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Doom or be doomed: le nuove maledizione dei figli di Iommi!

Il mio personale amore per il doom non ha certo bisogno di conferme, né parliamo di una passione recente, perciò mi perdonino i più puristi del genere se ho inserito in questa multirecensione estemporanea qualche nome che non suona proprio il più classico doom metal come Iommi insegna, ma non penso che vi dispiacerà, fidatevi. Iniziamo con un ep che secondo me diventerà entro brevissimo un culto, sto parlando del nuovo split che vede coinvolti gli immensi Lord Vicar ed i cimiteriali Funeral Circle. I Vicar, autori nel 2008 del bellissimo “Fear No Pain”, sono qui presenti con un unico brano di ben 13 minuti. Per chi non li conoscesse questi si rifanno moltissimo al debutto degli Electric Wizard, sia per i suoni che per lo stile, perciò parliamo del più classico doom metal, lento ed oscuro, fottutamente Sabbathico, ma estremamente curato negli arrangiamenti. I Funeral Circle invece si confermano come la versiona alternativa dei Church Of Misery, la più grezza e pestona tra le cover band non ufficiali dei Black Sabbath. A seguire parliamo del nuovo e personalmente attesissimo nuovo album del mio personal cult act, i The Flight Of Sleipnir. “Essence Of Nine” è un autentico capolavoro, non ci sono altre parole, un disco che riesce addirittura a surclassare il precedente e bellissimo “Lore”. Sempre per chi non lo sapesse i T.F.O.S. suonano un riuscitissimo mix tra doom, folk e qualche vago richiamo ad un certo black metal, roba che messa così non dice molto, lo posso immaginare, ma son convinto che chi ama il doom in generale non potrà non innamorarsi del loro gusto a dir poco sublime. Arriviamo ai non immediati Dammerfarben che con “Im Abendrot” mi hanno ipnotizzato. Sulla bio di accompagnamento vengono presentati come una new sensation del più oscuro black metal a tinte dark/doom, ora non so se sono o meno una new sensation, so però che dopo alcuni ascolti sono entrati di diritto nella top fine settimanale del mio stereo. Pur non godendo di una produzione eccezionale, produzione che avrebbe fatto di “Im Abendrot” uno dei dischi dell’anno, i Dammerfarben hanno cesellato un album in cui convivono e si completano tra loro momenti ipnotici ed eterei con altri in cui l’impatto del più gelido black metal si fonde con le melodie più malinconiche del dark/doom, veramente una piacevolissima sorpresa. A questo punto facciamo la conoscenza di un nome che farà felice chi come me ha superato da qualche tempo i 30 anni, sto parlando dei Vallenfyre, la nuova band di Gregor Mackintosh dei Paradise Lost, autori del bellissimo “A Fragile King”. Vi è piaciuto l’ultimo cd degli Autopsy, “Macabre Eternal”? A me tantissimo. Ok, dimenticatelo, se volete sentire una band che ha fatto del death/doom un credo, questi sono i Vallenfyre! Questi ‘ragazzi’ hanno preso ed attualizzato le cose migliori Autopsy sommandovi quel tocco malinconico di tipico dei Paradise Lost più ispirati senza però perdere un’oncia della fondamentale brutalità e rendendo sempre tangibile il doveroso tributo a Tony Iommi. Certo, stiamo parlando di un disco che puzza di vecchio in modo quasi imbarazzante, se però consideriamo che non sono mai state tantissime le band death/doom in circolazione, diciamo che si può chiudere un occhio su questa totale mancanza di originalità. Parliamo adesso di una band forse un po’ fuori contesto, ma che rientra perfettamente nella malinconia del genere, sto parlando degli Autumn, autori dell’etereo “Cold Comfort”. Cosa suonano? Semplicemente sono la cover band non ufficiale dei primi The Gathering, ma dalla loro hanno in più una forte matrice stoner/doom. Per intenderci meglio sono metaforicamente inquadrabili come i Kyuss di “Welcome To Sky Valley” con Anneke alla voce che risuonano “Nighttime Bird”, cioé un sogno che diventa realtà, non ho altro da aggiungere. Arriviamo agli Isole che con “Born From Shadows” mi hanno rimandato ai tempi in cui in piena estate andavo al mare con “Nightfall” dei Candlemass nel walkman, robe da pazzi lo so, con tutta quella figa e quel sole ti ascoltavi il più epico ed evocativo doom metal? Si, trovavo l’accopiata vincente. Ad ogni modo, divagazioni giovanili a parte, se non fosse per qualche brevissimo intercalare black, la voce del cantante ed alcune accortezze in fase di arrangiamento, per il resto direi che gli Isole sono la più riuscita tra le tribute band dei Candlemass del periodo “Nightfall”/”Tales Of Creation”, stessi suoni, stesse melodie, addirittura stessi ‘ritmi’, intendendo con questo termine non i tempi, bensì lo sviluppo di ogni singola traccia. Concludendo, vi piace lo stoner rock più sporco e pestone, quello che non si nega il piacere di un bel J&D e puzza di blues da fare schifo, quello che va a braccetto anche con un certo Danzig ed ha quel retrogusto ‘fattone’? Ok, allora preparatevi a “Dust Devil” il nuovo marcissio album dei Lonely Kamel, band su cui non ho niente altro da aggiungere se non che sono dinamite pura! Con questo ho finito perciò, come si dice in questi casi, let there be doom! (Aldo Luigi Mancusi)

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Pubblicato il 2 novembre 2011, in Recensioni con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

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