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VINICIO CAPOSSELA: ci hai brutalmente tritato i coglioni!

Lo so, il nome di Capossela non è molto in linea con i suoni che più tradizionalmente vengono commentati su Brutal Crush, ma non penso sia un problema. Anche se lo fosse, chissene. Ogni buon alcolista, magari mezzo tossico, con un’eterna scimmia depressiva nell’anima, ha sempre a portata di mano alcune cose fondamentali: un libro di Bukowski, almeno 4 litri di birra (preferibilmente Moretti), tabacco, erba ed un paio di classici di Nick Cave e Tom Waits a scelta, in pratica il massimo per una serata, sia soli che in compagnia. Negli ultimi anni, per noi che siamo portati a certe atmosfere poco salutari, si è aggiunto Capossela ad arricchire questa colonna sonora. Lungo tutto il primo periodo della sua carriera, esattamente fino al non riuscitissimo “Ovunque Proteggi”, Vinicio ha rappresentato in tutto e per tutto quasi la perfezione per ogni amante dell’alcool residente nella nostra penisola. Lui era la fotocopia spaghetti e mandolino del primo Tom Waits, quello più blues di “Rain Dogs” tanto per intenderci, però non era americano, era italiano e raccontava le storie di ‘casa nostra’. In più, come il migliore Charles di “Storie Di Ordinaria Follia”, aveva sempre al centro delle sue argomentazioni il vino, la birra, le donne ed i bar: il massimo. Purtroppo però qualche anno fa Vinicio è entrato nelle grazie della critica finto intellettuale di casa nostra e questo l’ha rovinato. Alla presentazione di un suo disco alla Casa del Jazz qui a Roma, forse proprio per “Ovunque Proteggi”, ricordo tutta una serie di quei giornalistucoli proto-intellettualoidi tipicamente italiani, di quelli che ascoltano Guccini e vedono i film di Moretti, che blateravano del genio(?!) di Capossela, arrivando a definirlo il Pasolini della musica italiana. Io, che ero lì per caso, sentendo le domande che quella mandria di capre in libertà gli poneva, da un lato rimanevo disgustato, dall’altro capivo ogni giorno di più perché l’Italia non sarebbe mai andata oltre San Remo ed Bruno Vespa in Berlusconi. Ecco, secondo me chi ha rovinato Capossela è stata la critica italiana, dotta come un fagiolo secco e capace come un ornitorinco scalzo sui chiodi. A furia di elevarlo a cose che Vinicio non è e non sarà mai, ovvero un genio, un poeta, un filosofo, un pensatore sopraffino, ce l’hanno fatto credere. Lui, bonaccione qual é, ha dimenticato il suo amore per Tom Waits ed il jazz/blues di New Orleans, preferendo incidere dei polpettoni indigeribili con quattro coristi sardi, buttando dalla finestra le goliardie di “Pongo Sbronzo”, i ritmi latini di “Che Coss’é L’Amor”, l’energia di “All’Una e Tretacinque” o “Il Ballo Di San Vito”, nonché la poesia, perché di poesia vera si trattava, di “Ultimo Amore“. Per queste 4 penne a forma di scroto era troppo volgare l’amore di Capossela per la taranta o per le nostre tradizioni popolari che per un periodo il nostro ha saputo ben sommare alla devozione liturgica nei confronti di Waits. Per loro Capossela deve essere ‘nu sbrindellamento di cuggliuna’, niente di più perché solo così fa molto intellettual/frociesco/post comunista. Allora sapete che c’é? C’é che io detesto certe cose, detesto questi cerebrolesi e detesto anche le minchiate alla Guccini, uno che stava sotto contratto con la EMI, guadagnava i soldoni, però poi faceva il proletario e cantava “L’Avvelenata“, ma vaffanculo. Vinicio, sei ancora giovane, torna in te e ricomincia a copiare Tom Waits, almeno avrò qualcosa di nuovo inciso da te per accompagnare le mie serate più ‘spirituali’, in caso contrario conosci la strada per andare a quel famoso paese, vero?. (Aldo Luigi Mancusi)

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Pubblicato il 5 giugno 2012, in La Cruda Verità con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 6 commenti.

  1. Concordo con tutto tranne con la parte su Guccini. Non ho mai capito perchè secondo alcuni uno del proletariato non debba fare soldi. Voglio dire, una lavora, si fa un mazzo così e poi gli viene sputato addosso veleno se raccoglie i frutti del proprio lavoro. Perchè? E perchè lo stesso veleno non viene gettato ad esempio sugli AC/DC, che sono anche loro di origine proletaria?

    • Perchè gli AC\DC non ce la menano con nessun comunismo da operetta. E soprattutto perche’ gli AC\DC non sono noiosi come la merda.

      • Sarebbe un discorso troppo lungo e complicato da fare e non mi va di parlare di cose ideologiche, ma il pretendere che un artista faccia “volontariato” perchè tratta di argomenti che riguardano anche le classi meno abbienti mi sembra una stronzata. E non parlo di Guccini, che musicalmente neanche conosco, ma di un certo ragionamento che mi è capitato spesso di leggere in giro e che reputo sbagliato.

  2. ma..penso che vinicio sia comunque un grande..ce ne fossero, sicuramente in declino di ispirazione., infatti sta ritirando fuori un disco inciso in grecia qualche anno fa. Sono convinto che tra qualche anno sforna un capolavoro….

  3. capossela ce l’ha sframazzate con le sue puttanate irpine

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