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Quando le metastasi fanno bene: la parola a Giulio dei Cripple Bastards!

cripple bastardsInutile dire che qui a BC non siamo mai stati amanti delle interviste, forse una delle cose più noiose della storia dell’informazione rock, ma quando si ha tra le mani un autentico orgoglio italiano come i Cripple Bastards, fuori con un album bellissimo, brutale e disarmante come “Nero In Metastasi”, due parole ce le scambi per forza. Buona lettura e grind on! (Jacopo Semenzato)
Cosa pensate del nuovo disco che avete composto? Credete sia un prodotto accostabile alle vostre migliori produzioni? Come si sono svolte le registrazioni e il processo compositivo?
“È senza dubbio il nostro album più maturo e ben strutturato. Sul fatto di essere o meno accostabile alle nostre migliori produzioni preferisco che il verdetto definitivo lo dia chi ci segue, personalmente ho a cuore tutta la discografia dei CB e posso dire che questo è di sicuro l’album che ha richiesto più sacrifici, concentrazione e tempo. Le registrazioni si sono sviluppate in tre fasi: prima la ripresa degli strumenti allo Studio Fredman a Gotheborg, poi le voci fatte a Milano al Toxic Basement Studio in totale solitudine, poi il mix finale e il mastering realizzati di nuovo in Svezia (mix da Fredman / master da Tailor Maid) qualche mese dopo. Processo compositivo parte da riff di chitarra che sgrossiamo e riarrangiamo nel tempo, poi jammando con la batteria si arriva a una struttura grezza che registriamo con un portatile tipo Zoom Q3. Su quella versione demo butto poi una linea di voce approssimativa in studio che viene in seguito ascoltata e discussa con il resto della band. Una volta definita la struttura vocale compongo il testo e lo adatto, e arriviamo all’ultima fase di ritocchi e al consolidamento definitivo del brano”.
Complimenti per il contratto con la Relapse che sicuramente potrà darvi più visibilità come meritate! Cosa vi aspettate a livello promozionale e di esposizione dopo aver firmato per una label più grossa?
“Questo è in realtà il terzo lavoro che facciamo con loro, prima avevano già stampato il nostro split 7” con i Sublime Cadaveric Decomposition (2006) e qualche anno dopo il 7” “Senza impronte” (2012). Relapse è attualmente l’etichetta più adatta per una band come i CB e il loro lavoro di supporto/promozione è ottimo, professionale e capillare, oltre al fatto che si incastra bene alla nostra attività live e ai canali promozionali che già avevamo sviluppato con le nostre risorse nell’arco del tempo”.
Ho letto i testi dell’album e i titoli dei vari brani, sembra che abbiano tutti in comune un fattore quasi “ospedaliero”visti i temi trattati, quasi fosse una sorta di bollettino medico. Si tratta forse di una sorta di concept?
“Non è un concept e non ha l’intenzione di accostarsi al filone gore/patologico di determinate band. I testi dei CB parlano di situazioni e stati d’animo legati alla realtà di tutti i giorni, focalizzando molto sull’apatia, il degrado dei rapporti sociali ecc.. Per questo “Nero in metastasi” sono affiorate un mucchio di ossessioni legate ad episodi vissuti in prima persona che hanno fatto sì che questa componente tumorale diventasse molto marcata e ricorrente, un po’ per il concetto del vivi una vita in sordina per poi essere spazzato via da qualcosa che attraverso stress e compulsioni della società odierna hai in qualche modo abbattuto con le tue mani su te stesso, un po’ per le grosse similitudini che ci sono tra lo sviluppo di un cancro nelle sue varie fasi e il declino dell’ambiente sociale che ci circonda”.
“‘Nero in Metastasi’ pensate aggiunga degli elementi nuovi al vostro sound? Per quanto si possa parlare di “evoluzione” in un tipo di musica come la vostra, ci sono delle sonorità particolari che avete usato e di cui volete parlare?
“Gli elementi nuovi sono principalmente il lavoro svolto per le chitarre e il basso, molto più curate ed arrangiate rispetto al passato, e l’introduzione del secondo chitarrista Wild Vitto. A livello di batteria è tutto più dinamico e aggressivo rispetto al precedente “Variante alla morte”, e i blast beat sono nettamente più veloci. A livello di idee e spunti semplicemente abbiamo cercato di creare un lavoro più compatto e uniforme rispetto al passato amalgamando con più criterio le idee/gusti/influenze di ciascuno di noi a quella che è la matrice Cripple di sempre. Poi ci sono brani che varcano territori un po’ nuovi, come “Occhi trapiantati” e “Splendore e tenebra”, ma più che parlarne voglio lasciare spazio all’immaginazione di chi li ascolterà”.
Come vedete la scelta di continuare ad usare l’italiano per i titoli delle canzoni e per i testi? Personalmente penso sia un’ottima scelta che vi caratterizza al massimo, ma credete che possa essere in un certo senso penalizzante in un ambito più “internazionale”?
“Fa un po’ parte della matrice dei CB e di quello che ha preso forma negli anni partendo in particolar modo da “Misantropo a senso unico”. È una componente che ci permette di esprimere senza alcun filtro quello che sentiamo e viviamo, come dici tu caratterizza al massimo il nostro sound e stile compositivo. Ormai dopo 26 anni non stiamo a guardare quanto possa averci penalizzato ed è comunque una sfida riuscire a trasmettere qualcosa in italiano anche a un pubblico su scala internazionale. Ho sempre cercato di captare pareri e impressioni anche dai nostri ascoltatori esteri e un buon 90% preferisce i CB in Italiano”.
Come si svolgerà l’attività della band durante il 2014 specialmente riguardo soprattutto l’aspetto live?
“Tra poco partiremo per un tour di due settimane in Giappone e Australia tutto incentrato sul promuovere l’album. Dopo faremo una serie di date in Italia con scaletta dedicata ai brani nuovi, poi verso l’estate avremo un po’ di festival importanti come il Maryland Death Fest a Baltimora. Dopo si vedrà”.
Che ne pensate della scena estrema (italiana e non) odierna? Ci sono delle band che pensate possano essere all’altezza delle vecchie glorie?
“Se si parla di Grindcore e PowerViolence, direi che all’estero qualcosa di interessante ancora c’è, gruppi come Gridlink, Looking For An Answer, Yacopsae, Afternoon Gentlemen, Sidetracked e svariati altri. In Italia non trovo nulla degno di attenzione, ma uscendo dal Grind e spaziando su altri generi consiglio band come ED, Concrete Block, Game Over, Carlos Dunga, Profanal”.
Riguardo l’etichetta di Giulio, la FOAD Records, come stanno andando le cose…? Programmi futuri importanti?
“Con la FOAD Records va decisamente bene e sono fiero delle uscite che ci sono state fin’ora e tutto quello che arriverà. Questo mese abbiamo stampato Sore Throat “Death to capitalist Halmshaw” doppio LP e Ratos De Porao “Periferia” LP + 7”. In programma abbiamo uscite (soprattutto in vinile) per Crumbsuckers, Fear Of God, Eu’s Arse, Cryptic Slaughter, Wehrmacht e la lista prosegue.. Sono tutti nomi con cui siamo cresciuti e che costituiscono l’ossatura della nostra passione verso HC/Thrash/Grind ecc, quindi per noi è un sogno diventato realtà il fatto di poterli produrre”.
Una domanda sul mercato digitale è d’obbligo. Preferite ancora il caro vecchio formato fisico, visto anche il ritorno in auge del vinile, oppure ritenete che così si possa ampliare il bacini di pubblico?? E del download pirata? Secondo voi è penalizzante per una band o può in un certo senso far guadagnare conoscenza?
“Il download pirata è una merda perché aumenta il livello di pigrizia e negligenza da parte di quelle nuove generazioni che non prendono minimamente in considerazione il valore e l’importanza di un supporto musicale fisico. Il mercato digitale è un settore inevitabile per stare a pari passo con le esigenze attuali ma parlando in prima persona non lo sento minimamente come qualcosa che mi appartiene, sono attaccatissimo al buon vecchio vinile – generi come il nostro e quelli che stampiamo su FOAD trovano la loro dimensione perfetta nel vinile”.
Una band estrema come la vostra troverà ancora più difficoltà a confrontarsi con la mentalità “italiota” che abbiamo nel nostro paese, cosa pensate delle nuove leve che cercano di emergere in un paese a dir poco bigotto come il nostro per molti motivi? Quali consigli dareste?
“Non saprei che consigli dare perché se guardo indietro a quando i CB sono nati, noi non avevamo quasi punti di riferimento e abbiamo preso forma grazie all’istintività e alla schizofrenia che ci ha spinti ad essere mosche bianche in uno scenario in cui suonare questo tipo di musica era totalmente assurdo, impensabile, alieno. Oggi punti di riferimento e “modelli” a cui attaccarsi ce ne sono fin troppi e contaminano quella che è la matrice della fantasia e della violenza insita nella creatività di una persona. Per emergere l’unica cosa che posso consigliare è di lasciar perdere chi si fa pagare per farvi suonare, per darvi presunta visibilità e stronzate di questo genere. Non mettetevi nella lista di attesa di qualche promoter, non c’è nulla che altri possano fare che sia migliore di quello che potete creare voi con le proprie risorse ed energie. Basta clientelismi, pagare stecche e leccare culi, sta proprio lì il cancro di essere italioti”.

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Pubblicato il 5 febbraio 2014, in Interviste con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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