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Black like a Widow: tutte le novità dei signori del dark sound!

Cattura33Ogni qualvolta abbiamo avuto l’occasione ed il piacere di parlare delle nuove produzioni della Black Widow Records, un orgoglio made in Italy del dark sound a livello internazionale, ammetto che raramente siamo rimasti delusi, forse mai. Piccola e combattiva, ma fedele ad uno stile unico ed inconfondibile, questa casa discografica ha prodotto e ristampato negli anni materiale che in tantissimi casi è stato considerato di autentico culto, cito il solo disco dei Necromandus su tutti. Vien da sé che parlare delle loro nuove uscite è sempre qualcosa di speciale, almeno per chi come me segue le gesta della squadra genovese dal 1990, hanno di fondazione del marchio BWR. Quando poi ti ritrovi tra le mani robetta come il nuovo album de Il Segno del Comando o il debutto solista della voce dei Presence, Sophya Baccini, allora si che tocchi l’oscurità con un dito. Partiamo proprio dal nuovo album de Il Segno Del Comando, “Il Volto Verde”, disco che esce dopo dodici anni dall’ultimo “Der Golem”. Siamo al cospetto di qualcosa di realmente prezioso, per certi versi superiore finanche al mai troppo amato debutto omonimo. Messe da parte le reminiscenze dark wave del suo predecessore, “Il Volto Verde” è un capolavoro assoluto del dark progressive, un collage compositivo in cui atmosfere sinistre e liriche esoteriche si fondono in modo sublime, complice la presenza come guest del guru Claudio Simonetti (Goblin) e di altri ospiti di grande spessore come Gianni Leone (Il Balletto di Bronzo), Freddy Delirio (Death SS) e le performance vocali di Maethelyah, David Krieg e Sophya Baccini (Presence). Inquietante ed affascinante, nero come la pece e mistico, “Il Volto Verde” è da considerarsi senza dubbio alcuno il primo grande capolavoro di questo 2014, una tappa obbligata per chi nella vita come nella musica apprezza le tinte violacee. Visto che ne abbiamo fatto cenno, passiamo subito al debutto solista di Sophya Baccini, qui con i Sophya Baccini’s Aradia e l’affascinante “Big Red Dragon”, rock opera vecchia maniera dedicata alla misteriosa figura di William Blake. Come appena scritto, è una vera e propria rock opera, un album epico come solo negli anni settanta poteva essere concepito, un disco che viaggia in bilico tra musica classica, progressive e rock, ma sempre e comunque in un’ottica dal mood dark. Insomma, non siamo certo di fronte ad un prodotto commercialotto mordi e fuggi, questa è arte con la ‘a’ maiuscola e per tale va trattato, indi solo per cultori di questo genere di produzioni. Arriviamo adesso al mio personalissimo secondo capolavoro, “The Legend Of The Holy Circle” dei Three Monk. Per chi non li conoscesse, questi tre monaci ci offrono una versione mistico/occulta del vecchio prog anni ’70, con forti richiami ai Goblin più maligni ed ispirati, facendo un uso massiccio di organi a canne accompagnati esclusivamente da batteria e basso. Dico solo che questo è forse uno dei dischi più intrinsecamente orrorifici che ho sentito da anni, una versione malvagia degli E.L.P. che storpiano gli Yes, roba da malati. Amanti del progressive rock, è il vostro momento di grande goduria. Sono tornati con il sognante “alieNatura” i ragazzi de Il Tempio Delle Clessidre. Questa seconda release conferma la band come l’erede del miglior prog italiano degli anni ’70, quello più colto ma anche più creativo, a metà tra V.D.G.G. e Yes, ma con un non so cosa de Il Banco del Mutuo Soccorso e Orme, insomma un vero cult album di quelli che non si sentono da anni in ambito prog. Punti sublimi sono sicuramente i testi, autentica poesia in musica. E’ adesso il turno dei Blue Dawn qui con “Cycle Of Pain”. Ammetto che non sono mai impazzito per la band e, il debutto come questo secondo disco, non mi hanno mai detto niente di che. Il loro hard rock, per quanto vigoroso e tinto di reminiscenze di B.O.C. e Black Sabbath prima maniera, almeno a mio avviso manca ancora di qualcosa. “Cycle OF Pain”, lo ripeto, non è brutto, ma è un po’ così, suona nell’indifferenza del minutaggio che scorre. Operazione di ripescaggio quella fatta dalla BWR per “Ravens” dei Desert Wizards, grande album di hardo rock alla Hawkind, molto space e molto psichedelico, già edito nel 2010 ma introvabile, qui arricchito di una nuova cover a dir poco affascinante. Chiudiamo con due parole su l’ennesimo ritorno con il botto firmato dalla casa discografica genovese dopo i successi di Spettri, Orme ed Osanna. Questa volta parliamo di qualcosa di più di un semplice culto, parliamo dei Gleeman e del primo nuovo album dopo oltre 40 anni, “Oltre…Lontano, Lontano”. Che vi posso dire che già non immaginate? E’ un viaggio nel tempo fino ai primi anni settanta: panico! Come sempre grande infornata di grandi dischi da parte della label genovese, ora non ci resta che riaprire le porte del cimitero per andare a danzare tra i fuochi fatui… (Aldo Luigi Mancusi)

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Pubblicato il 23 gennaio 2014, in Recensioni con tag , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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