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Novità discografiche: comprare o non comprare, questo è il dilemma!!

blog-thaeger-sam-skullDi nuovo insieme per il solito tuffo nel mondo dei dischi del momento, abbiamo parecchie cosette in serbo per voi, saranno notevoli o come spesso succede vi faranno cagare piccante? A voi le nostre sentenze! Cominciamo con un disco che pensavo di mettere da parte per una rece “solitaria” ma, dopo averlo ascoltato, mi sono rifiutato di concedergli spazio a sufficienza visto che si tratta di una delle cose più fetenti ascoltate l’anno scorso. Si tratta dello split tra Brutal Truth e Bastard Noise. Una cosa anche bella, teoricamente. Invece no, si tratta di un’accozzaglia di suoni e rumori senza un filo logico che stufa e ravana gli zebedei come un rastrello. Mi dispiace che i Brutal Truth si sciolgano, come è giunta notizia, ma se questa dev’essere l’ultima loro uscita vi prego fate qualcosa. Non lo consiglierei a nessuno, sul serio, però se volete farvi del male avete trovato il modo perfetto. Andiamo avanti che è meglio, e passiamo ad un gruppo dal nome davvero geniale, i Glory Owl (chi vuole capire capisca), provenienti da Trieste e dediti ad un convincente stoner/doom metal. Non c’è male, trattandosi di un ep di esordio c’è ancora da lavorare parecchio in vista di un eventuale full length, ma i nostri ci sanno fare. I suoni sono buoni ed i quattro brani si alternano tra alcuni più rocknrolleggianti ed altri più lenti e riflessivi, ma nel complesso ci siamo. Da tenere sicuramente d’occhio nei prossimi mesi! Continuiamo con un’altra band italiana, i Noon, che con “775 ” ci propongono un buon dischetto di stoner rock molto studiato e suonato con perizia. I testi si ispirano e citano molti film che hanno influenzato il quartetto (comprendente anche due donzelle) e pure la musica si dipana tra echi stoner e momenti più tendenti al rock più classico, non è difficile in alcuni momenti arrivare a ricordare qualcosa dei Queens Of The Stone Age oppure dei Kyuss. L’album alla fine si fa ascoltare, è scorrevole ed interessante, avrei giusto cercato una produzione più adatta e meno “confusionaria” oltre che una ricerca stilistica più marcata, magari con la stessa dedizione insinuata nei testi e nelle liriche. Comunque, un’altra band da tenere in considerazione per il futuro. Avanti un altro, ed ecco che ai blocchi di partenza abbiamo una band che ha già un po’ di esperienza, ovvero i Man Must Die, giunti alle nostre orecchie con il nuovo “Peace was never an option”, quarto disco per il combo scozzese. Premesso che non mi hanno mai detto molto, non vengo smentito con questa nuova fatica in studio. Semplicemente abbiamo di fronte una brutta copia di band come Origin e Misery Index, death metal parecchio tecnico ed eclettico, suonato bene e con grande intensità ma che alla lunga annoia e fa schiacciare il classico tasto “skip” più di qualche volta… La tipica band che passa via come una ventata e non ti lascia in mente nulla se non parecchia noia. A qualcuno piaceranno anche, ma sono sicuro che in giro si possano trovare cose davvero cento volte più valide, cominciando dagli altri gruppi citati in precedenza. Diciamocela tutta, dei Man Must Die se ne può fare a meno, eccome… Torniamo al cosiddetto underground e andiamo ora a parlare di una band molto particolare, i Driving Mr. Satan, che con “Popscotch” sono destinati a dividere un sacco l’opinione. Cosa fanno?? Semplice, terzetto con voce femminile calda e soave che va a rivisitare in chiave pop/folk le canzoni più famose del nostro amato metallo. Allora, nulla da dire sulla bravura della band, sull’impegno e la capacità tecnica, ma io sinceramente un disco così non riesco a non “odiarlo”. Odio queste cose, non sopporto i dischi di cover, non sopporto di sentire canzoni storiche che hanno segnato un’epoca cambiate in questo modo. Ripeto, siete bravi, ma dimostratelo anche in ambito compositivo, avrete più soddisfazioni, più meriti e riceverete complimenti per ciò che fate, non per aver usato, anche se in modo personale, la musica degli altri. Non ho altro da aggiungere.
Penultima band di giornata, ecco a voi il quarto disco degli olandesi An Autumn For Crippled Children, “Try Not To Destroy Everything You Love”. Dopo aver perso ore per leggere nome della band e del disco (un po’ più concisi no, eh?), posso dirvi che non serve che ne sprechiate anche delle altre per ascoltare sta roba. Siamo sempre nel tanto inflazionato e modaiolo post/core, post/black, shoegaze o come lo si vuole chiamare. Ne abbiamo recensite parecchie di band dedite a queste sonorità, ma qui proprio non ci siamo. Mi viene in mente solo una cosa, noia. Sapranno anche suonare, per carità, sono anche stra convinti, i suoni sono carini, ma arrivare alla fine è un’impresa che neanche Ercole vorrebbe portare a termine. Brani tutti uguali, lunghi e un po’ per così dire “cinematografici”, ma tremendamente prolissi e troppo, troppo ripetitivi. Anche qui ci sono band ben più dotate a livello di songwriting. Se siete curiosi spulciate tra gli articoli del nostro sito e troverete di meglio! Ultimi in lista per oggi sono i norvegesi Arvas che, con il secondo album “Into the Realm Of Occult”, deliziano i nostri palati con una sorta di black metal primigenio dalle tinte oscure e thrasheggianti che non avrebbe sfigurato nei primi anni novanta. In effetti il gruppo esisteva già in quel periodo, sotto un altro nome (Orth) e c’è da chiedersi come mai abbiano avuto una sorta di “successo” solamente ora. Ci si chiede anche il motivo per il quale dovrebbero essere presi in considerazione oggi visto che nel periodo migliore del black nessuno se li cagava. In effetti non è che siano poi sta gran roba, sia chiaro, ma se alla fine avete voglia di sbatacchiare un po’ la testa di qua e di la e avete voglia di un tuffo un po’ revivalistico nel passato, forse in questo full length potreste trovare qualcosina di interessante. Io preferisco le cose più storiche, ma si sa, c’è chi non si accontenta mai! (Jacopo Semenzato)

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Pubblicato il 27 gennaio 2014, in Recensioni con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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