Archivio dell'autore: ruggieromusciagna

Quando la musica ti porta al delirio: KOWLOON WALLED CITY – “Container Ships” (Brutal Panda Records)

kowloon-walled-city_9521Se potessi dare una figura fisica all’emozione, credo che probabilmente la gente avrebbe ragione a darmi del folle; se potessi definire con un quadro un album come l’omonimo dei Norska, vi sarei io intento a strapparmi le budella urlando come se stessi venendo al mondo con tutto il mio disgusto contro ciò che odio: la famiglia; l’omologazione; la nauseante normalità; tutti voi. Leggi il resto di questa voce

Un nuovo orgoglio tricolore: RHYME – “The Seed And The Sewage” (Bakerteam)

rhymeIo sono un po’ come gli eroi dei fumetti, non vado a salvare gli innocenti, vivo una vita fatta di segreti e cose che non vorrei nessuno scopra mai: scheletri nell’armadio, fetish assurdi, fobie del quale quasi mi vergogno, non di meno un gruppo dove suono. Noi vogliamo fare stoner, io voglio fare doom, loro vogliono fare grunge, insieme si crea un minestrone che neanche Giovanni Rana saprebbe dargli un nome, quando poi mi capita tra le mani un album come questo dimentico qualsiasi desiderio precedente e semplicemente urlo ‘facciamo questo’. Leggi il resto di questa voce

Brutal is an attitude, death is a lifestyle: The Wakedead Gathering, Narmattaru, Inner Sanctvm & Ævangelist

splatters_gli_schizzacervelli_timothy_balme_peter_jackson_009_jpg_rbhhGrezzo, a me il death metal piace grezzo. Ovviamente non dirò mai la solita frase fatta, che solo i gruppi vecchi meritano e quelli recenti fanno tutti schifo altrimenti dovrei prendere armi e bagagli, smettere di recensire e rinchiudermi in una caverna su Marte ascoltando all’infinito i Death. Rimanendo qui, dietro le file di Brutal Crush, ho modo di poter ricevere ‘nomi’ che neanche lontanamente avrei mai immaginato di scoprire arricchendo la mia ‘encyclopaedia metallica’. Leggi il resto di questa voce

Macabri riti di morte: SAILLE – “Ritu” (Code 666)

saille-rituMacabri riti di morte si celano nel deserto di “Ritu”, secondo album dei blackster Saille in pubblicazione per la Code666 Records. Michal Karcz ha saputo riprodurre alla perfezione con la sua arte l’immaginario che questi volevano creare nella mente dell’ascoltatore: un luogo di culto scorto dai pochi che hanno il coraggio d’attraversarne il cancello. Leggi il resto di questa voce

Quando i tortellini sono neri come il sugo alle seppie: MALNATT – “Principia Discordia” (Scarlet)

malnatt2012Venghino siori, venghino, il teatro riapre oggi le sue porte presentandovi qualcosa di cui credo la nostra nazione dovrebbe andare orgogliosa: l’arte. Qualcuno vorrà forse dirmi che il black metal non lo è? Allora voltate lo sguardo e vedetelo come qualcosa di contrapposto, anti-artistico direi. Se sapete farvi odiare e vi crogiolate in questo nero sentimento, forse saprete anche cogliere il suo frutto proibito. Leggi il resto di questa voce

Quelle voci che ti urlano di fuggire: HORSEBACK & LOCRIAN – “New Dominion” (Relapse)

‘New Dominion’ non è uno split, trattasi invece d’un lavoro a quattro mani tra Locrian e Horseback; un insieme di ‘suoni’ suddivisi in due track uscito a suo tempo in edizione limitata ed oggi ristampato dalla Relapse con tre nuove aggiunte lasciando il suo remix alle abili mani di James Plotkin, guru del noise/drone. Leggi il resto di questa voce

Black metal VS black metal? Eccovi le nuove blasfemie di ACRIMONIOUS e ENDEZZMA

Penso di averli già sentiti questi Acrimonious. “Purulence”, il loro primo album, mi dava di già visto, forse per colpa di una copertina usata ed abusata da più gruppi black metal e non; ma non sono qui per parlare del passato, ma del presente, forse anche del futuro. Leggi il resto di questa voce

Qualcuno gradisce una salsiccia? Budella, frattaglie e scarti in uno speciale molto estremo e molto underground!

Penso sia capitato a tutti di voler dare una colonna sonora alla propria vita, come fossimo in un gioco o in un film, ad esempio mentre ci stiamo sfraganando i ‘gioielli’ a casa di chissà quale familiare. In quel momento prenderemmo volentieri l’ultimo dei Cannibal Corpse e lo metteremmo a palla pogando con la dentiera di nostra nonna. Io l’ho fatto ed ho deciso di chiamarlo ‘teorema dei Cannibal Corpse’. Leggi il resto di questa voce

Porcetto al forno? No, grazie, meglio un maialino grind: PIG DESTROYER – “Book Burner” (Relapse)

L’ho ascoltato quante volte questo “Book Burner”? 10, 20, 100 volte? Ne ho perso il conto. È una settimana che sono seduto di fronte al computer chiedendomi cosa scrivere con la mente vuota, priva di pensieri. Il petto mi fa male e noto una macchia rossa che s’ingrossa sempre più. Mi hanno sparato, 19 volte. Cado a terra agitandomi come un esagitato per gli spasmi del dolore, come soffrissi di crisi epilettiche. J.R. Hayes mi tira per i capelli, mi ficca un dito nella ferita e mi sputa in faccia urlando “I used to have a family I have used to be sane”e mi calcia fuori dalla finestra facendomi cadere in strada. Adam Jarvis dei Misery Index dietro le pelli e Scott Hull con la sua chitarra suonano per le strade come fossero un unica macchina pensata per uccidere. Leggi il resto di questa voce

#7 Black Metal Underground: doom, funeral, depressive fuckin’ black!

Prima dei Forgotten Tomb il doom per me era qualcosa d’insormontabile. No che non l’abbia mai apprezzato, ma se ripenso a come ero prima di loro, di certo avrei guardato con terrore a certe band depressive che oggi idolatro come nuove divinità. L’estate 2010, con il loro best of cambiarono per sempre il mio modo di concepire la musica, ma di certo a chi mi segue non devo spiegare ancora una volta il perché questi siano il miglior gruppo di sempre. Nel 2011 la rivoluzione, “Under Saturn Retrogade”, un passo più lungo della gamba che costò loro pareri superficiali di un’utenza oltranzista alla quale certo non appartengo. Leggi il resto di questa voce

Ascolti black metal? Questa è la tua ultima speranza: RAGNAROK – “Malediction” (Agonia Rec.)

Sto parlando con voi che avete il “Live in Grieghallen” dei Gorgoroth e lo guardate almeno due volte al dì solo per Gaahl e non per le tipe crocefisse e le teste di pecora. Sto parlando con voi che credete che il prossimo album dei Mayhem sarà un capolavoro annunciato. Sto parlando con voi che quando prendete l’aereo per andare in Svezia usate le borchie anche sotto al metal detector. Rizzate le orecchie, chiudete Youporn e andate su iTunes perché sono tornati i Ragnarok, l’unica speranza rimasta per voi blackster incalliti. “Malediction“, un album così nero che neanche Mastrolindo incazzato potrebbe lucidarlo, il chiaro esempio di vuole ancora credere che il black metal non è morto, ma riposa nel cuore di chi l’ha vissuto. Leggi il resto di questa voce

This is doom fuckin’ metal: HOODED MENACE & SERPENTINE PATH

C’è un concerto oggi a mezzanotte giù al cimitero del paese, si esibiranno gli Hooded Menace felici di presentarci “Effigies of Evil”. Arrivato alla cripta sono solo, circondato da loculi vecchi di almeno un secolo mentre il gruppo sta eseguendo ancora il soundcheck. Il vento passa dal cancello facendo sbattere le catene ivi appese coprendo il suono di una fievole chitarra col suo lugubre rumore. Lasse Pyykkö ci saluta con il suo cavernoso growl che da inizio probabilmente al pezzo migliore del platter, “Vortex Macabre”. Leggi il resto di questa voce

#6 Black Metal Underground: true black stories…

Iniziamo senza indugi la presente serie di recensioni perché gli album sono tanti ed il tempo concessoci, Maya permettendo, non è molto. I primi di oggi sono i francesi Malysteria con l’ep di debutto “Blaspheme & Devotion”: puro, grezzo, anti-cristiano black metal. Pur essendo un ep autoprodotto, i tempi risultano più lunghi della media, cinque pezzi per la durata di quasi 43 minuti. Come sempre l’underground francese si dimostra non privo di sorprese, basti pensare a gente come i Peste Noire o i Decline Of The I, perché come dissi in passato “in Francia non siamo tutti Hipster come Neige“, anche se qui di francese penso ci sia solo la nazionalità dei membri del gruppo. Leggi il resto di questa voce

When the music’s over, listen…: LOCRIAN – “The Clearing” (Relapse)

Il drone non è per tutti, è innegabile una vera e propria difficoltà all’ascolto. Più denso del funeral doom metal, più ostico del black metal. Pochi sono i gruppi che si sono o si cimentano tutt’ora nel suono inventato dagli Earth, ancora meno sono quelli che ne hanno tratto il loro piccolo successo, sempre se per successo intendiamo vendere qualche disco al vicino del box dove fai le prove con il gruppo. Leggi il resto di questa voce

Quando il macellaio macina frattaglie: MURDER CONSTRUCT – “Results” (Relapse)

Quest’album spacca. Ascoltatelo. Punto. Potessi finiriei la recensione qui, così, senza troppi fronzoli. Ma invece voi, miei cari, siete avidi di conoscenza, volete che spulci questo lavoro fino all’ultimo secondo, volete sapere il perché persino qui dobbiamo ringraziare i Pooh ed i Black Sabbath per il metallo oggi concessoci. Sì, ve lo leggo negli occhi. Bene, allora aspettate che vi presento la ricetta del piatto di oggi: prendiamo i Cattle Decapitation con il loro growlista/screamer/urlatore/tutto fare/vegano Travis Ryan accompagnato dal suo ex commilitone Kevin Fetus, un nome un perché. Aggiungiamo dagli Exhumed, Leon del Müerte alla chitarra e seconda voce e Danny Walker alla batteria. Leggi il resto di questa voce

This is doom, this is pain: YESNGRIN, CHOWDER & TEMPESTUOUS FALL

Mentre scrivo queste righe, Ferragosto si è concluso da qualche giorno. Il caldo non concede tregua ed io, finito d’asciugare il mio fisico scultureo come lo scheletro nello studio di un ortopedico, decido di coricarmi nel mio letto. Non sapendo come accopagnare il mio sonno, accendo l’mp3, o Ipod come dite voi ‘ciofani’, e semplicemente parto dall’ultimo nome, Ysengrin. “To Endotaton” è una monolitica track di quaranta minuti che di monolitico ha solo la durata. Dopo un primo superficiale ascolto, non nego di esserne rimasto annoiato se non quasi disgustato. Leggi il resto di questa voce

Thrash metal VS black metal? I nuovi dischi di DIE HARD & DECLINE OF I!

Al mondo ce ne è di gente strana, con le sue fissazioni e manie. C’è chi ad esempio si gasa nell’attesa di un nuovo album dei Manowar. Te li vedi in mezzo alla strada, tipo i fan dei Dethklok nella serie Metalocalypse. Piangono asciugandosi le loro true-lacrime col fazzoletto in pelle di drago, mentre pregano il loro santino di Richard Benson, implorandolo di concedergli una morte vichinga. Io invece, ascoltando “War Against Christ” ad ogni festa santificata, attendo un nuovo album dei Venom. Sto aspettando quel già annunciato futuro capolavoro di Cronos. Leggi il resto di questa voce

#5 Black Metal Underground: il sottobosco del dolore e della paura

Oggi si ritorna a parlare di oscurità. Mi sono arrivati ben tre bei promo da parte dell’Aldo che non vedo l’ora di recensire. Da quale inizio? Mi sento come un bambino con una scatola di cioccolatini. Beh, partiamo dai Lustre ed il loro “They Awoke The Scent Of Spring”. Io questi già li conoscevo, ma non è che li abbia mai seguiti chissà quanto. Ebbi giusto un assiduo ascolto del loro primo EP, “Serenity”, poi tabula rasa. Nell’anno della fine tornano tra noi con la colonna sonora perfetta per chi è stanco del caldo e ha una gran voglia di gelarsi il sangue. Parte l’ascolto. Leggi il resto di questa voce

L’Italia che ci crede e non si arrende: HOLLOW HAZE & EVERSHINE

Nel cammin di nostra vita mai avrei detto di aver dovuto parlare del METALLO. Sapete no, quel genere dove si parla solo di METALLO. Il genere preferito da padre METALLO. Insomma METALLO. Per dimostrare al mondo che non sono fissato solo con il doom, con le cripte e sopratutto che non vivo nella bara del becchino che stava sotto la mia vecchia casa (si, ho vissuto sopra la dimora di un becchino), oggi vi recensisco non uno, ma ben due album di METALLO. Anzi POWA METALLO. Chiudiamo qua, o i Manowar tra poco mi chiederanno di pagargli i diritti d’autore. Comunque sì, oggi parleremo di emozioni. Quelle vere. Quelle emo. No, gli emo no. Prima di continuare, prima che qualcuno mi dica “cosa scrivi, vile eretico!”, una premessa per il futuro prossimo e non solo di questa recensione. Folk, power, prog, ma sopratutto metal/death core non sono proprio la mia tazza di tè, non per questo rifiuto concedergli un ascolto. Però sono molto selettivo, quasi razzista nella scelta dei gruppi. Tornando alla recensione, ecco che dal nostro bello stivale ci giungono all’orecchio due uscite che più metalliche di così si muore. Iniziamo dagli Hollow Haze ed il loro ultimo genito “Poison in Black”, una vera sorpresa. Leggi il resto di questa voce

Gorse Obsessed: eccovi tutte le più purulenti e deviate novità dell’underground brutal death metal!

Penso di averne già parlato nella precedente recensione. Il metal è un genere in continua evoluzione. A volte ha subito anche delle involuzioni (deathcore, metalcore, schifocore…), mentre in altre ha cercato di superare i suoi stessi limiti. Uno di questi di sicuro l’ha fatto il brutal death metal. Un genere che spesso e volentieri si ripete, diventando una parodia di se stesso. Saperne trovare di band degne di nota in questo universo musicale è facile come trovare un batterista per la propria band. Eppure ogni tanto ti capita la botta di culo. La mia è stata fredda, come le lande dell’Islanda. Leggi il resto di questa voce

Genital Doomster: viaggio tra le più putride e putrescenti uscite doom del fottuto e marcio underground!

Neanche il tempo di riprendermi dal mio funerale acquatico con gli Ahab, che torno qui a parlare del destino. Ebbene, eccoci di ritorno con la rubrica preferita dalle masse intitolata “con che musica mi taglio oggi”. Avremo modo di spulciare alcune “recenti” uscite doom & dintorni. Quest’anno è stato poco prolifico per quanto riguarda la qualità, ma girando nel sottobosco underground, magari concedendo seconde possibilità a album che mai avrei detto di ascoltare, ho avuto modo di udire qualcosa come una colonna sonora per refrigerarmi l’estae, o almeno scapocciare un po’. Leggi il resto di questa voce

Doom or be doomed? Chi lo sa, però gli AHAB ci piacciono tanto!

Il doom metal. Ancora oggi ricordo le facce delle persone quando narravo i miei ascolti nella musica del destino. Potevi leggerne il dolore e la disperazione, mentre io ridevo parlando delle sofferenze che mi trasmettevano i Forgotten Tomb, delle lacrime che mi sgorgavano mentre ascoltavo “A Song For My Funeral” dei Black Sun Aeon, fino ad arrivare al dolorosissimo omonimo dei Disbelief. Ora eccoci qui, con una delle mie ultime scoperte, un’ennesima evoluzione di un genere che non smette mai di stupirci. Era dovuto tutto ciò? Ne valeva la pena? Io dico di sì. Leggi il resto di questa voce