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Il Power Metal è come l’Olocausto: vogliamo il giorno della memoria!

this_world_needs_more_nazi_zombiePer chi sperava in un’estinzione inesorabile del power metal alla Stratovarius ho qualche brutta notizia, il genere purtroppo non sembra voglia saperne di togliersi dalle scatole, so per certo di giovani e vecchie schiere di cerebrolesi pronte a correre su due pedali ed a stritolarsi i genitali con il filo spinato. Come sanno anche i sassi, al sottoscritto due generi sono stati sempre e profondamente indigesti: la world music ed il power metal. Escludendo la world di cui ce ne frega poco, il power metal degli anni 90 (in particolare dal ’95 in poi) è stato un vero cancro, la morte del metal. Insieme al death melodico e ad un certo finto black (come dire peste e miseria), questo filone ha fatto più danni del grunge. Il concetto di metallaro = nerd, fino alla fine degli anni 80 riferibile al fruitore di heavy metal che si ammazzava di rasponi ma ascoltava ‘roba buona’ come gli Anthrax o i Judas Priest, nel decennio successivo perse anche quel minimo di dignità che conservava per puzza: non solo continuava inesorabilmente a menarselo come uno gnu, ma ascoltava anche musica di merda. Erano finiti i tempi dei testi ‘profondi’ dei Metallica di “…And justice For All”, delle ambiguità politiche degli Slayer di “Reign In Blood” o le odi varie al demonio ed al culto dell’aldilà, per non parlare delle orgie dei Motley Crue o le velleità proto-razziste dei Guns’N’Roses di “Appetite For Destruction”: il nuovo segaiolo ascoltava solo ed esclusivamente cose ‘positive’, perciò fiabe, storie incantate, draghi, fate, magie, nani e cavalieri, in pratica il manuale del perfetto idiota con tendenze ‘infantiolicofasciste’. Guai a parlare con un metallaro di quegli anni di ‘sesso’, ‘droga’ ed ‘alcool’, rischiavi di venire additato come un reietto al pari di un punk abbestia che faceva le seghe al suo cane. A tal proposito ricordo ancora cosa mi disse durante una mezza discussione un simpatico imbecille che faceva pure lo scribacchino per una rivista: “sei solo uno dei tanti alcolizzati che giravano per Piazza di Spagna”. Che amore, vero? In uno scambio di opinioni con il power metal nerd erano esclusivamente concesse divagazioni estenuanti su ‘virtuosismi’ esecutivi di qualsiasi strumentista/cantante e sulla bontà dell’idromele, la birra era un tasto borderline ai limiti della censura. I veri colpevoli, o almeno la mano armata del power metal, furono quattro ceffi della proto-carta stampata di settore. Quello che le riviste dell’epoca prima di tutto uccisero fu lo spirito ‘punk’ della gioventù, quell’intrinseco ‘vaffa’ che risiede nelle radici del rock tutto. Imborghesirono il metal, lo travestirono di pelle e lo spacciarono per la verità vera: balle. Per anni abbiamo assistito all’esaltazione di gentaccia che dello spirito del rock non aveva un bel niente ma ne rivendicava le origini, non a caso parole stupidissime come ‘true’, ‘faith’ e ‘defender’ diventarono l’abc del vocabolario comune, qui in Italia nacque addirittura una webzine con il nome True Metal, questo giusto per capire a che livelli eravamo. Tornando su lidi più disgustosamente sonori, stilisticamente si trattava di musicisti spesso e volentieri bravissimi, virtuosi così virtuosi da annoiare anche Malmsteen, uno che di noia ci ha sempre capito. Nei fatti si trattava di legioni di cover band, più o meno riuscite, più o meno omosessualizzate degli Helloween dei due “Keeper…”, questo a seconda di quanto fosse castrato il cantante. Le parole d’ordine dei metallari (o merdallari?) erano: “senti come corrono, senti che assolo, senti come arriva in alto il cantante“. Se la Germania era l’unica ad offrire qualche simpatica eccezione alla regola, vedi i Blind Guardian, gli stessi Helloween con Deris ed i Gamma Ray di “Somewhere Out In Space”, il resto della scena europea superava i limiti della decenza; sfogliando una qualsiasi rivista potevi passare dalle velocità ipersoniche dei Dragonforce, alle demenzialità degli Edguy (un pennivendolo definì il cantante di questi, Tobias Sammet, migliore di Dickinson, ai tempi si poteva leggere anche questo), fino a robe oltre i limiti del rispetto umano come Narnia, Fairyland, Heavenly, Freedom Call, Iron Savior, Dark Moor, Celesty, Thunderstone e/o Sonata Arctica, giusto per citarne qualcuno di quelli da mettere in fila davanti ad un plotone di esecuzione. Senza fare nomi, non per mancanza di fegato ma per intolleranza verso le lamentele, a conferma del fatto che siamo noti per i nostri eccessi, chi voleva ascoltare le più immonde nefandezze doveva venire in Italia, l’unico Paese al mondo in cui la merda veniva trattata come la più artigianale e costosa cioccolata, qui mi fermo. Questo ‘anticiclone del peto’ durò poco più di cinque anni, fin quando il mercato non fu così saturo da rigettare sé stesso nei primi tre anni del nuovo millennio e gli Stratovarius finirono nel mondo della serie ‘z’ del metal non meno velocemente di come erano venuti alla ribalta. Da allora sembrano passati secoli, tutto è più o meno tornato alla normalità, si è ricominciato a parlare con rispetto delle vecchie glorie ma con il ‘diritto di critica’, così come si sono ricominciate ad apprezzare le novità anche se non metal, perciò di nuovo largo alle contaminazioni e robe simili. Non esiste più un filone che tira ed adombra gli altri come prima, ma esistono dischi belli e dischi meno belli, i metallari sono tornati ad ascoltare roba buona e se lo smanettano meglio di prima, preferendo il caro YouPorn alle fatine immaginarie e mezze svestite dei Demons & Wizard. Non vuole essere questo un pezzo contro il power metal in quanto tale, genere che di cose buone ne ha prodotte non poche, mi riferisco ai sopracitati Helloween e Blind Guardian, così come ad alcune cose dei Gamma Ray, dei Rage e dei Grave Digger. Queste quattro righe vogliono essere invece un j’accuse contro le peggiori derive del genere, un monito, perché come da titolo, al pari degli abomini nazisti, vorrei ci fosse un giorno della memoria anche per il power metal, così da ricordare alle generazioni future gli orrori a cui può arrivare l’imbecillità umana. (Aldo Luigi Mancusi)

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Pubblicato il 2 gennaio 2013, in Speciali con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 6 commenti.

  1. Un pò mi pento di avere buttato i vecchi numeri delle riviste metal italiane, parlo di roba di 15 anni fa circa. Mi sarebbe piaciuto rileggere le recensioni che osannavano gruppetti di stronzi solo perchè amici/clienti di qualche giornalista. L’internet su larga scala per informarsi non c’era ancora e quelle 35.000 lire in media buttate per dei CD inutili mi pesano ancora. L’unica consolazione è che per fortuna con il tempo certa gentaglia (che sarebbe dovuta finire a scavare uranio a mani nude nelle miniere siberiane) è sparita e con loro le riviste di merda.

  2. Ripenso al periodo 1997-1999 ed ho i brividi, mi rivengono in mente alcune recensioni in particolare, un top album agli Heimdall di Lord of the sky, il 100 agli Stratovarius di Visions, il top album a Reborn in steel dei Sacred Steel e tantissimi altri… Per non parlare di alcune stranissime coincidenze. Ricordo ad esempio che c’erano case discografiche italiane che puntualmente prendevano votoni firmati sempre dalle stesse penne… Fortuna che sono solo ricordi \m/

  3. La stampa di quegli anni è stata quanto di peggio si possa ricordare

  4. Creeping Death

    Dopo avere letto il pezzo mi sono andato ad ascoltare alcune band che non conoscevo, tipo i Fairyland e i Narnia. Per cause anagrafiche non ho potuto vivere quel periodo, caro Aldo, però sappi che non ti invidio, che schifezze…

  5. Il problema di quegli anni è stato il mettere davanti ai grandi della scena i ragazzini. Running Wild, Grave Digger, Heaven’s Gate e Morgana Lefay venivano trattati come gli anziani sfigati ma da rispettare, i padri nobili del genere. Col cazzo che i giornalisti scrivevano che le nuove leve li copiavano e basta. Aldo dici bene, gli unici ad averci guadagnato sono stati gli Helloween, peccato che nessuno voglia ricordare che proprio le zucche furono le prime a pisciare il genere con quella merda di Chameleon, che poi non è completamente orrendo. Io, che non sono nessuno per parlare ma sono anche uno che di soldi al metal ne ha regalati tanti, in quel periodo sono rimasto fedele alla linea e mi vanto di ascoltare tutt’oggi il buon power metal sano di cui fai cenno. La gente deve sapere che il VERO power non sono i Freedom Call e gli Stratovarius! Ragazzi, andatevi a comprare Planet E degli Heaven’s Gate, quello è il vero POWER METAL!

  6. Avevo rimosso quell’atroce periodo. Aspettare un mese, per poi comprare una rivista piena di tipi sconosciuti di cui non me ne fregava un cazzo.

    Ma c’eri tu, fuori “Disfunzioni”, che spargevi cassette e buon umore. 😉

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