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HELLFEST: tutto quello che nessuno vi ha detto!

brutalmente tutti insieme!Da dove cominciare?? Beh direi intanto che è doveroso sottolineare quanto pazzesco sia un festival che nel giro di NOVE anni è diventato uno dei maggiori punti di riferimento in ambito metal europeo. E forse a livello di band non c’è gara con nessun altro. Più di CENTOCINQUANTA gruppi in tre giorni, dalle 10:30 del mattino fino alle 2:00 della notte. SEI PALCHI che si alternano (impossibile seguire tutte le band date le moltissime sovrapposizioni), oltre ai due mainstage uno accanto all’altro ci sono due tendoni vicini per black death e folk (Temple e Altar), un palco hardcore/alternative (Warzone) e un tendone stoner/doom/sludge e simili (Valley). Ci si dovrebbe veramente clonare per seguire tutto. Ma al di là del bill fenomenale, sarà all’altezza della sua fama anche per l’organizzazione questo fantomatico festival dell’inferno? I francesi saranno sporchi e puzzolenti come si dice in giro?? Amano pulirsi il culo con la merda oppure ogni tanto usano le salviettine?? Dopo QUATTRO Hellfest che mi hanno visto partecipe, la mia risposta è una e una solamente… SONO IRRIMEDIABILMENTE UNTI!!!! Ma partiamo dall’inizio. Un evento che accoglie 150 mila persone in tre giorni come minimo si spera debba riuscire ad offrire a tutti il giusto comfort.. E invece……. E invece solita storia, si peggiora invece di migliorare. Code di mezz’ora per urinare o per tirare una sana cacata come si deve, ORE di coda per una doccia, decine di minuti di coda per prendersi da mangiare, attese spasmodiche per avere una birra, code chilometriche per cambiare i soldi in gettoni che servono per prendere da bere, code per prelevare agli sportelli bancomat e per caricare i telefonini e apparecchi elettronici. Vi basta? Ringrazio Odino per il fantomatico pass vip che grazie alla sua area riservata ha contribuito alla salvezza del sottoscritto, dando ristoro e riposo nei momenti più caldi.
Caldi in tutti i sensi visto che gli dei del meteo per la prima volta non hanno fatto passare UNA nuvola nel limpido cielo di Clisson, roba che si sudava e boccheggiava perfino alle dieci della sera… E qui continuiamo, palchi principali disposti senza logica, con difficoltà di visibilità nelle retrovie anche a causa di mega schermi troppo piccoli, zone d’ombra ridotte all’osso e punti di ristoro pressoché inesistenti. Devo andare avanti ancora?? Ah già, un’enorme ruota panoramica nell’area concerti….. Ve lo giuro, l’avrei smontata pezzo per pezzo e fatta mangiare a chi ha avuto sta pensata immensamente ebete.
Utilizzare quei soldi per mettere qualche doccia in più e qualche cesso in aggiunta faceva schifo?? O magari qualche punto in più con acqua potabile o qualche stand di cibo visto che non erano moltissimi?? Misteri francesi… Diciamo, concludendo questa analisi di fondo, che siamo ben lontani dal poter dire di avere di fronte un festival “completo” anche su questi aspetti. Ok le band grosse, ma se poi non ti restano nemmeno i soldi per comprarti le caramelle, io una domandina me la farei anche. Per non parlare delle dimensioni in generale, ci sarebbe voluto il doppio dello spazio per garantire un po’ più di respiro agli spettatori, se si vogliono più paganti si deve lavorare meglio anche su questo aspetto… Ciliegina sulla torta, una scalinata di ferro ENORME che si era costretti a percorrere per passare dalla zona concerti al campeggio e viceversa… Una vera scalinata infernale, con gente che cadeva a causa dei tanti bagagli e gente che brilla dai fumi dell’alcool tratteneva a stento una bella vomitata violenta.
Cose inspiegabili. Detto questo il solito grande divertimento c’è eccome, una vera piazza creata tra l’area campeggio e l’area concerti dove fare acquisti di ogni tipo, in un market enorme dove perdersi tra le mille magliette e dischi, un palco/tendone prima dell’entrata al campeggio chiamato Metal Corner con band emergenti e dj set rock e metal quasi tutta la notte, dei suoni incredibili (specialmente sui palchi secondari, quest’anno sui mainstage purtroppo non è che si sentisse benissimo, specialmente a livello di volumi, decisamente bassi), puntualità al secondo su ogni esibizione e un sacco di voglia di fare festa da parte di tutti.
Un plauso anche alla VIP Area, sempre ben attrezzata per rilassarsi e bere una birra o uno shot di Jager in tranquillità, con una zona internet ottima e la possibilità di incontrare un sacco di musicisti. Dopo questa lunga ma doverosa premessa, necessaria specialmente per i neofiti che dovranno scegliere se questo festivalone sarà cosa per loro, andiamo a vedere cos’è successo nei tre giorni di fuoco!!

Hellfest Market
VENERDÌ
Dopo un viaggio eterno come sempre in pullman, condito da sbevazzate ignoranti coi compagni di vacanza e un giovedì passato a bere come spugne, fare acquisti al gigantesco supermarket a dieci minuti dal campeggio, fare compere di ogni genere al market e fare festa in compagnia, eccoci giunti al primo giorno di danze, con ancora la stanchezza dei bagordi della sera prima…
Prima band che ci siamo cuccati sono stati i FIRST BLOOD. Me li ricordavo più caciaroni e più “punk” invece sono diventati quanto di più moderno non si può… Tanto metalcore sulla falsariga dei più blasonati Hatebreed che non scalda e non risveglia gli animi del pubblico ancora assonnato, che avrebbe più voglia di un caffè e una brioche piuttosto delle canzoni insipide dei nostri… Bocciati. Taci che al Valley ci pensano i CONAN, con il loro doom pesantissimo e ferale, quasi tendente al drone, a farci smuovere le chiappe, i suoni sono qualcosa di spettacolare e le loro canzoni si ergono maestose prendendo ancora più potenza rispetto al disco… Un’esperienza quasi esoterica! Ci spostiamo al Temple perché direttamente da Singapore (!!!!) ci accolgono gli IMPIETY, alfieri di un black metal a tinte movimentate che non colpisce per nulla, ma risulta alquanto noioso e per nulla incisivo. Saranno stati i mille mila cambi di formazione, ma fatto sta che stavolta il terzetto non ci convince per nulla.. Da rivedere, speriamo con una convinzione maggiore. Taci che poi sul mainstage ci pensano i SATAN a farci sbattocchiare un po’ la testa su e giù… Una delle meteore della NWOBHM, una band di nicchia che però è sempre stata osannata (a ragione) dai puristi e dai defenders, questi vecchietti dimostrano ancora una volta quanto possano risultare più coesi, potenti e convinti rispetto a compagini più giovani che da ensemble di questo tipo dovrebbero solo imparare. Eccezionali, da evidenziare poi la voce del cantante Brian Ross, che nonostante un’età che è ormai avanzata sfoggia una prestazione da antologia con acuti che penetrano nelle vene!!! Restiamo sui mainstage perché è la volta dei TOXIC HOLOCAUST. La mente del gruppo è sempre lui, quel Joel Grind che ha sempre composto tutta la musica della band americana, degli album accusati di essere sempre uguali e fatti troppo “in serie” ma che invece almeno per me rappresentano esattamente quello che si deve cercare nel thrash, ovvero violenza, velocità, casino e ignoranza. E dal vivo i tre non si risparmiano, aizzano il pubblico che si gasa come non mai tirando su un polverone dellamadonna tra mosh e circle pits, sparando un brano dopo l’altro a velocità supersonica, e proponendo una scaletta ben bilanciata tra brani nuovi e più datati. Immensi, sul serio. Unica cosa, fateli suonare su un palco più piccolo la prossima volta, così non c’è gusto cazzo!!!

bevendo con Phil
Dopo una giusta pausa cibo, riempiendoci la pancia con le più efferate schifezze, andiamo a vederci prima qualche canzone degli HAIL OF BULLETS, come sempre grandiosi nel loro death metal tipicamente pesante e marziale, un Martin Van Druunen (già negli Asphyx) eccezionale e capace frontman e una band che finora ha sbagliato veramente poco, sia in studio che in sede live. Promossi! Per poi passare con curiosità allo show degli IMPALED NAZARENE, freschi di nuovo disco ma che sinceramente dal vivo sono mosci che manco un pisello di fronte a Margherita Hack sarebbe così. Credo non serva dire altro. Leggeri come un foglio di Scottex… Grande delusione. Di tutt’altra pasta i KADAVAR dalla Germania, il loro rock doom settantiano è eccezionale e il pubblico nella Valley inneggia alla band a gran voce, peccato per la forma scandalosa del singer che tira di quelle stecche abominevoli, sul disco obiettivamente era tutt’altra cosa. Da rivedere. Birra birra, qualche foto, Jager, birra, Jager, eccoci pronti per l’assalto finale di questa giornata. Prima ROB ZOMBIE e poi i SEPULTURA hanno come sempre i loro pregi e difetti, il primo punta tutto su uno spettacolo bellissimo da vedere, ma le canzoni alla fine hanno poco mordente e la band convince solamente quando ripropone i classici brani dei White Zombie degli anni 90, i Sepu invece sono sempre i soliti, Green alla voce (si è tagliato A ZERO i capelli!!!!!) non è né carne né pesce, Kisser e Paulo jr sempre così così, specialmente in quanto a “passione”, e un Eloy Casagrande alla batteria vero mattatore, un mostro signori. Soliti brani nuovi debolissimi e brani vecchi che meriterebbero una migliore vetrina che i Sepultura di oggi non riescono a garantire.
Quando tocca agli IRON MAIDEN la calca è talmente fitta che è difficilissimo avvicinarsi il più possibile. Qualcuno spieghi agli organizzatori di cambiare il verso dei palchi, si vede meglio IN LUNGO non IN LARGO! Comunque, dopo la solita “Doctor Doctor” degli UFO come intro, i Maiden partono in quarta con Moonchild. La scaletta è stellare, i brani sono gli stessi del tour Maiden England di fine anni 80, una gioia per le orecchie a parte i suoni davvero troppo bassi che il vento disperde qua e la… Col tempo le cose migliorano di un po’, lo show è incredibile, Dickinson sente gli anni ma non delude le aspettative e tutti, anche se invecchiati, ci regalano emozioni a non finire. Il “solito” show della Vergine di Ferro, una lezione di stile a tutti, un pezzo di storia sempreverde che non vorremmo finisse mai. A parte la solita “Fear Of The Dark” messa lì a caso che non c’entra una cippa di minchia con la scaletta ma tant’è, il fan “medio” vuole tutto questo.. A questo punto sorge la solita domanda, chi prederà il loro posto quando non ci saranno più??? Mah… Tutto il contrario degli SLAYER. Stiamo vedendo i re del thrash metal più estremo o una cover band?? La domanda è d’obbligo, e la risposta è ambigua. A parte un Araya abbastanza in forma, King è sempre più distaccato e sulle sue, Bostaph e Holt sono i classici stipendiati che fanno il loro maledetto mestiere senza strafare e lasciando la scena ai membri storici. Manca la magia, manca la voglia, manca la convinzione. E un velo di tristezza aleggia per tutto il concerto.
Che poi serviva proprio mettere come tributo al compianto Hanneman un telone con il suo nome sul logo di una famosa birra sapendo che è morto anche a causa di una cirrosi epatica…??? Proseguiamo che è meglio… Ultima band di giornata che vediamo sono gli Electric Wizard, che almeno per me sfoggiano la migliore prestazione di giornata. La scaletta è la stessa da un po’, è vero, ma signori, questi sono dei maestri. I suoni sono talmente pesanti, saturi di bassi e fanno tremare talmente tanto i corpi degli spettatori da rendere quasi obbligato l’uso dei tappi per chi li ha, un concerto disturbante, le loro sonorità ci avvolgono e non ci lasciano più in un turbinio di doom e psichedelia da antologia. Incredibili è il termine giusto.. Ora aspettiamo solo il nuovo disco!!!
Ci avviamo in tenda distrutti, ultima birra, ultima sigaretta e via a nanna perché il sabato si avvicina presto!!!

sfiziosissimo
SABATO
Il secondo giorno sarà quello meno pieno per noi… Un po’ di stacco ci sta dopo le fatiche del venerdì e la tirata che ci aspetta domenica. La giornata comincia con succo di frutta, pain au chocolat, birra e shot di Jager, giusto per mantenere un buon ritmo, e ci lasciamo subito trascinare nel tendone del Temple dalle note dei TEMPLE OF BAAL, band francese dall’inaudita cattiveria, dedita ad un black metal tritaossa e super convincente, che alterna sapientemente spezzoni più dritti e tirati a frangenti più ragionati e di atmosfera. Non è certo scoperta di oggi il fatto che la Francia in quanto a black sia tra le nazioni migliori negli ultimi anni, un nome su tutti i Deathspell Omega, una delle band migliori degli ultimi 15 anni, e i Temple Of Baal non fanno altro che confermare questa tendenza con una spettacolare prestazione. Ci fiondiamo nell’area della Warzone perché tocca ai BL’AST, pionieri dell’hardcore anni 80 a stelle e strisce, e come tutti i gruppi di quel periodo i nostri spaccano ogni cosa. A parte qualche problemino alla chitarra che inficia l’esecuzione del primo brano i nostri non si perdono d’animo e sciorinano bordate di violenza a destra e a manca, con il mitico Nick Olivieri al basso che si gasa come un matto… Super promossi, come prevedibile… I CLUTCH li aspettavo con ansia e devo dire che la band dal vivo sa il fatto suo. Il tendone del Valley straripa, non si riesce nemmeno ad entrare da quanta gente c’è, ci accontentiamo di ascoltare qualche brano ma la scaletta privilegia troppo le cose nuove e avrei preferito sicuramente qualcosa di più datato. Fatto sta che i nostri oramai sono un po’ una moda, ascoltati da tutti coloro che cercano delle sonorità un po’ retrò ma allo stesso tempo con quel tocco di commercialità in più che li rende più ascoltabili per così dire… E questo un po’ spiega la mole di pubblico che hanno di fronte a loro. I musicisti, a parte il frontman Neil Fallon che si muove e coinvolge tutti, sono sempre fermi e concentrati sui propri strumenti e suonano in modo perfetto, pare davvero di sentire un disco. Speriamo di vederli a breve in una situazione per così dire più “intima” perché così è stato davvero difficile!!!
Ci spostiamo all’Altar perché è giunto il momento di una band molto attesa, i BRUTAL TRUTH!! Dopo l’annuncio dello scioglimento dato da Lilker, in corrispondenza dei suoi 50 anni, la curiosità di vedere i signori del Grind per l’ultima volta era molta. Ma stasera qualcosa non ha funzionato. Al di la della solita attitudine umile e “in your face” (si sono fatti il check da soli!!), oggi sembra che il loro devasto, che aveva reso l’Hellfest un delirio appena un paio di anni fa, sia più che un pugno una carezza. Suoni “leggeri” un po’ bassi e confusionari, non si capisce bene cosa ci sia che non va, fatto sta che la delusione di vederli in questo modo sapendo che è l’ultima volta è stata davvero tantissima. Un peccato, un addio con molti rimpianti. Di tutt’altra caratura i DEEP PURPLE, che rendono magica l’atmosfera dell’Hellfest con i loro cavalli di battaglia senza tempo, difficile trovare qualcuno che non abbia cantato a squarciagola il ritornello della immortale “Smoke on the Water”!!! Gillan ha avuto qualche problema che non si è capito verso l’inizio ma successivamente ha carburato come si deve, e accompagnato dalla chitarra di uno Steve Morse sempre stupefacente ha regalato assieme a tutti gli altri musicisti uno show davvero ottimo! Dopo aver mangiato qualche altra schifezza (dio benedica le crèpes) ed esserci schiaffati qualche altra birra, ascoltiamo distrattamente lo show dei SOULFLY, una band che per me potrebbe sciogliersi all’istante e il mondo gliene sarebbe grato. Irritanti è il termine giusto. Cavalera è la parodia di sè stesso, bolso, goffo, svociato e ormai incapace di rendere come si deve, Rizzo è il solito strafottente che si sente dio ma dovrebbe almeno abbassare un po’ la cresta, ci mancava solo il figlio di Max alla batteria, che paradossalmente è quello che se la cava meglio. Difficile dire se c’è qualcuno che può essere migliore tra i Sepultura di adesso o i Soulfly. Bah, tanti dubbi e tante domande, ma sempre la solita merda fumante. Andate a casa, ve ne prego.
Gli AEROSMITH li ascoltiamo in lontananza, mi ammazzerete ma sono sincero, non li ho mai digeriti, contemporaneamente poi suona al Valley PHILIP H. ANSELMO con i suoi ILLEGALS ed è uno show che non vogliamo perdere. Si sa, il buon Filippo non gode certo di una grande forma vocale in questi ultimi anni, ma questa sera ci sono due cose che hanno reso questo show a dir poco magico. Primo, la capacità del nostro di catalizzare tutte le attenzioni su di lui. È magnetico, sa cosa deve fare, urla, sbraita, si muove come un boa, insomma, ci mette anima e cuore e il risultato è da paura. Se poi hai pure un chitarrista da paura come Marzi Montazeri il gioco è fatto. Andatevi ad ascoltare qualche suo assolo sul tubo e rimarrete completamente basiti. Non è umano. Il concerto alterna brani di Pantera, Superjoint Ritual, Agnostic Front, e soprattutto i pezzi tratti dall’album solista di Anselmo, che in sede live acquistano ancor più mordente ed efficacia. Uno show stupendo, condito dalle solite invettive semi comiche del nostro che non si lascia mancare nulla. Bomba assoluta. Da sottolineare la disponibilità di tutti loro, conosciuti nel pomeriggio, che si sono prestati volentieri per qualche foto e qualche chiacchiera divertente. Il secondo giorno finisce qui, il terzo promette super bene, la stanchezza ci coglie sempre più impreparati e ci addormentiamo nonostante il casino del popolo del campeggio…
DOMENICA
Il sole non ci abbandona. Le temperature salgono. Seguire un concerto sotto la canicola nei pressi dei mainstage diventa cosa impossibile. Decidiamo di cominciare la domenica con gli svedesi IN SOLITUDE, visti poco tempo fa coi Behemoth e anche stavolta non deludono. Penalizzati da un palco troppo enorme per loro, i cinque non si perdono d’animo e ci regalano una quarantina di minuti di heavy occulto suonato veramente da dio, con tutta la sfrontatezza e la passione date dalla loro età ancora molto giovane. Una band che vi assicuro merita di essere vista e vissuta al massimo, una delle rivelazioni degli ultimi tempi. Nonostante le temperature siano quasi insopportabili e insostenibili, i CROWBAR subito dopo tingono di sludge doom il mainstage 1, una prestazione davvero volenterosa e di cuore, forte di un Kirk Windstein che ora, dopo aver lasciato i Down, può concentrarsi al 100% sulla SUA band. E se su disco ahimè i risultati non sono COSÌ eccellenti, almeno dal vivo il barbuto chitarrista/cantante ci mette tutta la sua forza, la sua voce non perde colpi e le varie canzoni scivolano via che è un piacere. Bravi! Urge una pausa all’area Vip, per rintemprarci come si deve, ma appena le prime note degli ANNIHILATOR fanno capolino ci avviciniamo per dare un occhio alla band di Jeff Waters. Bravi sì, ma niente a che vedere con la SUPER prestazione alla quale assisteremo successivamente. Capiamoci, Dave Padden è un frontman triste come una birra analcolica, anche se il buon Jeff fa i suoi soliti numeri siamo di fronte a un concertino senza infamia e senza lode che scorre via senza farsi più di tanto ricordare. Di tutt’altra caratura il seguito, quando i Megadeth hanno annullato la partecipazione e sono stati confermati i DARK ANGEL sono sobbalzato dal divano, e oggi le mie aspettative sono state confermate al cento per cento. Uno show da brividi, una Reunion azzeccatissima con la formazione originale, Gene Hoglan felice come un bambino, e una band che, nonostante l’età si faccia sentire, tira fuori i denti e ci morde come Suarez con Chiellini. Che figata ragazzi. Una grande fortuna che li abbiano confermati, non avrebbe potuto esserci migliore rimpiazzo per la Mega Morte, una band seminale del thrash che abbiamo visto a dir poco volentieri! Ancora mainstage, ancora prestazioni da favola, questa volta tocca ai BEHEMOTH, una delle poche band che ha avuto (finalmente) dei suoni DA PAURA su uno dei palchi principali. Come sempre uno spettacolo vederli, hanno la gente in pugno, hanno raggiunto veramente lo status di quasi leggende e dimostrano di meritarselo sul serio. Il loro death metal è pomposo e pompato al massimo, i nuovi brani non sono all’altezza dei vecchi, ma dal vivo sanno il fatto loro e la band da al pubblico una lezione metallica senza precedenti. Meno bravi i MISFITS, visti qualche anno fa in super forma ma che quest’oggi non sembrano proprio esserci, canzoni un po’ spente e suoni troppo ovattati rendono il loro concerto un po’ noioso e difficile da mandare giù. Dez Cadena è come sempre preciso e concentrato ma è Jerry Only quello che fa più fatica. Un peccato. Urge pausa birra/cibo e i SOUNDGARDEN ce li ascoltiamo dall’area vip. Sembra un buon concerto, a Cornell ci vogliono un paio di brani per carburare ma da quello che capiamo la sua prestazione è stata davvero notevole. Ultimo sforzo per le ultime due band. E che band. EMPEROR. “In The Nightside Eclipse” 25mo anniversario. Suonato per intero. Serve altro??? Io vi dico solo che ho avuto la pelle d’oca per tutto il concerto. Incredibile. Uno show capace di riappacificarti col mondo, che vale da solo il prezzo del biglietto. Dico solo, grazie a Ihsahn, Samoth e Faust per la magia che ci hanno regalato. Immensi, immortali, suoni eccelsi e tutto davvero unico. Il black metal è anche questo signori. E arriviamo alla fine. Tocca si BLACK SABBATH. Gli dei con la “D” maiuscola. Volete che vi dica com’è andata? Ok, è stato il concerto più deludente dell’Hellfest intero. I problemi? Sono due. Clufetos alla batteria. Bravo, ok, ma coi Sabbath c’entra come la merda a colazione. Inadatto. E la scelta di fargli fare “Rat Salad” è stata OFFENSIVA. Punto.

nessuno tocchi i miei Black Sabbath
Poi il problema maggiore. Ozzy. O si è rotto il macchinario dietro al palco che gli aggiusta le frequenze quando canta e stona, oppure non mi spiego lo scempio avvenuto. Canzoni COMPLETAMENTE stonate e sbagliate da parte del frontman, gente che si guarda attonita e non capisce, insomma, una prestazione da manuale di Iommi e Butler rovinata in toto da un Ozzy da ricoverare. Sono esagerato?? Non mi credete?? Cuccatevi i video che girano su youtube e vedrete, vedrete che ho ragione. Non mi va nemmeno di parlare di scaletta o di altro, questa è stata un’offesa verso chi era lì per loro. Punto e fine. Spero che chi li abbia visti in altre occasioni sia stato o più fortunato o non li abbia osannati solo perché bisogna farlo a priori. Dopo questa grande delusione ci avviamo al campeggio, il party durerà tutta la notte, riusciremo a resistere? Siamo alla fine. Come ogni anno ci sono stati i pro e i contro. Bisogna avere il coraggio di ammettere che l’organizzazione PUÒ E DEVE impegnarsi di più e regalarci un festival che al decimo anniversario del prossimo anno dovrà per forza di cose rendersi ancora più completo e perfetto sotto tutti i punti i vista. (Jacopo Semenzato)

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Pubblicato il 4 luglio 2014, in Brutal Live con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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