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Archivio dell'autore: robertobuccolini

Il nuovo album dei MAD MAX? Una vera “merda”, parola di Roberto Buccolini!

Mad Max_InterceptorOnestamente speravo cha dopo un così lungo silenzio la redazione mi affidasse un bel big da recensire, invece tié! Ecco che mi ritrovo i Mad Max, vecchia conoscenza del panorama hard rock mondiale i quali, se in trent’anni di carriera sono rimasti un fenomeno (manco tanto) di culto ci sarà da farsi qualche domanda, o no? Leggi il resto di questa voce

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16 – “Deep Cuts From Dark Clouds” (Relapse)

Recentemente si è affacciata sulla scena mondiale questa band californiana guadagnandosi quasi immediatamente una solida reputazione e un buon numero di fan al seguito, un nome di cui ho sentito parlare un gran bene. Oggi mi trovo ad avvicinarmi con una certa curiosità a questo lavoro propostomi in esame. Devo dire che i ragazzi ci sanno davvero fare, ritengo che i loro maestri Pantera, quelli dei vecchi fasti, fossero un tantinello più su, ma il sound proposto dai 16 non lesina tutte le componenti che una buona metal band dovrebbe avere: impatto privo di sterili estremismi, melodia mai melensa, tecnica senza barocchismi. Leggi il resto di questa voce

PRONG – “Carved Into Stone” (Spv)

Quando allo spirare degli anni ’80 il thrash metal entrò in una profonda crisi dovuta all’inflazione di band di livello mediocre proposte sul mercato ed all’esiguità delle uscite dei mostri sacri che iniziavano a prendere lentamente la via del declino, prima dell’esplosione della scena death metal avvenuta alla fine del 1990, si insinuò nella scena musicale un ristretto gruppo di band provenienti perlopiù dal nord degli Stati Uniti e dalla California (ti pareva…) che costituirono quell’avanguardia da li a poco chiamata “crossover”. Una di queste band erano appunto i Newyorkesi Prong, ragazzi che si caratterizzavano per un approccio decisamente originale al thrash, mescolato con linee melodiche allora piuttosto inusuali. Leggi il resto di questa voce

Ma ‘ndo vai se il metallo non ce l’hai: RUNNING WILD – “Shadowmaker” (Spv)

I veterani del genere non possono non conoscere una delle più longeve band del panorama metal europeo, ossia i teutonici Running Wild che, assieme a mostri sacri come Accept e Scorpions, rappresentarono una valida risposta alla storica scena Inglese, scena che comunque vanterà sempre il pregio di essere stata la fondatrice del movimento. La band in questione era nota soprattutto per l’attitudine scenica di rifarsi ai vecchi film sui pirati, peculiarità che ne caratterizzava il look, configurandosi come un caso pressoché unico nella storia del rock, uno stile che ne ha fatto un nome di culto presso molti kids di allora. Pur non riuscendo a raggiungere numeri eccelsi in fatto di vendite generali, il gruppo ha sempre goduto di una solida reputazione che ha mantenuto scevra da tentazioni commerciali o derive pseudo-evoluzionistiche all’insegna della fedeltà assoluta al proprio stile. Leggi il resto di questa voce

L’angolo del Buccolini: quando il metallo diventa marcio!

Rieccoci qui a servire l’ennesimo brodo di fango putrescente ai miei cari orchi succhiamidollo, il primo femore da spolpare ci viene servito dagli Eternal Deformity con “The Beaty of Chaos”. La band polacca conferma il trend della scena locale, ossia l’interpretazione accademica e canonica del nostro amato genere. Lo stile eviscerato dagli strumenti del gruppo, nel dettaglio, lo si può definire un death metal che strizza decisamente l’occhio a soluzioni melodiche che fecero la fortuna di band come Sentenced e Amorphis, applicato con estrema cura e diligenza pur senza aggiungere nulla di nuovo a quanto già proposto allora, un prodotto adatto a voi licantropi con il palato più raffinato, nulla di eccezionale ma gradevole. La parade di carcasse prevede ora un commento al lavoro dei Valkiria con il loro “Here The Day Comes”. Leggi il resto di questa voce

L’angolo del Buccolini: Listenable Records e putride frattaglie

Eccoci qui a recensire una bella carrellata di proposte da parte dalla attivissima etichetta Listenable Recsords che mette sul proprio menù una gran quantità di bands eterogenee cercando di soddisfare tutti i vostri antropofagi palati, non tralasciando alcuna sfumatura stilistica s’intende. Si scoperchiano tombe con i Betrayng The Martyrs che con “Breathe In Life” ci propongono un death metal d’impatto, basato su ritmiche rocciose ed intrecci di keyboards essenziali ma ottimali per impreziosire l’arrangiamento, da citare anche l’uso intelligente dell’alternanza dei vocalizzi growling/melodici, soluzione non facile da eseguire senza correre il rischio di cadere nel ridicolo. Molto curati anche il lavoro di intreccio chitarristico e gli stacchi ritmici, anche se alcune volte mi pare esagerino un po’ troppo rischiando di cadere nella trappola dell’autocompiacimento. Leggi il resto di questa voce

DEATH – “Vivus” (Relapse)

Quando il buon Alduzzo mi ha inviato la mail contenente il sampler, lo aprii con spirito indolente come spesso accade quando mi manda le tonnellate di “monnezza” che mi tocca recensire, invece, quando mi appare la didascalia a momenti mi viene un infarto! Ebbene si, stavolta mi toccava recensire proprio LORO, i dei assoluti dell’estremo, i cantori dell’abiezione resasi ad arte divina… i Death!!! Questa release postuma (R.I.P. Chuck), si propone come la perla mancante alla carriera della mitica band americana, ossia il secondo live “ufficiale” che forse mancava alla discografia dei metal gods in questione, assolutamente imperdibile per tutti noi poveri zombie orfanelli del più grande genio-asociale del metal estremo. Leggi il resto di questa voce

AUTOPSY – “All Tomorrow’s Funerals” (Peaceville)

Si innalzino i putrescenti vessilli delle legioni del caos, i signori del gore sono tornati! Proprio loro, la band più putrida, macabra e sanguinolenta che abbia mai infestato questo e l’altro mondo risorge dalla cripta purulenta con un nuovo capitolo da cui voi piccoli collezionisti di ossa non potete sottrarvi. La release in questione contiene alcuni brani di recente registrazione (probabilmente delle B-sides del loro ultimo “Macabre Eternal”) unitamente alla riedizione di vecchio ed introvabile materiale, tra cui il mitico ep ”The Tomb Within”. Naturalmente gli elementi che hanno fatto degli Autopsy una leggenda “vivente” del death metal ci sono tutti: la batteria e la voce di quel vivisettore per tendenza che risponde al nome di Chris Reifert non hanno perso un centimetro di quel fuligginoso e maligno genio che vanta sin da quando ebbe, nel lontano 1986, l’infausta idea di fondare, con un altro allora sbarbatello come lui, una band chiamata Mantas che, a seguito del contratto ottenuto su Metal Blade, rinominarono Death (vi dice niente?)! Leggi il resto di questa voce

#5 Roba varia per gusti ricercati

Molte volte ci troviamo ad accumulare materiale arretrato, la colpa non è di nessuno in particolare. Così, come spesso accade in questi casi, ci dilettiamo con il presentarvi le nostre recensioni multiple. Ecco a voi un pó di roba varia per gusti estremamente ricercati, a cura del nostro buon Roby Buccolini, buon lettura!
COLDWORKER – “The Doomsayer’s Call” (ListenableRec.)
Tornano dopo 4 anni di silenzio gli scandinavi Coldworker con il loro secondo full-lenght (il primo era etichettato Relapse) per riproporci il loro sound ruvidamente groovy che si rifà smaccatamente alle vecchie sonorità del death metal dei bei tempi che furono. Certamente la band ci conferma di conoscere alla perfezione tutti i canoni del caro vecchio death/grind che allora imperversava nell’underground, come pure lo scrupolo nella loro applicazione sarebbe da dire encomiabile. Il problema da parte mia sta solo nel fatto che, pur trovandomi innanzi ad un prodotto ben fatto nel suo complesso, la band non ha saputo accedere in me quel non so che in grado di farli emergere dalla massa di release anonime che si accalcano da anni annaspando nello stagno della mediocrità in cui il metal estremo è ormai soffocato. Leggi il resto di questa voce

OPERA IX – “Strix Maledictae In Aeternum” (Agonia)

Eccoci qui a recensire una vecchia conoscenza del panorama estremo nazionale, i cari Opera IX che tornano alla carica con un nuovo full-lenght. Seppur orfano di Cadaveria (la discinta moretta che gioca a fare la streghetta del Sabba-to sera nel video di “Mandragora” non è niente male però, verificare su YouTube per credere!) il combo piemontese non ha perso di una virgola della sua connotazione storica di band macabra e satanica. La produzione è estremamente curata e l’esperienza di tanti anni di underground si fa decisamente sentire nelle 12 tracce presenti. I brani sono godibili e ben costruiti nel loro complesso, segno che la maturità artistica dei nostri ha raggiunto buonissimi livelli qualitativi; va però detto che la direzione stilistica composta da questo alternarsi di pesanti mid-tempos ed accelerazioni in doppia cassa, nonché i più classici tappeti di tastiere, mi ricorda un po’ troppo una band che io ho da sempre considerato la miglior realtà estrema italiana di tutti i tempi, ossia i catanesi Sinoath, oltretutto il loro demo è datato 1992! Leggi il resto di questa voce

ELECTRIC MARY – “III” (Listenable records)

Dalla scena U.S.A. ci arriva questa band che propone un southern hard rock di buonissima fattura con forti connotazioni Sabbathiane. Il sound proposto è decisamente in linea con i crismi del genere; suono ruvido e sporco, riffs impreziositi da una chitarra solista dal gusto squisitamente bluesy che non esagera in virtuosismi fini a se stessi. Anche il cantato è decisamente apprezzabile e spicca per una ottima padronanza delle tonalità medio-alte tipiche del genere, senza ricorrere all’odiosissimo effetto “castrato” che sovente mi rende indigeste realizzazioni di questo genere. La band in esame sviluppa nel miglior modo possibile il suo background musicale e riesce a proporre un repertorio niente affatto banale seppur rimanendo nel pieno della tradizione del genere. Ritengo questa release ottimale per una larga fascia di pubblico che va dagli orfani dei Kyuss ai fans meno oltranzisti dei Black Label Society, senza dimenticare tutti coloro che amano frequentare oscure tane fumose e puzzolenti di birra, con tanto di Harley Davidson guidate da tipi con facce poco raccomandabili che sostano nel piazzale antistante. Leggi il resto di questa voce

TEMPLE OF BAAL / RITUALIZATION – “The Vision Of Fading Mankind” (Agonia Records)

Sempre dalla scena transalpina ci giunge questo split-album che già dalla veste grafica si intuisce un attimino di cosa si tratta… Death metal che più death non si può!!! Ok, se cercate originalità e sperimentazioni lasciate perdere, qui si rispetta la tradizione komehinista dell’estremismo sonoro di nobili alfieri dell’oltretomba come furono Cadaver e Grave dei bei tempi andati. Suono cupo come solo le care vecchie chitarre accordate due toni sotto potevano dare, sfuriate grind alternate a ritmiche in doppia cassa il cui unico scopo è atterrire l’ignaro neofita alle sonorità tombali che si trova a dover affrontare suo malgrado, rallentamenti echeggianti deliranti discese negli inferi come allora sapevano fare in modo insuperabile i grandi Morbid Angel (prima che la sindrome di Tom Warrior contagiasse anche loro purtroppo!), assoli di chitarra stridenti, atmosfere Lovecraftiane e growlin’ vocals all’altezza della situazione chiudono il cerchio magico di questo sabba sonoro! Leggi il resto di questa voce

*Anteprima: MY DYING BRIDE – “The Barghest O’ Whitby” (Peaceville)

Dalle nebbiose terre britanniche ci giunge con mia viva trepidazione il nuovo capitolo dei signori della tristezza, i My Dying Bride. Posto che ho da sempre straveduto per la band in questione, della quale mi innamorai nel lontano 1991 quando ebbi l’occasione di vederli (e di conoscerli) come band di supporto dei Bolt Thrower, nientemeno che al mitico Marquee Club di Londra, quando stava per uscire il loro debut e.p. “Asphera Hiems…”, denoto con estremo piacere in questo nuovo e.p. un ritorno proprio a quelle sonorità degli esordi che ne fecero da subito una delle band di punta del movimento gothic death iglese. Leggi il resto di questa voce

DENIAL FIEND – “Horror Holocaust” (Hammerheart)

Una parata di nomi altisonanti accompagna la presentazione di questa release che si preannuncia coma una specie di super band dell’estremo, ovvero Rob Rampy (D.R.I), Blaine Cook (The Accused), Terry Butler (Death, Six Feet Under, Massacre, Obituary) e Sam Williams (Down By Law), con tanto di comparsate degli “amici della cricca” Steve Swanson (Six Feet Under), Ralph Santolla (Deicide, Obituary) e James Murphy (Obituary, Testament), era ovvio, pertanto, che mi dovessi aspettare chissà quale delirio musicale da un progetto che vanta tutte queste premesse. All’ascolto devo però ammettere che tutte queste aspettative sono andate in parte deluse, l’album è senza dubbio una buona release, ma onestamente pretendevo qualcosina in più da una siffatta compagine che mi ha dato l’impressione di non essersi sprecata più di tanto (soprattutto gli ospiti). Innanzitutto trovo estremamente deludente il cantato, assolutamente inadeguato alle ritmiche proposte, uno strillato piuttosto vicino alle sonorità hard core che mal si adatta al tipo di impatto del riffing, oltre ad essere alquanto fastidioso per timbrica. Leggi il resto di questa voce

CHRIST INVERSION – “Christ Inversion” (Hammerheart)

Che Phil Anselmo fosse da tempo uscito di cervello, è ormai cosa arcinota, ma con questo delirante progetto pseudo death metal stavolta s’é davvero superato! In questa release ci sono tutti gli elementi che il mio amato genere di sempre ha cercato di occultare come quel parente “pecora nera” che quasi tutti noi abbiamo in famiglia: nome satanista da operetta, artwork che nemmeno il peggior grafico da demo anni ’90 avrebbe partorito (pardon: scarabocchiato), titoli che non se li sarebbe sognati neppure un Glenn Benton in preda ad una sbornia da delirium tremens, ed una sorta di death/grind talmente sguaiato che era dai peggiori tempi dei Master e dei Sarcofago che non mi facevo tante risate. Leggi il resto di questa voce

VALHALL – “Red Planet” (Hausecore/Hammerheart)

Dopo una lunga trafila nell’underground, ecco il sospirato debut album dei Valhall. La release, prodotta nientemeno che da Phil Anselmo, le cui tracce furono registrate nel lontano anno 2000, oltre a vantare come ospite d’eccezione Fenriz dei Dark Throne alla batteria ed ai backin’ vocals, propone tutti gli elementi salienti del sound che ha connotato la band nei suoi lunghi anni di militanza, ossia uno stoner “duro e puro” suonato con maestria e classe. Ritmiche fuzz ‘n’ heavy che richiamano innegabilmente ai primi oscuri anni Sabbathiani, sapientemente miscelati al suono Hammond che contribuisce ulteriormente alla creazione di quell’atmosfera unica di quel periodo che ancora conta numerosi nostalgici estimatori. Leggi il resto di questa voce

STIELAS STORHETT – “Expulse” (Code 666)

Dalle fredde lande Russe ci giunge questa release targata Code 666, una scena che conosco davvero poco in verità e, anche se mi è nota l’ampiezza della sua offerta, devo confessare che finora i pochi gruppi ascoltati non hanno mai brillato per originalità rifacendosi fin troppo pedissequamente ai dominatori del genere. Considerazioni generali a parte, la band in esame riesce a proporre un sound piuttosto particolare, miscelando le sonorità tipiche della fu scena norvegese a soluzioni piuttosto personali che li fanno emergere dal magma della banalità imperante di questi ultimi lugubri tempi. Di potenzialità ce ne sono da vendere, il riffing è improntato su un interessante mix di dissonanze ed arpeggi ossessivi che danno luogo ad atmosfere deliranti e claustrofobiche. Leggi il resto di questa voce

SERPENT ASCENDING – “The Enigma Unsettled” (Voidhanger Recordings)

Dalla sempre feconda scena finlandese ci arriva la release dei Serpent Ascending, band capitanata dal buon Jarno Nurmi, un nome non nuovo ai più attenti osservatori dell’underground. La proposta è inequivocabilmente un puro e semplice death metal. Direi che il buon Jarno ha attinto a piene mani dai vecchi portabandiera della scena scandinava (Grave su tutti) che non si allinearono più di tanto al diktat allora imposto dagli Entombed e da Stoccolma in generale, gruppi che optarono per una rielaborazione dello stile della prima Tampa Bay (Death, Necrophagia, Massacre e Autopsy vi dicono niente?) allineandolo alle sonorità crushin’ tipiche della scena “vichinga”. Leggi il resto di questa voce

MIDNIGHT ODYSSEY – “Funerals From The Astral Sphere” (Voidhanger Recordings)

Dalle remote lande del continente australiano ci giunge il nuovo lavoro della one-man band Midnight Odyssey, una release decisamente ambiziosa composta da ben 2 CD da 60 minuti ciascuno!!! L’impronta dell’opera in esame è innegabilmente orientata verso un black metal sinfonico denso di elementi onirici, epici e goticheggianti, sino a straripare verso un’attitudine barocca e ridondante di elementi sonori che potrebbero risultare piuttosto pesanti e monotoni ad un orecchio poco allenato. Leggi il resto di questa voce

SVARTTJERN – “Towards The Ultimate” (Agonia Rec.)

Sempre dalla Agonia Records ci giungono gli scandinavi Svarttjern con “Towards the Ultimate”, album che sostanzialmente riprende il discorso interrotto con il debutto. Per chi non avesse avuto l’occasione di avere a che fare con il combo nordico, ciò che viene proposto è il più classico northern black metal della migliore tradizione della scena di Bergen, suonato onestamente ed altrettanto seguito nei suoi più tradizionali canoni. Pertanto, sotto con chitarre splettrate aperte, sfuriate rabbiose alternate a rallentamenti in mid-tempos e screaming vocals della più classica norwegian way, il tutto messo a servizio dell’impatto che le strutture semplici ed essenziali dei pezzi vogliono trasmettere. Direi che nel suo insieme la release sia tutt’altro che censurabile, ovviamente solo se non cercate qualcosa di originale ed innovativo, sia chiaro. Leggi il resto di questa voce

UNKIND – “Harhakuvat” (Relapse)

Dalla Relapse ci giunge la nuova proposta degli Unkind con il debut “Harhakuvat”. Il combo finlandese si distingue sin dalle prime note per l’approccio estremamente minimale ed aggressivo e, ad un primo ascolto, non posso non rilevare l’impronta tipica dell’hard core unito a soluzioni melodiche più proprie del metal estremo di chiara impronta scandinava con il quale il gruppo si trova decisamente a suo agio. Molto interessante l’uso delle aperture (semi)melodiche e delle dissonanze utilizzate nei loro momenti più ‘doomy’ che creano atmosfere azzeccate e scongiurano il rischio della monotonia che un impatto completamente aggressive avrebbe inevitabilmente comportato. Leggi il resto di questa voce

MR. DEATH – “Descending Through Ashes” (Agonia Records)

Dall’inossidabile Svezia ci giunge questa release dei Mr. Death (e già dal nome mi ero fatto un’idea del livello di originalità della band), la quale non fa mistero di avere come riferimento la cara vecchia scena “SSS” (Stoccolma-Sunlight-Seagrave) che dagli Entombed in poi imperò in gran parte d’Europa nei primi anni ’90. Francamente non ho capito il riferimento ai Treblinka (che fu il primo monicker dei Tiamat), citati nella scheda di presentazione fornitami dall’etichetta, in quanto detta band era piuttosto fuori dal coro dalla scena Scandinava di allora (il gruppo era molto più orientato verso il black classico di Venomiana memoria) e che nulla ha a che vedere con il sound proposto dal gruppo in esame, le cui influenze “Entombediane” sono anche fin troppo palesi. Leggi il resto di questa voce

AN AUTUMN FOR CRIPPLED CHILDREN – “Everything” (A.T.M.F.)

Stavolta mi trovo alle prese con una band di chiaro stampo gothic/black che non fa mistero di una certa devozione per signori delle terre fredde come Burzum e Katatonia. A dispetto delle roboanti presentazioni tipo “niente sarà come prima” eccetera, il combo si attiene ai canoni del genere svolgendo il compitino egregiamente ma senza tirare fuori quel bel coniglietto dal cilindro capace di fare la differenza. Splettrate acute e dissonanti a valanga, tappeti di keyboards evocative ed oniriche, nonchè drumming presente al minimo sindacale fanno da cornice ad un cantato che si esprime quasi sempre in lunghi screaming senza abbozzi di metrica, volutamente equalizzato per confondersi con la base sonora, come se fosse un elemento della costruzione atmosferica e non un’interpretazione vocale. Complessivamente direi che il prodotto non è male, il gusto per la composizione c’è, anche se lo stile avrebbe bisogno di assumere una sua impronta soggettiva rispetto al resto della massa proposta dal mercato attuale. Leggi il resto di questa voce

YOUR HIGHNESS – “Cults ‘N’ Cunts” (Hammerheart)

Altra proposta delle scena Belga sono questi Y.H. con un 8-trx album che fa il verso ai non troppo geograficamente lontani Gorefest del periodo di “Erase”, nonostante che la paternità di questo sound sia da tutti attribuito agli Entombed del post “Clandestine” ed ai Mastodon (band che ho sempre trovato mediocrissima). Riffing cadenzato e pesante, con forti connotazioni “dirty” blues e con qualche interessante fraseggio ritmico, ma risultato rovinato da una registrazione un pò confusa che tende ad impastare il suono e far disperdere alcuni passaggi che avrebbero potuto rendere decisamente meglio. Il cantato è decisamente inadeguato, tendente alla tonalità crust-core sporco tipica del genere, ma fiacca trascinata, che personalmente non mai amato (cazzo dato che a cantare death metal non ci vuole certo Pavarotti a cercarsi un cantante che non sia fiacco di diaframma è così difficile?). Leggi il resto di questa voce

HAIL! HORNET – “Disperse The Curse” (Relapse)

Sempre dalla Newyorkese Relapse ci giunge l’ennesima proposta (ragazzi non è che state saturando un po’ troppo il mercato, peraltro già asfittico di suo?), nella fattispecie questi Hail! Hornet (ma che cazzo di nome è?) richiamano sonorità decisamente fine anni ’80, quando il lato estremo del metal stava mettendo a punto il definitivo passaggio dal thrash al death metal. Gli elementi cardine sui quali si fonda la proposta stilistica degli HH sono: mid-tempos stoppati a rotta di collo, cantato definibile tra uno tipico screaming in uso nel death/thrash di lontana memoria, ma eseguito come se fosse una sorta di imitazione del peggior Brian Johnson fatta da un alcolizzato al delirium tremens, oltre alla consueta mediocrità che ormai impera desolante nella maggior parte delle uscite metal di fine millennio. Leggi il resto di questa voce

TOXIC HOLOCAUST – “Conjure And Command” (Relapse)

Sempre dalla attivissima Relapse ci viene proposta la nuova uscita dei T.H.. Devo ammettere che sono rimasto piuttosto sorpreso perché dall’etichetta americana ho sempre ascoltato proposte estreme orientate sulle sonorità brutal/grind, mentre in questo caso ci troviamo di fronte ad una band che si riallaccia a vecchie movenze tipiche di un death/thrash che credevo scomparso ormai da tempo. Considerazioni a parte in ordine allo stile, non ho potuto non notare la veste grafica del cd in questione, estremamente minimale che richiama una certa frangia di gruppi di fine anni ’80 (copiosamente proposti da numerose piccole etichette del periodo, fino a determinare una tale saturazione del mercato che causò di fatto uno scoramento del pubblico verso il genere estremo fino alla “revanche” dell’orda death metal, eccezione fatta per i Sepultura che proprio da quel marasma emersero alla grande), tra i quali dominava una cronica carenza di idee che cercavano di supplire con un impatto “crushin” senza compromessi. Leggi il resto di questa voce

DYING FETUS – “History Repeats” (Relapse)

Dalla sempre attiva label newyorkese Relapse ci viene proposto il nuovo release dei D.F., ormai un a vecchia conoscenza del panorama death/grind, con un cover ep “History repeats” dove la band si cimenta nel riproporre classici del miglior periodo death metal (quello a cavallo tra il 1990 ed 1994 beninteso!). Nel complesso ritengo il prodotto piuttosto godibile per gli stretti appassionati del genere, ma anche se siamo ben lontani dai capolavori dell’estremo che hanno saputo darci band come Terrorizer (quando David Vincent non s’era ancora rincoglionito dietro ad una zoccola sadomasochista) e i mai troppo poco rimpianti Carcass, onestamente non riesco a trovare l’utilità di una proposta simile. Leggi il resto di questa voce