty, ho in mano il nuovo dei Canaan, è troppo bello. So che anche tu li segui, se vuoi fare la recensione ti passo il disco”. Così è stato, tempo un paio d’ore ed avevo il disco in mano. Seguo la band milanese dagli inizi ed erano anni che aspettavo di ascoltare il successore di “The Unsaid Words”, uno di quei dischi che quando li metti difficilmente riesci a premere il tasto stop, sono troppo trascinanti per interrompere l’ascolto. L’intermezzo con i Neronoia non mi aveva garbato affatto, sono sincera. “Il Rumore Delle Cose” era un bel prodotto nelle intenzioni, mentre nei fatti era poco più di una divagazione dark wave di poco conto, piacevole, tutto qui. “Contro.Luce” rimette le cose a posto e ci presenta i Canaan per come li abbiamo sempre amati e per come li volevamo. Precisando sin da subito che chi tra voi non riesce a staccarsi dal concetto pelle e borchie, anche solo per un secondo, fa bene ad interrompere la lettura, “Contro.Luce” è molto probabilmente il capolavoro definitivo di Mauro Berchi, la mente che si cela dietro questo moniker. Leggi il resto di questa voce

VOID OF SILENCE – La Danza Macabra

Roma non è mai stata avara di talenti in ambito dark/doom. Partendo dagli stranoti Novembre potrei stare qui per giorni a decantare le ottime qualità delle molte band capitoline dedite al dark sound. Mi ritengo fortunato a potere parlare oggi con i Void Of Silence, una band che è riuscita a tramutarsi in vero e proprio culto a livello internazionale. Il loro nuovo album arriva dopo un silenzio che sembrava interminabile, un’opera che mette in luce tutto il dolore e le sofferenze di questi anni. Signore e signori, i Void Of Silence…

Ragazzi, un ritorno improvviso anche se da tempo se ne parlava. Come mai la bellezza di 6 anni di silenzio?
“In questi anni c’è successo di tutto, molte cose hanno anche minato la possibilità che questo album uscisse. Dopo “Human Antithesis” io stesso ero completamente svuotato di ogni ispirazione. Era impensabile per me riuscire ad eguagliare un lavoro come quello. Poi Ivan mi presentò una lunga suite, solo chitarra, di una quarantina di minuti. L’ho ascoltata per giorni, finché mi sono deciso a riaccendere quella fiammella dentro di me che mai si era spenta”. Leggi il resto di questa voce

VOID OF SILENCE – “The Grave Of Civilization” (Code666)

Sei lunghi anni di silenzio non sono pochi, per alcune band potrebbero essere micidiali. In un’epoca come la nostra, un’epoca dove la musica è un business da fast food, dove in sei mesi un’artista può facilmente raggiungere le vette delle classifiche ed essere ancora più facilmente dimenticato, il fattore tempo è essenziale. Quante realtà musicali, specialmente se di non facile fruibilità ed italiane, potrebbero permettersi il lusso di restare assenti dalle scene per sei decadi? Pochissime, forse tre o al massimo quattro. I Void Of Silence sono una di quelle poche e fortunatissime band che possono permettersi questo lusso. Lo possono fare perché nel tempo, grazie alla qualità delle loro composizioni, sono diventati un culto nel senso più letterale del termine. “The Grave Of Civilization” ci mostra una band all’apice della maturità artistica. Triste, decadente e soffocante, questo disco raccoglie tutte le amarezze, la rabbia ed il dolore dei nostri, lo fa tra momenti rallentati degni di un certo doom più estremo, aperture ambient ai limiti di un’immaginario post apocalittico, e molteplici sperimentazioni che arricchiscono ogni singola nota. Leggi il resto di questa voce