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Archivio dell'autore: vincenzobarone

Vincenzo Barone ci presenta la Torino violenta del freak core: JESTER BEAST – “The Infinite Jest”

JesterBeastCerti gruppi sono “piezz’ e core”! Nell’arco di una (dis)onorata carriera giornalistica, per una ragione epidermica, di stima e simpatia oltre che ovviamente di gusto musicale, certe band conservano un posto d’onore nel novero delle preferenze personali. Oltre che i nomi di punta del pionieristico panorama italico, un manipolo di band del sottobosco nazionale arrabbiatissime, credibili e competitive (avoja a polemizza’: ce n’erano, ce ne sono oggi e ce ne saranno sempre!), mi hanno da sempre saputo rendere orgoglioso! I Jester Beast sono sempre stati una di esse. Leggi il resto di questa voce

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Vincenzo Barone ci presenta la ristampa del disco che cambiò la storia del death metal: DEATH – “Spiritual Healing” (Relapse)

Prosegue l’opera – per alcuni meritoria e per altri paracula e cinica, vedete un po’ voi – di ripescaggio e ristampa da parte della Relapse del materiale edito dai seminali Death, arricchito e rimpolpato più possibile per essere reso appetibile per chi certi dischi, o certi cd, li ha abbondantemente carbonizzati a furia di ascolti (il sottoscritto compreso!). Leggi il resto di questa voce

Vincenzo Barone ci porta alla riscoperta del più estremo thrash metal degli anni ’80: MORBID SAINT – “Spectrum of Death” (Relapse)

Gli Slayer con “South Of Heaven”, i Metallica di “And Justice For All”, i Megadeth con “So far, So Good… So What!”, gli Anthrax di “State Of Euphoria” – tanto per citare i Big Four e, sul fronte un tantino meno di grido, sul piano meramente numerico delle vendite, non certo strettamente della qualità, con uscite del calibro di “Fabulous Disaster” degli Exodus, “The New Order” targato Testament o “Frolic Through The Park” dei Death Angel, non sarebbe stata impresa facile per nessuno in quell’incendiario lontano 1988 guadagnare un po’ di luce negli Stati Uniti scegliendo di percorrere il sentiero della musica estrema, sparando a palla la propria versione del tipico suono thrash tedesco! Leggi il resto di questa voce

Vincenzo Barone ci racconta un Chuck Schuldiner inedito, l’inizio di una storia incredibile: MANTAS “Death By Metal” (Relapse)

E adesso? Come affrontare un recensione di questo tipo? Tirando le orecchie alla Relapse che forse, e dico forse, sta speculando un tantino troppo sulla memoria del mai troppo compianto Chuck Schuldiner (sono tra quelli che ogni anno ricordano la sua tragica prematura scomparsa con un groppo in gola, lo ammetto, e sono un adepto estremista del verbo Death)? Sottolineando come, nonostante aggiustamenti vari ed una accurata ripulitura, la resa sonora generale sia davvero poco più che amatoriale e sembra davvero di ascoltare un demo di qualità media dell’epoca, quindi ben poca cosa rispetto a quanto, anche a livello undergound, si è generalmente in grado di offrire oggi? Leggi il resto di questa voce

Ascoltato ed analizzato per voi da Vincenzo Barone: KREATOR – “Phantom Antichrist” (Nuclear Blast/Warner)

Con un titolo del genere e dopo un concentrato di violenza fonica quale è stato il precedente “Hordes Of Chaos”, sebbene risalente ormai a tre anni orsono, sarebbe stato logico aspettarsi da Mr. Petrozza & Soci una ennesima randellata estrema senza “ma” e senza “se”, ed invece eccoci qui con un lavoro certamente non per educande, ma indubbiamente più “leggero” di quanto sarebbe parso lecito aspettarsi. Intendiamoci, sempre di Kreator si tratta, ma le infusioni melodiche che caratterizzano il lavoro chitarristico e soprattutto vocale di “Phantom” non possono passare inascoltate, nemmeno all’orecchio ormai in putrefazione del fan più smaliziato. L’andamento generale è piacevole e positivo, ma a volte si ha l’impressione che i Nostri abbiano deciso di forgiare il nuovo pezzo di metallo thrash teutonico, fondendolo a scampoli power o epic, quando non addirittura semplicemente heavy! Innervato comunque da una rabbia atavica e da un piglio che guarda orgoglioso al passato, questo lavoro può a tratti confondere, spiazzare, nei casi più severi ed intransigenti far gridare finanche al tradimento. Leggi il resto di questa voce

Parola di Vincenzo Barone: ABYSMAL DAWN – “From Ashes” (Relapse)

Non si tratta del quarto album del trio di Los Angeles, ma della riedizione del loro esordio del 2006 “From Ashes”, rimasterizzato per l’occasione e con incluse tre bonus track. Come i conoscitori della corrente in esame sapranno certamente, gli Abysmal Dawn propongono un furioso death di stampo statunitense, tecnicamente molto bene eseguito e di alta scuola. Indubbiamente siamo molto lontani dall’innovazione o dalla originalità, ma le coordinate sonore sono percorse e portate avanti con efficacia e convinzione, pur non uscendo mai dal seminato, rendendo anzi a più riprese omaggio ai mostri sacri del genere, primi fra tutti gli Immolation, i Deicide e gli immancabili Morbid Angel. Il gruppo sviluppa il lato cupo del genere, pur impreziosendo la propria proposta con assoli curati e spesso melodici, aperture di un certo respiro e accavallando riff che si rincorrono con grande gusto tecnico, mai eccessivamente contorto, ma serio e promettente. Leggi il resto di questa voce

Parola di Vincenzo Barone: LIBERTEER – “Better To Die On Your Feet Than Live On Your Knees” (Relapse)

Arriva dalla California questo dinamitardo progetto, questo scellerato inno alla ribellione, questa colonna sonora brutale ed epica, ideale sottofondo ad auspicabili moti popolari, certamente non incruenti! Matthew Widener (Cretin, Citizen), l’ideatore della sommossa fonica in esame, crea una miscela letale fondendo atmosfere epiche e orchestrali a partiture brutal/grind, inscenando un cataclisma sonoro che risulta alla fine credibile e capace a più riprese di suonare convincente! Proviamo a concentrarci e ad immaginare i cari vecchi Carnivore lanciati a velocità assurde, con una dose di Morbid Angel, un pizzico di hardcore, aperture strumentali orchestrali epiche e marziali ed ovviamente una volontà tutta brutal, ed otterremo i Liberteer. Una voce che latra in uno stranamente distinguibile growl slogan anarchici di pura rabbia ed incitamento alla ribellione da ogni ordine costituito, accompagna un tappeto di tempi serrati, ma anche di up tempo hardcore, di ritmiche furiose ma ben condotte, di momenti ai limiti dell’epic, di grind forsennato comunque sempre ottimamente eseguito. Leggi il resto di questa voce

UNISONIC – “Ignition” (Edel): Vincenzo Barone ha analizzato per voi il nuovo album della band di Kiske e Hansen!

Le All-Star band vanno trattate con cura, maneggiate ed ascoltate con quel po’ di attenzione in più, non fosse altro per non inimicarsi fan, case discografiche e personaggi di spicco della scena. Personalmente ho vissuto in passato esperienze simili con la rilassatezza tipica di chi decide, suo malgrado, di farsi una corsetta su un campo minato: si può saltare in aria ad ogni nuovo passo! Da sola la line-up degli Unisonic può rendere nervosi, musicalmente parlando: Kai Hansen (membro fondatore degli Helloween e poi leader dei Gamma Ray) alla chitarra, la sezione ritmica dei Pink Cream 69 (che vede Kosta Zafiriou alla batteria e Dennis Ward – noto anche, e forse soprattutto, per il suo lavoro di produttore per nomi del calibro di Angra, House Of Lords, Primal Fear, Krokus e i suoi Place Vendome, tra gli altri – al basso), Mandy Meyer (nei Gotthard prima e nei Krokus poi) all’altra chitarra, ed infine dietro al microfono nientepopòdimenoche mister Michael Kiske, primo singer solista degli Helloween e poi transfugo pentito dall’universo metal, mai però così nettamente abiurato in fin dei conti. Leggi il resto di questa voce

SAMAEL – “Lux Mundi” (Nuclear Blast)

Consumata la parentesi purista di ritorno, forse un tantino paraculo a dire il vero, alle radici black metal, i Samael riprendono il loro cammino artistico con “Lux Mundi”, lavoro che tende a fondere non con malcelato mestiere, il passato avanguardistico con le sonorità più estreme che tanta malsana gioia hanno regalato agli estimatori della Nera Fiamma. Ecco quindi che questo platter non sembra aggiungere niente di memorabile allo scibile sonoro degli svizzeri, ma puntella quanto sciorinato negli anni grazie ad una prova sufficientemente credibile e trascinante. Leggi il resto di questa voce

ANTHRAX – “Worship Music” (Megaforce/Nuclear Blast): analizzato e riletto da Vincenzo Barone!

Eh, no! Ma proprio no! Lo confesso: ho atteso questa release con trepidazione, forse addirittura con ansia, e questo mi ha spinto a leggere ove possibile ogni recensione, anticipazione, impressione o voce di corridoio sull’argomento su stampa indipendente e non, siti vari, web-zines e chi più ne ha più ne metta… ed ora? Leggi il resto di questa voce