Black metal sperimentale, violento e decadente: SPEKTR – “Cypher” (Agonia)

SpektrPrendi due cerebrolesi, per di più francesi, rinchiudili per sei interminabili anni in un cesso della stazione Ostiense e chiedigli di mettere insieme un disco che sia un manifesto contro i mali di questo secolo. Non solo li farai felici e ti saranno riconoscenti per il resto della loro vita, ma riusciranno con ogni probabilità a tirare fuori un lavoro niente male, esattamente come hanno fatto gli Spektr. L’experimental black metal non è un genere facile da ascoltare, il fatto è che dietro la definizione si cela una trabocchetto infame: come si può giudicare qualcosa che “sperimenta”? Come si può dimostrare che si tratti di un fallimento? E ancora: come si può dimostrare se ci si trova di fronte ad un successo planetario o una cagata mondiale? Quindi eccomi qui, con le mani legate senza potermi sbilanciare più di tanto su di un prodotto oscuro e violento come non se ne sentivano da parecchio. Velocissimo nelle sue sfuriate prettamente black, assurdamente elegante nei passaggi jazz, malinconico quando il silenzio e la quiete la fanno da padroni e fortunatamente mai sedotto dalle sonorità trip-hop che hanno rovinato altri sperimentatori del genere, (Manes ad esempio, riposino in pace). Certo le fidanzatine in Superga storceranno il naso, ma qui siamo davvero di fronte ad un buon prodotto, vario e, anche se sembra assurdo, mai ripetitivo; li aspettavo al varco, ma sono stato piacevolmente sorpreso dalla varietà di atmosfere e suoni, dall’alternarsi di rumori e melodie, di generi e di contenuti. Sei lunghi anni di silenzio e adesso tutto funziona alla perfezione, non è un disco costruito in un giorno, è un viaggio in cui niente succede per caso, in cui la voce è superflua, non servono testi o parole per accentuare il senso di disagio di cui i compositori vogliono renderci partecipi. A tratti si ha la sensazione, grazie ad alcuni richiami (probabilmente involontari), di ricadere nel vortice di un’opera che a mio avviso è stata una delle più innovative degli ultimi anni, sto parlando di “Ordo ad Chao” dei Mayhem (riascoltate la splendida “Illuminate Eliminate”), maligno e spettrale, esattamente come questo “Cypher”. Due lavori difficili, da non ascoltare distrattamente, o con un mood poco propenso all’oscurità che li pervade. I parigini Spektr abbandonano con questa fatica le atmosfere ispirate al black metal nordico, infarcite di ghiaccio e foreste inquietanti, per catapultarci in un mondo moderno ma altrettanto decadente e freddo, abitato da macchine umane senza identità che si scontrano senza guardarsi, un mondo popolato di esseri privi dell’ anima, un’orgia di corpi senza la benché minima intenzione di ricercare una soluzione alla disarmante mancanza di intelligenza che li contraddistingue, una rinuncia alla conoscenza che anima i più strazianti sentimenti di auto-distruzione. Questo è un disco di protesta contro l’omologazione, perfettamente riuscito nella sua assoluta impossibilità di essere catalogato. Marcuse sarebbe orgoglioso di questi due folli e visionari francesi. Potere all’immaginazione! (Francesco “Franz” Benvenuti)

Pubblicato il 19 dicembre 2012, in Recensioni con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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