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Black Widow Records – Tra storie di orrore, folletti e magie, 14 dischi per non farvi dormire!!!

Il mio primo approccio con la Black Widow Records lo ebbi quando ero un pó più giovane ed approfondivo il mio amore per Paul Chain, i Death SS e tutto il metal di culto a tinte dark dei primi anni ottanta che, per motivi anagrafici, non avevo vissuto in prima persona. Ricordo le giornate con gli amici a parlare per ore di una marea di band minori ma per noi immarcescibili come potevano essere gli italiani Sabotage o gli Sword di “Metalized”, per non dire i Warlord che consideravamo una delle band più grandi di ogni tempo, o ancora le infinite discussioni su quanto i Fates Warning, a suo tempo lontanissimi dalle peripezie progressive di oggi, fossero la copia dei Maiden e via così. Giornate buttate dirà qualcuno, giornate fondamentali diranno altri, personalmente mi limito a definirle indimenticabili. Andiamo peró avanti. Ci fu un giorno che si presentó un amico in comitiva (per vedersi bisognava uscire di casa, non ‘esisteva’ internet, figuriamoci facebook, così come il cellulare non era di ‘uso comune’) con la copia di una nota rivista, rivista che si sfogliava tutti insieme in cerca dell’articolo figo o della curiosità. Gira pagina che ti gira pagina andiamo ad inciampare su una pubblicità di un negozio di dischi che vendeva rarità viniliche all’epoca introvabili, era la Black Widow Records che, riporto testualmente la pubblicità, era specializzata in hard rock, dark, progressive e doom! Essendo tutti dei maniaci del dark sound prendemmo subito contatto con il negozio e, a suon di 50.000 lire, scoprimmo un vero e proprio mondo ‘nero’ che affondava le sue radici dalla fine degli anni sessanta a tutti gli anni settanta, con “Sacrifice” dei Black Widow, cui è tributato il nome della label, a mó di simbolo delle più nere serie di sinfonie infernali. Ma la BWR non era solo un negozio specializzato, era anche una casa discografica che produceva e produce solo ed esclusivamente quella che chi è addentro al settore chiama ‘roba di culto’, non scherzo né esagero. Come dimenticare la loro raccolta “…E tu vivrai nel terrore”, il debutto omonimo de Il Segno De Comando, i Presemce più visionari di “The Sleepers Awakes”, gli oscuri Malombra del debutto omonimo, i misteriosi Runway Totem del fondamentale “Trimegisto”, i The Black dell’ex Requiem Mario Di Donato o gli esoterici Northwinds di “Great God Pan”, per non parlare della pubblicazione del mai completato ed uscito disco dei Necromandus, “Arexis Of Death”, la famosa dark band inglese prodotta niente meno che da Tony Iommi!

Tutti dobbiamo qualcosa a Tony Iommi

Non da ultimo, mi dispiace non potere citare tutte le band che vorrei, non posso non ricordare il mio disco della BWR preferito in assoluto, “Io Sono Il Vampiro” degli Abiogenesi, un masterpiece del dark sound a tinte seventhies. Vedete, anche solo a ricordarvi certi nomi subito sale un certo alone di culto, magico, non c’é niente da fare è questa l’incomprensibile marcia in più della casa discografica genovese. La BWR è ancora viva e vegeta, non è questo un momento lacrimevole di commiato alla memoria, ma prima di passare ad i commenti sulle nuove uscite, trattandosi di una recensione multipla dedicata ad un unica label, ho trovato doveroso introdurvi alla meno peggio in un mondo che a parole non si puó commentare. Ora rilassatevi perché di carne al fuoco ce n’é tanta! Partiamo con un ritorno di quelli importanti a dire poco, era dal 1973 che non si sentiva più il nome dei Nuova Idea, seminale band progressive rock genovese dei primissimi anni settanta. Paolo Siani ha rimesso su il progetto cambiando moniker ed usando il nome Paolo Siani & Friends featuring Nuova Idea, ma il sound è quello di un tempo. Chi ha apprezzato “Clowns”, la loro ultima gemma a nome Nuova Idea del 1973, dovrà fare suo a tutti i costi questo “Castles, Wings, Stories & Dreams”. Proseguiamo, chiedendo infinitamente scusa per il ritardo nella recensione, con “Gorgoni” dei The Black. Su Mario Di Donato abbiamo scritto tanto, un caro amico, un grande pittore ed un musicista talentuoso. “Gorgoni” segue la linea degli ultimi The Black, più curati nella produzione e meno ‘grezzi’, certo il cantato è sempre in latino e Mario non ha perso un’oncia della sua teatralità, ma “Refugium Peccatorum” e “Apocalypsis” rimangono dei masterpieces, chiamatele debolezze del nostalgico o come vi pare ma erano dei dischi che, tra mille diffetti, avevano una magia oggi quasi irripetibile. Ad ogni modo il disco fila giù dritto ed i fans non rimarranno delusi. Proseguiamo con L’Impero Delle Ombre, una creatura giovane su cui non a torto hanno scommesso i tipi della BWR qualche anno fa. Dopo un debutto che ha venduto benissimo superando le ben più rosee aspettative di chiunque, stampa specializzata in primis, eccoci al secondo lavoro della band. “I Compagni Di Baal” conferma l’amore spassionato di questi ragazzi per il dark sound a tinte forti, quello dei Black Sabbath più heavy tanto per intenderci, senza per questo evitare qualche vaga intercessione progressive. A rendere l’opera un gioiellino ancora più nero sono un artwork stupendo ed una trama lirica bellissima: bravi.

Eccovi la bellissima cover di “Snowblind” dei Black Sabbath firmata L’Impero Delle Ombre

L’album omonimo dei genovesi Blue Dawn è invece una di quelle uscite che ti fanno incazzare. Un suono stupendo, un mix incantevole fra dark seventhies e progressive, una voce femminile da urlo e… Tutto viene reso vano da una ‘discutibile’ pronuncia inglese, una pecca che nel 2011 non è tollerabile. Ripeto, è un vero peccato. I Witches Brew sono una di quelle produzioni che dalla BWR non ti aspetteresti mai e che vedresti bene in casa Relapse o Spinefarm. Il power trio ci propone una marcissima rivisitazione a tinte stoner dell’hard rock alla ZZ Top. Potenza, riffoni e ritmi spacca ossa, queste sono le armi di “White Trash Slideshow”, un disco crudo, senza pretese ed in grado di colpire nel segno. Bella sorpresa i Temple Of Pain, nuova creatura di Fabio dei Thunderstorm. “Lord Of The Undead Nights” è un ep che funge da antipasto al full lenght di prossima pubblicazione. Il genere è un corposo heavy metal a tinte dark, non propriamente doom se non in sporadici momenti. Ad ogni modo è sicuramente qualcosa di interessante, aspettiamo il disco completo per esprimere un giudizio definitivo. Imprevedibili e ‘difficili’ i Goad sono una di quelle band che ami o odi senza vie di mezzo. Come sempre resi unici da un suono per alcuni fastidioso, ci ripropongono la loro visione del prog romantico dalle venature hard rock, mai scontato e sempre accattivante, una sorta di mix adrenalinico fra Deep Purple e Marillion tanto per intenderci. Il Tempio Delle Clessidre sono quelcosa che vi farà dare di matto fin dal primo ascolto! Con alla voce nuente di meno che Stefano dei Museo Rosenbach i nostri ci propongono un progressive rock in pieno stile settanta, arioso, space e per certi versi lisergico, un mondo sognante e visionario che prende e rielabora le migliori intuizioni di Yes, ELP e King Crimson: solo per gli amanti della grande musica. Entriamo in un ambito più ‘mistico’ con il folk di “The Secret Wood Tales” degli ex Visioni Gotiche, Roby Tav e Tiziana Radis. Che dire? I momenti migliori sono quelli che ricordano piú da vicino gli Ataraxia, non ci sono dubbi. Quando fa capolino l’elettronica i nostri lasciano intravedere grandi cose per il futuro. Chi apprezza certe sonoritá puó avvicinarsi senza problemi. Bravi i Desert Wizards con il loro a hard rock che strizza l’occhio ai Black Sabbath di “Never Say Die”. Forse la produzione poteva regalarci dei suoni più potenti, ma va bene così. Andiamo adesso a dire anche quattro parole su alcune uscite non prodotte ma distribuite dalla label di Genova. Apriamo con i Graal, band romana attivissima da anni. “Legends Never Die” conferma l’amore dei nostri per il vecchio hard rock dei settanta a cavallo tra Uriah Heep, Deep Purple e qualcosa dei ‘Lizzy. In pratica il classico bel disco vecchia scuola senza pretese che fa sempre piacere sentire. Torna a farsi sentire il buon Jimi Barbiani con “Back On The Tracks”, ottimo disco di hard rock a tinte blues in cui il nostro non lesina alta classe. Bellissima la cover di “Superstition” di Stevie Wonder. I Ballo Delle Castagne sono una delle vere sorprese di questo lotto. Se volete un disco realmente devoto alle arti magiche ed ai culti oltretombali, “Kalachakra” lo dovete fare vostro. Tra il prog seventies e le incursioni più visionarie di Jacula e Rex, i Ballo Delle Castagne ci regalano la colonna sonora ideale per la notte del 31 ottobre! Chiudiamo con i Gudars Skymning ed il loro “Morka Vatten”. La band ci propone un discreto hard rock ben suonato e senza troppi fronzoli. Si ascoltano ma non fanno saltare dalla sedia. Ok ragazzi, l’operazione titanica è conclusa, ci si vede alla prossima! (Aldo Luigi Mancusi)

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Pubblicato il 21 aprile 2011, in Recensioni con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

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