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Archivi categoria: Interviste

Quando le metastasi fanno bene: la parola a Giulio dei Cripple Bastards!

cripple bastardsInutile dire che qui a BC non siamo mai stati amanti delle interviste, forse una delle cose più noiose della storia dell’informazione rock, ma quando si ha tra le mani un autentico orgoglio italiano come i Cripple Bastards, fuori con un album bellissimo, brutale e disarmante come “Nero In Metastasi”, due parole ce le scambi per forza. Buona lettura e grind on! Leggi il resto di questa voce

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Intervista a Zyon Cavalera dei Soufly!

Il 2013 verrà ricordato dal sottoscritto come l’“annus horribilis” della musica rock nel Nord Italia: Rock in Idrho, Heineken Jamming Festival e Gods of Metal mancanti all’appello, concerto dei Motörhead e dei Black Sabbath cancellati… di concerti ne ho visti comunque e di soddisfazioni me ne sono tolte, ma vivere la stagione dei concerti “like a boss” è davvero un altro paio di maniche… Per fortuna al Carroponte di Milano a risollevare la situazione arriva la famiglia metallara per eccellenza (gli Osbourne non me ne vogliano) con il “Maximum Cavalera Tour”: i Soulfly di Max Cavalera, con Incite e Lody Kong, i due gruppi di tre dei suoi figli, suoneranno stasera sotto un cielo che promette pioggia. Ci hanno fissato un’intervista con Zyon Cavalera, batterista fisso nei Soulfly ormai da più di sei mesi (è quasi record) e figlio ventenne di Max. Del Cavalera tourbus alle 18 non c’è traccia: chiaccherando con la security dicono che arrivano dalla Francia e li aspettavano alle 16. Molto bene. Io vado al centro commerciale, mi armo di un paio di weiss e di pazienza. Finalmente verso le 19 appare il tourbus e dopo una mezz’oretta mi trovo di fronte a Zyon, questo ragazzo di 20 anni con la faccia sveglia ma un po’ da fattone (buon sangue non mente) che mi sorride e mi saluta…

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Il futuro del death melodico è con Greenpeace! Intervista ai Soilwork – Risponde Dirk Verbeuren (Drums)


1 – Benché siate una delle più importanti band di Death Metal Melodico avete avuto un periodo di mutamenti tra il 2003 ed il 2008. Pur sfornando buoni album, come quello prodotto assieme a Devin Townsend, non pensi quello sia stato il vostro periodo di minore creatività?
Rispetto ai primi album dei Soilwork, Figure Number Five (del 2003) prese una direzione musicale differente. Amo molto quell’album. La maggior parte dei pezzi sono diretti e puntano più sul groove che sulla tecnica. I due album successivi Stabbing The Drama e Sworn To A Great Divide, sono più variegati rispetto a Figure, pur mantenendone l’aspetto “groovy”. Quello era ciò che volevamo creare in quel momento. Il modo in cui la gente giudica i risultati dipende dai gusti personali. Non ero un fan dei primi dischi quando uscirono. Li apprezzo ora, ma il materiale più “Catchy” era quello che mi spinse ad ascoltare i Soilwork. Quindi non vedo il periodo dal 2003 al 2008 come “minore” creativamente. Fu semplicemente un periodo di passaggio basato su quello che provavamo al tempo.

2 – Quali furono le influenze che, in quel periodo, vi portarono a cambiare il vostro suono in uno meno tecnico, meno melodico, meno “metal” in un certo senso e vicino all’hardcore?
Alcuni tra noi apprezzano band come Killswitch Engage, System Of A Down e Static X. Immagino alcuni considerino quelle band come “Trendy”. D’altro canto, la musica metal che ha successo commerciale viene odiata dai fan dell’underground solo perché ha successo. Personalmente, tendo a giudicare la musica in base a quanto mi piace o meno. Adoro Prince, per esempio, e lui è ovviamente una delle più grandi Pop Star che il mondo abbia mai avuto. Il percorso seguito dai Soilwork è basato su ciò che i nostri cuori sentono e posso dire con certezza che siamo sempre stati onesti con noi stessi. L’unico album dove vi fu un conflitto creativo all’interno della band fu Sworn… . Ola Frenninbg voleva scrivere pezzi più radio-friendly, il che si può sentire chiaramente nelle sue composizioni. Il resto del gruppo scrisse pezzi devastanti come As The Sleeper Awakes e The Pittsburg Syndrome, ma anche pezzi intimi e personali come Sick Heart River e 20 More Miles. La gente tende a sminuire Sworn… ma se lo si ascolta attentamente, contiene grandi pezzi. Leggi il resto di questa voce

FORGOTTEN TOMB: fate del male a voi stessi e agli altri…

Intervistare i Forgotten Tomb, anche per uno che non ha problemi di conversazione come me, non è mai un’esperienza facilissima. Sarà perché ti piacciono e non vuoi fare la figura del piccolo esaltato quattordicenne, o sarà che fondamentalmente non sono mai stato un amante delle interviste in sé, però questi ragazzi ti lasciano sempre con quel punto interrogativo in testa alla fine di ogni chiacchierata, quel dubbio che ti fa chiedere se gli hai chiesto veramente tutto. Leggi il resto di questa voce

VAREGO: stoner, sludge and other disturbances!

Come avrete notato, qui a Brutal Crush raramente ci imbarchiamo in interviste e robe simili. Diciamo che fondamentalmente preferiamo dare spazio alla sostanza, ovvero ai dischi, molte volte ben più interessanti dei loro autori. Dicasi lo stesso per i live report, ci interessano poco. Esistono però quelle band con cui vale veramente la pena scambiare quattro chiacchiere perché hanno tirato fuori un disco così particolare che non puoi non volerne sapere di più. Leggi il resto di questa voce

ROBERTA GEMMA: hard, rock & bunga bunga!

Nel nostro settore è difficile leggere interviste a personaggi extramusicali, al massimo ti puoi aspettare due parole dette da qualche scrittore noir/horror, da qualche regista, se non forse da qualche pittore, sempre e comunque devoto al ‘sanguinolento’. Personalmente mi vanto di essere stato uno dei più coraggiosi del mio settore, non a caso sono stato l’autore di scelte editoriali a suo tempo definite ‘estreme’ ed oggi considerate la normalità. Tra tutte le assurdità peró mi mancava l’intervista alla pornostar. Che volete che vi dica, alla fine ce l’ho fatta ed ho avuto il piacere di avere al mio microfono una delle più amate stelle italiane dell’hard, vincitrice di numerosi premi ed oggetto dei più indicibili desideri dei maschietti tutti e non solo: Roberta Gemma! Leggi il resto di questa voce

BLIND FOOL LOVE: la strage del cuore!

Intervista raccolta da Tarja Virmakari

Quella dei Blind Fool Love potrebbe sembrare una delle tante storie a lieto fine di cui è piena la storia del rock; un gruppo di ragazzini con tanta voglia di prendere a calci in culo il mondo si mettono a suonare insieme, usano la rete per promuoversi et voilà, dopo qualche anno di dura gavetta arriva il contrattone con la major, in questo caso la Sony. Leggi il resto di questa voce

FLESHGOD APOCALYPSE: orgoglio italiano!

Intervista raccolta da Tarja Virmakari

Parlare di e con una band come i Fleshgod Apocalypse è stato per me un grandissimo piacere, lo dico perché finalmente l’Italia ci regala qualcosa di veramente internazionale. Con questo non voglio sminuire altre ottime realtà nostrane come Lacuna Coil, Rhapsody Of Fire e Novembre, giusto per citare i più noti, ma resta il fatto che i Fleshgod Apocalypse hanno veramente quel qualcosa in più che li rende diversi, senza quel minimo di provincialità tutta nostrana che non siamo mai riusciti a toglierci. Leggi il resto di questa voce

RAIN: la Bologna da bere!

Intervista raccolta da Aldo Luigi Mancusi


Care ragazze e ragazzi, raramente mi avete visto alle prese con le interviste, roba che il più delle volte mi annoia fare, a meno che il mio interlocutore non abbia inciso un disco particolarmente bello o non si tratti di gente particolarmente gioviale. Leggi il resto di questa voce

VADER: Darth Vader? Per noi è come un padre!

Intervista raccolta da Tarja Virmakari

La Polonia non è mai stata avara di band estreme, in tanti anni ci ha regalato un bel numero di realtà nella maggioranza eccellenti, non ultimi i Vader, forse il simbolo della voglia di riscatto di una terra troppe volte derisa dalla storia. Pur non avendo mai raggiunto gli apici genialoidi di gente come i vecchi Morbid Angel o i Deicide, questi ragazzi si sono saputi costruire una reputazione ed una solidità invidiabili, tanto da arrivare all’approdo della Nuclear Blast. Il loro comeback discografico, il nono per l’esattezza, si presenta come una conferma di quanto di buono fatto fino ad oggi, tanto che possiamo definire “Welcome To The Morbid Reich” uno dei dischi death metal del 2011, parola di Peter! Leggi il resto di questa voce

Esclusiva!!! TONY MARTIN: the sabbath stone is alive!

Intervista raccolta da Tarja Virmakari


E’ un periodo in cui non si fa altro che parlare e straparlare dei Black Sabbath e di questa reunion. Si farà, non si farà? Lo sanno solo i quattro di Birmingham. Noi di Brutal Crush, che con le tendenze e le mode ci puliamo il culo, abbiamo deciso come sempre di andare in controtendenza e siamo andati a scovare per voi sua maestà Tony Martin, l’uomo grazie a cui Tony Iommi ha ritrovato quell’anima dark che aveva dimenticato nei periodi con Gillan e Dio. Le magnificenti interpretazioni di “Eternal Idol”, “Headless Cross” e “Cross Purposes”, sono state però tutte inutili, tutte incredibilmente inutili. Il popolo, la storia, forse il destino, tutti volevano riascoltare i vecchi Black Sabbath e non sapevano apprezzare lo stile ed il timbro di Tony, troppo bravo, troppo aggraziato, troppo impeccabile per chi ascoltava “War Pigs”. Leggi il resto di questa voce

Esclusiva!!! MARK ZONDER: lo chiamavano Thunder Child!

Intervista raccolta da Tarja Virmakari

Introduzione di Aldo Luigi Mancusi


Ci sono interviste che in vita tua non immagineresti mai di fare, anche se sei navigato e da anni parli con questo e quel artista. Che ci crediate o no, è molto più facile intervistare il big di turno che non il nome di culto, quel musicista che ti ha cambiato la vita ma che non sai proprio dove andare a pizzicare per strappargli quattro parole. Leggi il resto di questa voce

LOCK UP: play fast or die, parola di Anton!

Intervista raccolta da Tarja Virmakari


Ci sono interviste veramente problematiche, anche se sulla carta tutto sembra dovere essere impeccabile, eventi imprevisti rendono tutto più incasinato. Inizialmente dovevamo parlare con Shane Embury, ma l’intervista è saltata. Poi con Nicholas, idem. Alla fine ‘ci ha detto culo’ che siamo riusciti a scambiare quattro chiacchiere con Anton. In altre occasioni avremmo tranquillamente evitato di ripetere più tentativi pur di concludere un’intervista, ma il nuovo disco dei Lock Up è un capolavoro così brutale che proprio noi di Brutal Crush non potevamo esimerci! Ad ogni modo, bando alle ciancie e passiamo ai fatti! Leggi il resto di questa voce

Esclusiva!!! JACULA: Esoterico trascendentale… Profondo blu…

Intervista raccolta da Aldo Luigi Mancusi

Ne abbiamo parlato tantissimo, lui è Antonio Bartoccetti e questi sono gli Jacula, l’anima nera, o per meglio dire l’anima esoterica della ricerca metafisico/spirituale del nostro magista. Poco tempo fa abbiamo avuto l’occasione di recensire il sublime “Pre Viam“, ultima fatica firmata Jacula, un album che riesce a trasportare l’anima fuori dal corpo fino all’inconscio ultraterreno, molto più di un semplice disco, una specie di porta magica verso l’occulto. Leggi il resto di questa voce

SISTER: Stand up for your rights and fuck!

Intervista raccolta da Tarja Virmakari

Vogliamo parlare di rock’n’roll? Parliamone, ma facciamolo con cognizione di causa e non alla meno peggio. Troppi musicisti, specialmente qui in Italia, pensano che per fare del sano sleaze glam, magari con un pelino di punk in mezzo, basti cotonarsi i capelli, indossare una toppa dei Misfits e mettersi un filo di make up: stupidaggini. Prima di tutti questi accorgimenti estetici ci vuole la cosa più importante, una grande musica fatta di grandi riff e piena di energia! I Sister, la new sensation della Metal blade, sono questo, una band che ha inciso un disco che spacca di brutto ed ha un grande look. Il loro “Hated” ha colpito nel segno ed ha lanciato questi ragazzi dritti nel jet set dei grandi. Leggi il resto di questa voce

SYMPHONY X – Michael ed il suo x factor!

Interview raccolta da Tarja Virmakari

Parlare dei Symphony X è sempre un piacere, Michael Romeo in particolar modo è una delle persone più simpatiche e disponibili che io conosca. L’occasione di questo incontro ce l’ha data il nuovo “Iconoclast” di cui abbiamo parlato poco tempo fa. In questa sede ribadiamo quanto espresso in fase di recensione, ovvero che la band sembra non essere riuscita ancora a ritrovare quella formula alchemica che ha reso immortali i loro primi tre capolavori, preferendo dedicarsi a soluzioni per molti versi troppo cervellotiche. Ad ogni modo Michael si è dimostrato contewnto del suo prodotto e convinto che i fan non resteranno delusi, una certezza che noi gli auguriamo si concretizzi nella realtà. Leggi il resto di questa voce

NECROMASS: il ritorno del culto, il ritorno del male…

Intervista raccolta da Tarja Virmakari

Quanti si ricordano dei Necromass? Anche senza potervi contare so già che non siete tantissimi, un peccato, però per chi ha superato i 30 i Necromass non sono degli sconosciuti, al contrario, sono una delle poche band italiane che a suo tempo riuscì a farsi strada anche all’estero in ambito estremo. Chi ascolta black metal e non si limita solo alle produzioni più ‘di moda’, deve per forza di cose approfondire il discorso, perché i Necromass sono stati veramente un’istituzione ed oggi sono tornati per ricominciare un discorso interrotto troppo presto e troppo bruscamente. Leggi il resto di questa voce

L’IMPERO DELLE OMBRE: la parola ai compagni di Baal!

Intervista raccolta da Manolo “Minipony” Manco

Il doom, per forza di cose, resterà un fenomeno di nicchia e, forse, per questo è uno dei generi che riesce a conservare intatto il suo fascino a distanza di tanti anni dall’incisione dei primi riff di Iommi. Tocca a noi, umili recensori, scovare e portare alla ribalta le perle che il doom ci offre; è questo il caso degli ormai veterani Impero delle Ombre, straight from Salento, che da anni ci deliziano con la loro sapienza ed il gran gusto musicale riversati di recente nel capolavoro “I Compagni di Baal”, già recensito dal boss Mancusi. Eccovi il resoconto della chiacchierata con un disponibile Giovanni ‘John Goldfinch’ Cardellino, vocalist della band. Leggi il resto di questa voce

SOL INVICTUS: Tony Wakeford si racconta ai nostri microfoni!

Intervista raccolta da Tiziana Gervasoni

Intervistare Tony Wakeford, parlare con uno dei tuoi idoli di sempre, uno di quei personaggi di cui fin da bambina avevi il poster in camera, manie alla Take That. Ricordo che quando tutte le mie amiche sentivano Duran Duran e Spandau Ballet io ero lì che sognavo tra le note di “Against The Modern World”, roba che tutti gli attuali intenditori in quegli anni, o non erano nati, o guardavano Bim Bum Bam. Sia chiaro, a me dispiace per voi che buttate i soldi in certe rivistacce che vi riempiono la testa di stupidaggini, non voglio fare la saccente anche perché parlo di musica per sbaglio, il mio ambito è un altro. Comunque tutto avrei creduto, tranne che un giorno sarei riuscita a scambiare quattro chiacchiere con Tony Wakeford che mi parlava al telefono: un flash! Di “The Cruellest Month” e della loro carriera ne avevamo parlato pochissimi giorni fa, in questa sede ho invece tentato di scoprire qualcosa di più di questo disco e della storia della band. Leggi il resto di questa voce

AMORPHIS – Il trascorrere del tempo…

Intervista raccolta da Tarja Virmakari

Essere in gioco da più di 20 anni con un suono sempre così fresco e malinconico. Gli Amorphis riescono ancora a sorprendere rafforzando il loro status. “The Beginning Of Times” dimostra una volta di più che che gli Amorphis sono unici e che ci sono solo poche altre band che possono permettersi di entrare in competizione con loro. Non perché sono finlandesi, ma adoro il loro suono e sono convinta che anche voi non saprete resistere al groove di questo disco. Leggi il resto di questa voce

Esclusiva: STEVEN TUCKER a ruota libera!

Intervista raccolta da Aldo Luigi Mancusi

Steven Tucker, basta già il solo nome per dire death metal! Lui è stato il fautore principale di quel masterpiece ossessivo di malvagità che risponde al nome di “Heretic”, uno dei veri capolavori dei Morbid Angel! Ovviamente non ci siamo lasciati sfuggire l’occasione di potere scambiare quattro chiacchiere in esclusiva con un personaggio del suo calibro, però ci è sembrato anche giusto, coerentemente con il nostro stile sopra le righe, non chiedergli alcunché di quel periodo, preferendo scoprire chi è realmente l’uomo che si cela dietro l’artista. Come vedrete si è parlato veramente di tutto, partendo dalla musica siamo arrivati alla crisi economica, a Gheddafi fino al nostro Silvio! Come ho sempre detto e ribadito per anni ed anni, alla fine dei conti, sapere come, dove e perché un artista ha registrato un cd non gliene frega a nessuno, se non a qualche maniaco invasato, invertito e decerebrato. Leggi il resto di questa voce

TIMO TOLKKI – Eccovi le parole di un uomo che ha fatto sognare, piangere ed ha stupito milioni di ragazzi in tutto il mondo

intervista di Tarja Virmakari 

Timo Tolkki e la bella Tarja durante l'intervista

Gli Stratovarius, a questo a dedicato tutta la sua esistenza Timo Tolkki, al sogno poi realizzato di ‘sfondare’ con la sua musica. E’ partito dal basso Timo, ha fatto tanta gavetta senza mai smettere di crederci e di fango ne ha mangiato tanto prima di arrivare a quel successo che ne ha fatto una stella del metal a metà degli anni novanta, quando sembravano esistere solo tre generi musicali, power metal, black metal e new metal. Album come “Episode”, “Visions” e “Destiny” hanno veramente spopolato in tutto il mondo. Certamente non erano pochi i critici del fenomeno, forse non a torto, un esempio lampante è il nostro Aldo che li ha sempre giudicati la versione economica degli Helloween e niente di più, ma resta il fatto che quei dischi e quel periodo sono esistiti e qualcosa cambiarono, per quanto oggi sembra quasi che stiamo parlando di eventi preistorici. Comunque, ad un certo punto della sua vita, Timo ha dato di matto come si dice in gergo, ha iniziato a vivere una sorta di crisi mistica che lo ha portato prima a sciogliere la band, poi a riformarla ed infine a lasciare tutti i diritti su nome e canzoni agli altri componenti, oggi anch’essi inesorabilmente sulla via del tramonto. Così, dopo una breve esperienza con i Revolution Renaissance, se ne torna in pista con un libro e con un nuovo progetto tutto all stars! Signore e signori, la parola a Mr. Tolkki…

Veniamo entrambi dallo stesso quartiere di Helsinki. A che età hai scoperto la musica, e quando hai scoperto che sarebbe stata la tua vita?
Immagino di non averlo ancora scoperto. O forse sì, nel 1994, quando capii che gli Stratovarius avevano raggiunto un certo status. Prima di allora era fondamentalmente un mucchio di lavoro con poche soddisfazioni. A casa i miei genitori ascoltavano sempre musica, lo stereo era sempre acceso; per la maggior parte, canzoni finlandesi. La mamma mi disse che avevo tre anni quando si accorse che mi piaceva ascoltare musica. Ho cominciato a suonare la chitarra a sette anni, era una Landola con le corde di nylon. In quel periodo erano di moda gli Abba e i Beatles, oltre ovviamente al pop finlandese. È così che ho cominciato. Non mi piaceva molto quella musica, ma era ciò che si ascoltava a casa. Ho fondato la mia prima band a 13-14 anni; in quel periodo i miei gusti musicali si avviavano verso l’heavy metal grazie a Deep Purple e Rainbow. Ho avuto la mia prima chitarra elettrica a 10 anni. Lì cominciai ad esercitarmi massicciamente circa otto ore al giorno, per 7-8 anni. Ovviamente la scuola e la mia vita sociale passarono un po’ in secondo piano, ma nonostante questo non pensavo che quella sarebbe potuta diventare la mia vita… anche se ho iniziato a intuire qualcosa quando una ragazza mi chiese se poteva darmi un bacio! Leggi il resto di questa voce

BELPHEGOR – Se intralciate il nostro cammino sono cazzi vostri!

Intervista di Tarja Virmakar

Vogliamo parlarne? Parliamone. I Belphegor, tanto incazzati nell’immagine ed a parole, tanto bravi a farsi quattro foto con la marmellata a mò di sangue e le facce da spiritati, alla fine dei conti sono dei bravi ragazzi. Si, fanno dei proclami molte volte assurdi, per qualche debole di cuore anche scioccanti, ma sono solo apparenze, fa tutto parte del gioco. A noi va bene così, perché i Belphegor ci piacciono e basta!

Ciao Helmuth, come vanno le cose?
Le cose stanno andando in modo infernale. Ho fatto circa novanta interviste in queste settimane, il responso di pubblico è sorprendente, quindi va tutto bene. Non vedo l’ora che esca il nostro nuovo album Blood Magick Necromance.

Vi descrivete come una “icona della suprema arte del black/death metal”. Cosa significa esattamente?
Belphegor è elite. Non ho mai descritto me né la band come un’icona. Belphegor sta per Antilife – Antigod. Noi scateniamo il brutale Metal della Morte. Si tratta di ribellione umana, il libero arbitrio di prendere la propria decisione e camminare sul percorso che si è tracciato. A mio parere la libertà è la cosa più importante nella vita. Però la musica regna su di tutto.

Nel 2006 avete firmato un contratto con Nuclear Blast…
Nuke Blast sta facendo un buon lavoro, con una buona distribuzione ci ha aperto alcune porte. Il resto è stato una dura lotta per portare la band dove siamo ora. Non siamo mai stati una overnight sensation, né una banda di merdose puttane commerciali, non ci siamo mai inginocchiati per nessuno. Non lo faremo mai. Tutti sanno che siamo uno dei gruppi che si spaccano di più girando in tour, e sono i nostri dischi che ci hanno portato in cima a questo genere di musica. Non abbiamo mai cambiato drasticamente il nostro sound, l’abbiamo solo sviluppato e migliorato, a mio parere. Il tutto senza compromessi.

Blood Magick Necromance è uscito il 14 gennaio. Vuoi raccontarci la sua genesi?
Hell yeah! Questa volta abbiamo registrato in Svezia, negli Abyss Studio, con Peter Tägtgren. Il muro di suono è massiccio e si adatta perfettamente al nostro nuovo disco. Peter è un esperto e ci ha motivato a impegnarci ancora di più. Abbiamo registrato per cinque settimane, suddivise in 4 sessioni, in modo tale da ottenere il miglior risultato. Voglio dire, è sempre un piacere provare qualcosa di nuovo, o vedere la nostra musica da un’altra prospettiva, però sono rimasto davvero colpito dal muro di suono che si è crato. Sono i Belphegor al loro meglio, più pesanti ed epici che mai: questo è stato il progetto che avevamo in mente quando abbiamo iniziato a scrivere e a provare. Abbiamo aggiunto un sacco di nuovi elementi e nuove strutture per esplorare il nostro suono caotico e portarlo al livello successivo: più furia tecnica, più magia, più di tutto. Esattamente come abbiamo voluto che il nostro suono fosse nel 2011.  (Leggi tutto)

SOULFLY – Quattro chiacchiere per la cronaca

intervista di Tarja Virmakari

Che ci crediate o no i Soulfly sono uo dei grandi misteri del nostro tempo! La band in questione non fa amorevolmente cagare solo noi di Brutal Crush, ma fa cagare veramente chiunque venga appellato per un giudizio. Sono anni che, a parte le solite due tre riviste ‘corrotte’, ovunque la band viene puntualmente stroncata senza pietà. Il nostro buon Aldo può vantarsi di essere, almeno nel nostro bel paese, uno dei più noti tra coloro i quali hanno mal stroncato quasi ogni singola uscita della band brasiliana. Qual’é allora il mistero? Semplice, vendono ancora un numero spropositato di copie e fanno i pienoni ai concerti. Com’é possibile? Secondo noi c’é un’associazione segreta internazionale che corrompe le menti dei ragazzini attraverso delle onde spedite da un satellite e li costringe a comprare i dischi dei Soulfly ed a vederseli dal vivo. Come diceva Sir. Holmes, quando il possibile è da escludere, rimane l’impossibile.

Stasera suonerete ai Magazzini Generali di Milano: qual è il tuo programma di oggi, dopo questa intervista?
Di solito prima del concerto ho solo voglia di cenare e rilassarmi, connettermi ad internet e comunicare con amici e familiari a casa. Quindi il mio programma sarà abbastanza tranquillo.

Avete recentemente pubblicato Omen, che a mio parere spacca ed è pieno di energia old school…
Grazie! Beh, questo nuovo album è diverso, nel senso che è meno furioso e meno influenzato dal thrash. I precedenti avevano suoni più tribali, tipo world music, hai presente. Alcuni dicono che l’ultimo disco è più groovy; di certo è più vicino all’hardcore e forse in alcuni punti anche al punk. Omen rappresenta la parte più pesante della creatività di Max; ci siamo sentiti più liberi di focalizzarci sulla pesantezza, senza eccedere con le influenze etniche. Leggi il resto di questa voce

VIRGIN STEELE – The black epic dream of David!

Intervista di Tarja Virmakari 

“Guardian Of The Flame”, “Noble Savage”,”The Marriage Of Heaven And Hell”,  “Invictus”, questi sono i dischi che hanno reso fondamentale il nome dei Virgin Steele, signori dell’epic metal secondi per importanza ‘commerciale’ solo ai Manowar, ma per molti per più significativi per il genere. David De Feis ci crede e ci ha sempre creduto, non ha mai fatto un solo passo indietro ed ha anche rischiato mettendosi in gioco, forse non trovando sempre il favore dei più ma poco importa, lui è un simbolo. Questo nuovo album? Che dire, “The Black Light Bacchanaila” ci fa venire in mente i Virgin Steele più sognanti e battaglieri, con quel suo incedere che ha tanto il sapore del ‘colossal’. Non siamo sui livelli dei due “The Marriage…”, ma chi se ne frega, quel che conta è scambiare quattro chiacchiere con un vero mostro sacro del metal!

David, benvenuto. Come stai?
Sto bene, grazie per avermelo chiesto. Cheers!

Cosa vi aspettate da The Black Light Bacchanalia?
Io davvero non lo so. Spero che la gente se lo goda, facendolo diventare la colonna sonora per una certa parte della loro vita…

Che cosa significa il titolo?
Dovrebbe essere inteso con lo stesso spirito con cui Dante chiama la sua opera Divina Commedia, dove si discute di vita in ogni sfaccettatura della sua follia. Anch’io parlo della vita e di tutta la sua drammaticità. Mi riferisco anche a quando una cultura ne conquista un’altra e le divinità dei popoli conquistati diventano i demoni della religione dei conquistatori; tutto è capovolto, sottosopra. Questo è in sostanza quel che è successo al paganesimo e allo gnosticismo. I pagani sterminati, e soppresso il culto di Bacco/ Dioniso con i suoi baccanali. Ma nel bagliore della Luce Nera, le cose di colore bianco sono illuminate e gli altri colori si confondono con le ombre: i pagani entravano così in clandestinità… Leggi il resto di questa voce

AIRBOURNE – Aussie pub rockers on the road again

Intervista di Tarja Virmakari


C’è qualcosa nel rock potente e furioso degli Airbourne, fondati nel 2003 dai fratelli Joel e Ryan O’ Keefe, che fa venir voglia di buttarsi tre birre di seguito giù per la gola. Il secondo album No Guts. No Glory, uscito per Roadrunner a tre anni di distanza dal debutto Runnin’ Wild, è la colonna sonora perfetta per un party ad alto tasso alcolico e “noi siamo qui per questo, amico”, dice chiassoso il cantante e chitarrista Joel. Il mio compagno in questa chiacchierata è però il batterista Ryan, che mi saluta con il suo inconfondibile accento aussie…

Ciao Ryan, e benvenuti in Italia! Come stai?
“Sto bene, grazie, è bello essere qui!”

Stasera suonate a Milano, come ti prepari per il concerto?
“Uhm, credo che berrò una birra e sarò più o meno pronto per afferrare le mie bacchette… E quello che succede dopo è sempre qualcosa di diverso. Mi sto rilassando ora, sai, risparmiando le energie per il palco”.

Il nuovo album “No Guts. No Glory” è uscito in Europa nel marzo 2010, qual’è stata la reazione del pubblico?
“Davvero buona! Il set è composto al 50 % da pezzi di “Runnin ‘Wild”, e al 50% da pezzi di “No Guts. No Glory” e stanno insieme piuttosto bene. Abbiamo suonato più canzoni che potevamo per accontentare più persone che potevamo, e ci sta prendendo davvero bene”.

Ho letto da qualche parte che durante la registrazione di questo album avete dormito in studio. Perché?
“Sì, abbiamo praticamente dormito tre mesi dietro il drum kit, ci ha permesso di essere più vicini all’album e di lavorarci nel modo che volevamo, avremmo potuto registrare anche alle tre del mattino se avessimo voluto, ahaha!”. Leggi il resto di questa voce

SICK OF IT ALL – La parola alla scena hard core di New York

Intervista di Tarja Virmakari


Lo scorso ottobre i Sick of It All si sono esibiti al New Age Club di Roncade (Treviso), condividendo il palco con un’altra icona del NYHC, i Madball. Ho appena finito il mio colloquio con Freddy Cricien, cantante degli autori di Empire. Per tanti motivi, prima di partire per Roncade, non sono riuscita a fissare l’intervista con la band del Queens, ma il loro tourmanager mi chiede di aspettare e va a controllare se la band è impegnata nel soundcheck. Dopo due minuti esatti si presenta nel backstage Armand Majidi, batterista dei newyorchesi. “Hi Tarja, I’m Armand and I’m here for the interview”, mi dice sorridendo. Molto bene! Ci siediamo sullo stesso divano dove solo qualche attimo prima avevo chiacchierato con Freddy…

Ciao, Armand! Benvenuti in Italia! Come ti senti quando vieni qui?

“Grazie, Tarja! Sono particolarmente entusiasta del fatto che questa volta i concerti italiani si tengano nel weekend. Sai, in passato ci è capitato spesso di suonare nel vostro paese nei giorni lavorativi, e i nostri promoter ci dicevano sempre che era un peccato non poter fare i concerti nel fine settimana, anche per il pubblico, ma questa volta ci siamo riusciti, ed è una cosa molto positiva!”

Forse stavolta avrete un po’ di tempo per dare un’occhiata in giro e rilassarvi, come dei turisti…

“Beh, non proprio. Suoniamo ogni sera, quindi in realtà non abbiamo tempo di vedere le città dove stiamo. E sfortunatamente stasera suoniamo nella zona industriale, e non nel centro della città, quindi non avremo nessuna possibilità di andare in giro per conoscerla”.

Tanti anni di carriera e siete sempre i padrini del NYHC… Come ci si sente?

“Beh, mi sento… Strano, in un certo senso, se si pensa che suoniamo da così tanto tempo. Nessuno si sarebbe mai aspettato che 25 anni dopo saremmo stati ancora qui, soprattutto agli inizi. Allora era tutto così piccolo e così umile, come se fossimo parte di una comunità. Ed è curioso come altre band si siano spente mentre noi siamo rimasti in giro… Credo che l’essere ancora qui oggi sia in qualche modo legato al destino. In ogni caso siamo sempre stati consci che prima di noi ci sono stati altri, e ci piace l’idea che anche il pubblico lo riconosca, parlando delle origini del movimento NYHC… Band come Agnostic Front, Cro-Mags e Bad Brains ci hanno aperto la strada. E se andiamo indietro fino agli anni ’70 troviamo molte band punk rock, heavy metal e roba del genere che ci hanno ispirato molto. Sai, sarebbe bello sapere il pubblico interessato a recuperare tutta questa storia musicale, che risale a tempi più remoti. Io in realtà non considero i Sick Of It All come i padrini, come se NOI avessimo iniziato tutto questo. Non è vero, e perciò questo “padrini dell’HC” mi suona davvero strano. Abbiamo cominciato emulando tutti i gruppi che amavamo, quindi non è che abbiamo iniziato qualcosa di nuovo. L’unica cosa incredibile è che 25 anni dopo siamo ancora qui in giro a suonare”.

Il vostro nuovo album, “Based on a True Story”, ha un titolo che sembra molto personale… Su chi o che cosa è basata la “storia”?

“Abbiamo sempre voluto sottolineare che siamo una band basata sulla realtà. Non tocchiamo mai temi di fantasia, il vero HC si riconosce perché racconta storie vere… E questo è 100% Sick of It All, come lo è anche il nostro nuovo album”.

Il CBGB’s non esiste più, il mondo del punk/HC ne sente la mancanza?

“Beh, il CBGB’s è stato un’icona, non solo per l’hardcore ma anche per il punk e altre scene musicali. Per esempio, i Talking Heads sono usciti da lì, così come Blondie, Patti Smith, i Cro-Mags e tanti altri ancora. Ha rappresentato per molti anni un grande cambiamento nella scena musicale. Ha avuto un unico proprietario per tutta la sua esistenza: Hilly Kristal. Hilly decideva tutto ciò che succedeva lì dentro, non esisteva controllo societario, tutto era così semplice. Ma oggi… Leggi il resto di questa voce

THEATRES DES VAMPIRES – Hello Kitty: tolleranza zero!

A due anni e mezzo di distanza ritornano i vampiri della nostra Roma bella, tornano con un disco ambizioso e ben fatto, ma tornano anche con la loro consueta dose di umiltà. Fabian è come sempre una persona simpatica, onesta e che sa fare ironia. Ora, un avviso a tutti i metallari erotomani che ci seguono con masturbevole devozione, abbiate almeno la decenza di trastullarvi sulle foto della cantante dopo avere finito di leggere l’intervista, non prima! (Aldo Luigi Mancusi)

Allora ragazzi, inutile dirvi che di tempo ne è passato non poco. Cosa avete combinato per stare così tanto fuori dal giro?
“Bè dai, non è che siamo stati proprio fuori dal giro. Diciamo che dopo il nostro ultimo album ‘Anima Noir’ nel 2008, invece di seguire con un tour promozionale come sarebbe dovuto succedere, ci siamo presi una pausa forzata. La nostra cantante, Sonya Scarlet, ha voluto prendersi un break per dei motivi personali e di salute. Noi, ovviamente, siamo stati ad aspettarla come è giusto che fosse. Malgrado questa pausa forzata abbiamo però fatto diverse cose interessanti, in effetti non in Italia. Abbiamo comunque fatto un tour della Russia e partecipato ad una serie di eventi piuttosto interessanti, uno degli ultimi il Castle Rock in Polonia, che è l’evento numero 3 a grandezza nel mercato del gothic/gothic metal. Nel frattempo ne abbiamo anche approfittato per dedicare maggior tempo alla stesura dell’album ‘Moonlight Waltz’ che in effetti giunge a 2 anni e mezzo dal nostro ultimo lavoro”. Leggi il resto di questa voce

MADBALL – Hard core e violenza nella città di Barney Stinson

Intervista di Tarja Virmakari


Per Freddy Cricien tutto è iniziato all’età di sette anni, quando fu lanciato su di un palco dal suo fratellastro, il leggendario Roger Miret (Agnostic Front). Dal momento della loro formazione, nel 1988, i Madball hanno composto alcuni tra i dischi più importanti nel genere, da Ball of Destruction (1989) ai seminali Set It Off (1994), Demonstrating My Style (1996), Look My Way (1998), Hold it Down (2000) fino ai loro ultimi lavori Legacy (2005) e Infiltrate The System (2007). Tuttavia, dopo numerosi cambi di etichetta, hanno recentemente firmato per Nuclear Blast per il loro ultimo Empire, uscito il 15 ottobre. Oggi, il 16 ottobre, mi trovo a Roncade (Treviso), nel backstage del locale dove stasera i Madball condivideranno il palco con un’altra grande icona NYHC, i Sick Of It All. La porta si apre e vedo Freddy  sorridente e rilassato, vestito con t-shirt della DM -Family, bermuda e ciabatte da spiaggia. Il suo aspetto calmo e naturale, anche timido, me lo fa apparire come il classico ragazzo della porta accanto… Ci salutiamo e ci sediamo sul divano a chiacchierare.

Ciao Freddy, benvenuto in Italia! Come si sta qui da noi?
Ciao Tarja, grazie! Ci sentiamo bene qui, ci torniamo sempre molto volentieri. Sai, ci piace molto la cultura italiana, il cibo e il vino, tutto. Siamo stati qui molte volte nel corso degli anni, in diverse città.

Freddy, dimmi un po’ una cosa… ma essere una band simbolo dell’hardcore a livello mondiale vi riempie di orgoglio?
Well, yes, ci riempie di una gioia enorme, ci fa sentire bene e onorati. Se i Sick of It All sono i padrini, noi ci sentiamo gli ambasciatori. Mi sento davvero orgoglioso della mia band e di quello che stiamo facendo.

Siete stati dei maestri per molti ragazzi, cosa consigliate alle nuove leve?
Yeah, sai, oggi si chiama old school, ma quando eravamo ragazzi l’hardcore era la new school. L’unico modo giusto di andare avanti -e questo è il mio consiglio per tutte le nuove band, non importa se di vecchia o nuova scuola- è essere onesti e sinceri con sé stessi e con quello che fate. Siate reali, mantenete la vostra originalità senza fare compromessi. Suonate HC, cercando sempre di trovare un modo originale di farlo. Siate unici, trovate la vostra strada e siate originali. Leggi il resto di questa voce

CRADLE OF FILTH – Gli insaziabili vampiri londinesi

intervista di Tarja Virmakari

I Cradle Of Filth continuano a spiazzare, a eccitare, a disgustare ed a ispirare in egual misura. Il primo novembre 2010 è la data d’uscita del’ultimo capitolo della loro storia: Darkly, Darkly Venus Aversa (Peaceville/AbraCadaver), il full lenght numero nove. Alzo la cornetta e Paul Allender, chitarrista dei Cradle of Filth, con la sua voce leggermente roca dal raffreddore, dice Hello Tarja, yea it’s me, Paul: iniziamo a parlare ed a scivolare lentamente nel mondo intrigante di Lilith…
Ciao Paul, come stai?
Ciao Tarja! Ho fatto un sacco di interviste in questi giorni, e da un paio di settimane sono in studio qui negli Stati Uniti… e sono anche abbastanza impegnato per il prossimo tour.

Quali bands hanno influenzato la tua musica di più?
Iron Maiden, Judas Priest, Motorhead e tutto il movimento thrash degli anni ’80.

Chi scrive i vostri testi e musica?
Faccio io la maggior parte della musica, ma questa volta James e Dave sono stati più coinvolti. Dani scrive i testi. Alla fine della giornata se qualcuno se ne esce con roba buona la registriamo e l’arrangiamo in tracce, you know, funge così.

Come descriveresti la vostra musica e l’album nuovo, e com’è cambiata la nostra musica in questi 20 anni?
Se dovessi descrivere il nostro album a qualcuno che non ci conosce potrei dire che suona come gli Iron Maiden strafatti di crack. Sai, è possibile sentire alcune influenze maideniane, ma a un milione di chilometri all’ora. La nostra musica è fondamentalmente cambiata nel corso degli ultimi vent’anni perché siamo maturati, ma la band non esisterebbe se non la lasciassimo compiere la sua naturale evoluzione. Per un primo approccio ai COF consiglierei di ascoltare Forgive Me Father (I Have Sinned), dal nostro nuovo disco, che ha un bel suono commerciale.

Se non fossi in una band in questo momento, che cosa faresti?
Sarei un prostituto, ahahah! Quando ho lasciato la scuola stavo imparando a diventare un saldatore e roba del genere… Leggi il resto di questa voce